Innovazione al primo posto

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Due novità per le reti d’impresa. È la fotografia scattata dal primo rapporto dell’Osservatorio sulle reti d’impresa realizzato da InfoCamere, RetImpresa-Confindustria e il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari.La prima novità riguarda i numeri di questo fenomeno che conferma un andamento crescente delle reti d’impresa a 10 anni dalla loro nascita. Il successo delle reti va ricercato nella versatilità dello strumento che ben si adatta al tessuto imprenditoriale italiano, composto perlopiù da piccole imprese che ambiscono a crescere ma senza rinunciare alla propria autonomia o subire influenze esterne al management quasi sempre familiare. Secondo i dati di InfoCamere aggiornati al mese di settembre 2019 i contratti di rete sono 5.863 e coinvolgono 34.766 imprese su tutto il territorio nazionale, evidenziando una crescita costante nel tempo. Nei 10 anni dall’inserimento del contratto di rete non c’è mai stata una flessione dell’interesse delle imprese.Il primato spetta al Lazio con più di 8mila imprese aderenti, il 26,4% del totale nazionale. Ampio il distacco che lo separa dalla seconda regione, la Lombardia, con 3.317 imprese, pari al 10,6% dell’universo in rete. Aggiungendo Veneto e Campania si supera abbondantemente (52,3%) la metà dei contratti di rete presenti in Italia. La seconda novità che emerge dallo studio è che sta evolvendo il motivo che sta alla base della scelta degli imprenditori di arrivare all’aggregazione. La rete si dimostra quindi uno strumento di politica industriale che segue i trend in atto nel mondo dell’economia e dell’impresa. Infatti le 327 reti che hanno partecipato all’indagine hanno indicato lo “sviluppo congiunto di progetti di innovazione” (16%) come il principale motivo di aggregazione. L’innovazione è fra i temi più recenti che ha sostituito i “vecchi” motivi del fare rete come la condivisione di costi e investimenti per la partecipazione a fiere oppure per l’internazionalizzazione e la ricerca industriale, must delle reti più “anziane”.A seguire, tra i motivi di collaborazione, risultano significativi anche l’esigenza di fare massa critica e aumentare il potere contrattuale nei confronti degli stakeholder (14%), l’interesse a partecipare a bandi di gara e appalti (11%), l’attivazione di strategie condivise di marketing (10%), la condivisione di acquisti, forniture e tecnologie (9%) e le politiche di brandizzazione della rete (7%).