Inflazione, Napoli (+0.9%) e la Campania (+0,4%) tra le città e le regioni con i maggiori rincari

162

Secondo i dati definitivi di novembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,2%. “Deflazione scontata, vista la caduta dei consumi dovuta al nuovo lockdown introdotto con il Dpcm del 3 novembre, che ha anche direttamente influito sul crollo dei prezzi dei trasporti, precipitati del 3,7% su base annua e dello 0,5% in un solo mese. Il crollo della domanda, purtroppo, non si interromperà nemmeno a dicembre e questo produrrà una gelata sui consumi di Natale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Nessuna ripresa nemmeno per via delle nuove regioni in giallo, visto che gli 80 mila negozi dei centri commerciali resteranno comunque chiusi nel weekend” prosegue Dona. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, la deflazione, comunque, consente una diminuzione della spesa annua complessiva di 113 euro, 200 per i soli trasporti, che però sono solo teorici visti i limiti negli spostamenti. Il carrello della spesa a +1,2%, invece, incide sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano un rialzo di 109 euro, di cui 97 per i soli prodotti alimentari” prosegue Dona. “Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il risparmio totale è di 97 euro, anche se il rincaro per le compere quotidiane è di 99 euro, di cui 88 per il cibo, per una famiglia media l’abbassamento dei prezzi si traduce in una riduzione del costo della vita di 73 euro, anche se 82 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona” conclude Dona.
Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e delle città, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, che con un’inflazione pari a +1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 318 euro. Al secondo posto Napoli, dove il rialzo dei prezzi dello 0,9% determina un aggravio annuo di spesa pari a 197 euro, terza Perugia, dove il +0,6% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 143 euro. In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione a +0,9%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 244 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,4% implica un incremento del costo della vita pari a 94 euro, terza la Campania (+0,4%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 80 euro.
Resi noti oggi i dati dell’inflazione delle regioni e delle città, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, che con un’inflazione pari a +1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 318 euro. Al secondo posto Napoli, dove il rialzo dei prezzi dello 0,9% determina un aggravio annuo di spesa pari a 197 euro, terza Perugia, dove il +0,6% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 143 euro. In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione a +0,9%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 244 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,4% implica un incremento del costo della vita pari a 94 euro, terza la Campania (+0,4%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 80 euro.