Ingegneri rilanciano l’idea dei presidi territoriali

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In foto Edoardo Cosenza, presidente dell'Ordine Ingegneri di Napoli

Rilanciare i presi’di territoriali contro il rischio idrogeologico. Questo l’appello di ingegneri e geologi riuniti a Castellammare di Stabia (Napoli) per il convegno “La gestione del rischio idrogeologico: criticita’ e prospettive”, organizzato dall’Ordine degli ingegneri di Napoli – presieduto da Edoardo Cosenza – d’intesa con l’Ordine Regionale dei geologi e con le associazioni locali delle professioni tecniche. L’appuntamento ha concluso il ciclo di tre incontri sul territorio vesuviano che aveva per tema “Convivere con i rischi naturali”, in cui sono stati analizzati anche i problemi connessi al rischio sismico e vulcanico come evidenzia una nota. Per fronteggiare il rischio idrogeologico – è stato ricordato – “fu sviluppato negli anni scorsi in Campania un progetto molto interessante: quello dei presi’di territoriali, da istituire in ogni Comune o accorpando centri più piccoli, che avrebbe impegnato anche professionisti. Il progetto si è poi fermato”. “Quello dei presidi territoriali è un progetto che va assolutamente ripreso – afferma Cosenza – per la sicurezza del territorio e soprattutto dei cittadini”. Nel 2014, in virtù di convenzioni stipulate tra la Regione Campania e gli Ordini professionali, era già partita la prima fase per la formazione di geologi e ingegneri da impegnare in queste strutture (una coppia per ogni presidio). “Avrebbero dovuto affiancare gli uffici tecnici comunali durante le emergenze legate a questioni idrogeologiche o sismiche”. Era un punto di partenza importante – è stato ribadito – per salvaguardare un territorio come quello campano in cui il rischio idrogeologico e’ elevatissimo, specie per la presenza di materiale piroclastico depositato dal Vesuvio. I professionisti riuniti a Castellammare, ingegneri e geologi, auspicano ora che il progetto venga ripreso e sviluppato. Cosenza ha, inoltre, ricordato che il rischio idrogeologico nella provincia di Napoli è strettamente connesso all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “In particolare la zona più esposta a colate di fango è proprio la costiera a Sud-Est del Vesuvio perché proprio in quell’area si depositarono – per effetto dei venti – enormi quantità di materiali piroclastici derivanti dall’eruzione di duemila anni orsono. Questi materiali, per nulla coesi, possono facilmente trasformarsi in colate di fango a causa di piogge anomale” conclude la nota.