Innovazione: De Felice, capitale umano e competenze ruolo chiave

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Parigi, 28 mag. (Labitalia) – “Il capitale umano e le competenze digitali hanno un ruolo chiave per attuale la ‘digital revolution'”. A dirlo il fondatore di Protom, Fabio De Felice, nel corso della sessione organizzata in occasione del Forum dell’Ocse del B20, il business forum delle ‘Confindustrie’ e dei business leader collegato al G20 in programma a Parigi oggi e domani. A De Felice quest’anno Confindustria ha assegnato il ‘Premio imprese per innovazione’ per aver investito con successo in ricerca e innovazione, riconoscimento istituito dalla presidenza del Consiglio dei ministri su mandato del Presidente della Repubblica. Inoltre, Protom è entrata nel 2017 in Elite, il programma di Borsa Italiana e Confindustria per le imprese ad alto potenziale, per supportare il suo percorso di crescita legato a innovazione e internazionalizzazione. Con cuore operativo in Italia a Milano e Napoli, uffici in Francia, e Brasile, Protom è un’azienda di consulting e system integration.

“Rispetto alle Recommendation sviluppate nel 2017 dal B20 Germany – spiega De Felice- quest’anno un ruolo centrale è stato assunto dal tema delle competenze digitali. Relativamente ad esse, è stato rilevato attraverso un sondaggio della European commission, che ad oggi il 44% della popolazione europea non possiede le skill di base. Si tratta di un segnale allarmante, che va immediatamente affrontato attraverso l’implementazione di importanti investimenti sul capitale umano e sulla formazione”.

“Il gap segnalato -avverte- nasce dalla summa di due diversi aspetti: da un lato, è necessario operare sui giovani, nuove leve del mercato del lavoro, per le quali l’acquisizione di competenze digitali dovrà diventare parte del percorso di formazione scolastica, sin dalle elementari. Dall’altro lato, ci si dovrà concentrare sull’aggiornamento di skill e competenze per coloro i quali sono già nel mondo del lavoro. E’ questa una tematica di vitale importanza, dirimente rispetto alla possibilità di ridurre ineguaglianze sociali e disoccupazione. La conversione e l’aggiornamento delle competenze, pertanto, dovranno essere rivolte primariamente a chi ne ha più bisogno: le piccole e medie imprese, i disoccupati e chi vive in aree rurali o caratterizzate da importanti barriere infrastrutturali”.

“Il B20 -sottolinea- rappresenta la voce del settore privato e dell’imprenditoria all’interno della comunità del G20, fornendo prospettive pratiche e generando nuove idee sui temi da quest’ultimo individuati come sfide globali. L’operato del B20 si caratterizza per l’impegno alla cooperazione nello sviluppo di concerete proposte di policy, con l’obiettivo di generare innovazione e occupazione, sostenere la crescita e lo sviluppo economico. Il processo avviene attraverso la formazione di taskforce di imprenditori che, dopo un percorso di dialogo di circa 7 mesi, rilasciano un piano di ‘Recommendation’ indirizzato ai leader del G20”.

“Il B20 Argentina, il cui chairman è Daniel Funes de Rioja, è impegnato nel proseguire il lavoro avviato negli anni precedenti -ricorda De Felice-su tematiche quali crescita economica ed infrastrutturale, trade&investement. Accanto questi temi, sono stati sviluppati dei focus sui punti più sfidanti del prossimo futuro: la malnutrizione di una popolazione in crescita come quella mondiale e le nuove opportunità per il futuro mercato del lavoro offerte dalla Quarta Rivoluzione Industriale”.

“E’ inoltre da sottolineare -spiega Fabio De Felice- come i processi di digitalizzazione costituiscano uno strumento di empowering economico e sociale in special modo per le donne, per le quali l’acquisizione di nuove competenze può giocare un ruolo chiave nell’affermazione professionale. Relativamente al tema della industria 4.0, superata la fase di definizione delle nuove tecnologie abilitanti e dei miglioramenti infrastrutturali, ci si va sempre più concentrando sulla necessità da parte dei governi di predisporre gli incentivi adeguati per l’implementazione di questo che è stato definito come un nuovo ecosistema produttivo. Particolare attenzione è stata data alla dimensione della condivisione, sia in termini di informazioni (soprattutto in ambito cybersecurity) sia in termini di standard internazionali da applicare in maniera univoca”.

“Purtroppo -continua De Felice- le tecnologie 2G non sono sufficienti ad implementare processi di digitalizzazione su vasta scala e, di conseguenza, raccoglierne i benefici che ne derivano. Pertanto, le linee guida delle ‘Recommendation’ in tal senso promuovono strategie digitali in linea con la Connect 2020 Agenda, che puntino a un abbassamento dei costi dei servizi di providing. Inoltre, sarà fondamentale la creazione di standard globali per la connettività, che possano favorire, tra le altre cose, l’allineamento di imprese e governi relativamente ai temi della cybersecurity. Come negli anni precedenti, un’attenzione particolare è dedicata nel B20 alle piccole e medio imprese, per le quali sarà necessario operare innanzitutto affinché recepiscano e abbiano coscienza dei benefici che possono derivare dall’implementazione di tecnologie all’avanguardia. Un ruolo chiave, in tal senso, lo hanno i sistemi di networking, che inducono al confronto e alla condivisione”.

D’altra parte, dice, “l’importanza della condivisione è un presupposto ineludibile anche dal punto di vista delle nuove forme di commercio digitale, per le quali sarà necessario supportare la creazione di standard per la protezione dei dati e della privacy”.

“In questo ambito, inoltre, un ruolo chiave secondo il B20 verrà ricoperto dal Wto, il quale dovrà incoraggiare al proprio interno l’utilizzo di best practice relative al commercio digitale. Le imprese auspicano una riduzione delle barriere e la promozione dei meccanismi più efficienti di trasferimento dati, in particolare attraverso la creazione di policy di e-commerce interoperabili e non discriminatorie, che possano operare indipendentemente dai confini geografici e politici”, conclude.