Inizio d’ottava in progresso per i mercati asiatici

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Il punto. Il Ftse Mib segna -1,01%, il Ftse Italia All-Share -0,84%, il Ftse Italia Mid Cap +0,03%, il Ftse Italia Star +0,37%. 

Mercati azionari europei sotto la parità: DAX -0,3%, CAC 40 -0,5%, FTSE 100 -0,5%, IBEX 35 -0,7%. Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,4-0,5 per cento. 
Le chiusure della seduta di venerdì scorso a Wall Street: S&P 500 +2,03%, Nasdaq Composite +2,66%, Dow Jones Industrial +1,33%. 
Tokyo stamane guadagna ulteriore terreno con il Nikkei 225 a +0,90% dopo il +5,88% di venerdì. Positive anche le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a +0,50%, a Hong Kong l’Hang Seng a +1,36%. 
Euro in leggero recupero contro dollaro dai minimi della serata di venerdì a 1,0790 circa. 
EUR/USD al momento oscilla in area 1,0830.

Inizio seduta in leggero rialzo per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente cede 2bp allo 0,48%, quello del BTP scende di 1 bp all’1,57%. Lo spread sale di 1 bp a 109.


Borse asiatiche
I mercati asiatici aprono la nuova ottava in progresso, sull’onda della chiusura di venerdì scorso. A sostenere i corsi è il recupero del prezzo del petrolio: l’oro nero era andato in rally, come si ricorderà. A contribuire all’ottimismo dei mercati continuano a essere anche le indicazioni di Mario Draghi su possibili nuovi interventi in arrivo nei prossimi mesi da parte della Banca centrale europea che accendono la speranza che anche altri istituti, a partire dalla Bank of Japan (BoJ), seguano lo stesso percorso. “Va notato che la BoJ ha sempre deluso le aspettative del mercato per un ulteriore allentamento negli ultimi due mesi e ci sono più probabilità che lascino invariate le loro politiche”, ha però sottolineato al Wall Street Journal Angus Nicholson, analista di Ig Group. 
Lo stesso Haruhiko Kuroda, governatore della BoJ, parlando sabato a margine del World Economic Forum di Davos, ha dichiarato che valuterà diversi fattori, tra cui l’effetto delle turbolenze globali sulle aspettative d’inflazione in Giappone, per decidere se un ulteriore allentamento monetario sia necessario. Kuroda, tuttavia, non ha commentato l’ipotesi che la BoJ possa intervenire già nel meeting di questa settimana. Il risultato è stato comunque un progresso superiore all’1,5% per l’Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si è allontanato ulteriormente dai minimi dal 2011 toccati nella seduta di giovedì scorso.
Tokyo, che aveva chiuso con un rally l’ottava precedente, ha riaperto in progresso e il Nikkei 225 ha segnato un guadagno dello 0,90% al termine delle contrattazioni. 
Tra i singoli titoli, Japan Tobacco è stato il migliore dell’indice (con un progresso del 7,40%), dopo che il gruppo ha comunicato il rincaro dei prezzi dei suoi marchi core di sigarette. 
Takata è invece crollata del 9,79% dopo che venerdì la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa, l’autorità Usa per la sicurezza stradale) ha annunciato il recall di altri 5 milioni di veicoli equipaggiati con gli airbag difetto si prodotti dall’azienda nipponica che hanno già causato dieci incidenti mortali. 
Sul fronte macroeconomico, il ministero delle Finanze giapponese ha comunicato i dati relativi alla bilancia commerciale per dicembre che segnano il terzo mese consecutivo di declino per le esportazioni, scese dell’8% annuo contro il calo del 3,3% registrato in novembre e ben oltre il 7% di declino del consensus del Wall Street Journal. A Seoul, il Kospi ha registrato un progresso dello 0,74% in chiusura degli scambi.
Lo Shanghai Composite (che continua a scambiare sotto la soglia psicologica di 3.000 punti) era arrivato a guadagnare oltre l’1% per poi limitare allo 0,75% il suo progresso. Lo Shanghai Shenzhen Csi 300 ha virato temporaneamente anche in territorio negativo avvicinandosi alla chiusura per poi segnare un guadagno dello 0,50% al termine delle contrattazioni. Si attesta all’1,01% invece l’apprezzamento dello Shenzhen Composite. 
Performance decisamente migliore per Hong Kong: avvicinandosi alla chiusura l’Hang Seng guadagna intorno all’1,50% (mentre l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica, è in progresso di circa l’1%).

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in netto rialzo grazie al forte rimbalzo del prezzo del petrolio. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,33%, l’S&P 500 il 2,03% e il Nasdaq Composite il 2,66%. Nell’arco dell’intera settimana il Dow Jones ha guadagnato lo 0,66%, S&P 500 l’1,41% e il Nasdaq Composite il 2,29%. 
Nel corso della giornata sono stati comunicato alcuni importanti dati macro. L’Indice Chicago Fed National Activity nel mese di dicembre si è attestato a -0,22 punti, da -0,36 punti registrati nel mese di novembre. 
Markit ha reso noto che nel mese di gennaio l’Indice PMI Manifatturiero (stima flash) è salito a 52,7 punti dai 51,2 punti del mese precedente. La rilevazione di gennaio evidenzia un moderato miglioramento delle condizioni operative sebbene la lettura odierna rappresenti il secondo valore più basso da ottobre 2013 e si mantenga al di sotto del livello medio pari a 54,2 punti. Le vendite di abitazioni in corso sono cresciute a dicembre del 14,7%, a 5,46 milioni, rispetto al dato di novembre pari a 4,76 milioni. Il dato è risultato superiore al consensus fissato su un incremento dell’8,9% invertendo il trend negativo dei due mesi precedenti. 
Nel mese di dicembre, l’Indice Anticipatore (Leading Indicator), che misura l’andamento dell’attività economica statunitense nei prossimi 6-12 mesi, è diminuito dello 0,2% su base mensile, risultando inferiore alle attese degli economisti fissate su un calo dello 0,1%. La lettura di novembre era stata pari a +0,5%. 
Sul fronte societario sugli scudi il settore energetico. Il prezzo del greggio (Wti) + balzato del 9% a circa 32 dollari al barile. 
Apple +5 ,32%. Il titolo del gruppo di Cupertino è tornato sopra i 100 dollari dopo che Piper Jaffray ha consigliato di acquistare il titolo.
General Electtric -1,22%. Il conglomerato ha annunciato i risultati del quarto trimestre. L’utile è cresciuto a 6,28 miliardi di dollari (0,64 dollari per azione) contro i 5,15 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono aumentati dell’1,4% a 33,89 miliardi. Escluso il business finanziario in dismissione l’utile per azione si è attestato a 0,52 dollari su ricavi per 33,8 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,49 dollari su ricavi per 35,96 miliardi. 
American Express -12,16%. Il gigante delle carte di credito ha presentato piani per tagli dei costi per 1 miliardo di dollari entro il 2017 dopo avere registrato un crollo del 38% dei profitti netti nel quarto trimestre a quota 899 milioni di dollari, pari a 89 centesimi per azione. Risultato condizionato in negativo da 335 milioni di dollari di svalutazioni. L’eps rettificato si è attestato a 1,23 dollari, a fronte di ricavi in flessione del 7,6% a 8,39 miliardi di dollari. Il consensus di Thomson Reuters era per 1,12 dollari di utile e 8,34 miliardi di ricavi. Per l’attuale esercizio, il gruppo stima 5,40-5,70 dollari di eps, contro 5,41 dollari del consensus. 
A deludere, però, è stato l’outlook sul 2017, in cui AmEx si aspetta profitti per azione di almeno 5,60 dollari contro i 5,99 previsti dagli analisti. 
Sotheby’s +4,35%. La casa d’aste ha annunciato la sospensione del dividendo trimestrale con effetto immediato. La società ha deciso di rimpatriare utili realizzati all’estero per finanziare l’aumento del programma di acquisto di azioni proprie. Per il quarto trimestre è attesa una perdita per azione compresa tra 10 e 19 milioni di dollari a causa delle tasse connesse al rimpatrio degli utili. Escluse le poste straordinarie l’Eps è stimato tra 1,11 e 1,17 dollari contro i 0,84 dollari indicati dal consensus.

 

Europa
Le principali Borse europee dopo un avvio positivo hanno invertito la rotta e ora sono sotto la parità. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,2%, il Cac40 di Parigi lo 0,4%, il Ftse10 di Londra lo 0,1% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,6 per cento.
Sui listini del vecchio continente sono scattate alcune prese di beneficio dopo i forti rialzi delle sedute precedenti. Inoltre le quotazioni del petrolio sono tornate a scendere. Alle 10 ora italiana è stato annunciato l’indice Ifo tedesco (fiducia delle imprese) di gennaio: registrato in frenata a 107,3 rispetto a 108,6 (gli analisti prevedevano 108,4).

In serata, invece, è atteso un nuovo intervento del numero uno della Bce Mario Draghi.

 

Italia
Piazza Affari ha chiuso l’ottava in risalita, venerdì scorso, in scia al rimbalzo della vigilia. In chiusura l’indice Ftse Mib ha segnato un progresso dell’1,63% a 19.028 quota punti. 
Molto bene i testimonial del risparmio gestito con Anima e Mediolanum in rialzo rispettivamente del 6,68% e del 6,55%. 
Tra le banche chiusura positiva per Mps (+2,73% a 0,75 euro) ancora protagonista di una seduta altamente volatile dopo il +43% di ieri sulle attese per un accordo veloce in sede europea sulla bad bank. Finale di seduta con fitte vendite per Ubi Banca (-4,71%) e Banco Popolare (-5%). 
In spolvero Tod’s (+3,69% a 72,55 euro) sospinta dai riscontri trimestrali oltre le attese. Il gruppo della famiglia Della Valle ha chiuso lo scorso anno con ricavi in crescita del 7,4% a 1,03 miliardi di euro, mentre negli ultimi tre mesi del 2015 il dato si è attestato a 250,1 milioni di euro, con una crescita dell’11,4% rispetto al quarto trimestre del 2014. Riscontri positivi che hanno spinto gli analisti di Kepler Cheuvreux ad alzare il giudizio su Tod’s a buy dal precedente hold.

I dati macro attesi oggi
Lunedì 25 gennaio 2016
00:50 GIA Bilancia commerciale dic;
10:00 GER Indice IFO (fiducia imprese) gen;
10:00 ITA Fatturato industriale nov;
10:00 ITA Ordini all’industria nov;
11:00 ITA Vendite al dettaglio nov;
12:00 ITA Bilancia commerciale (non EU) dic;
12:00 GB Indice CBI Tendenza ordini industriali gen;
19:00 EUR Intervento Draghi (BCE).