Innovazione e arte, la sindrome di Stendhal? Ora è questione di gigapixel

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Una tecnica fotografica ad altissima risoluzione ed un visore multimediale grazie ai quali ogni singolo particolare di un’opera d’arte può essere ingrandita, scoprendo dettagli altrimenti invisibili a occhio nudo. Una innovativa operazione di digital imaging che testimonia come arte e tecnologia possano collaborare in maniera proficua quella messa a punti da Haltadefinizione, tech company entrata dal 2017 nel mondo della Panini Editore e specializzata nella digitalizzazione di beni culturali, prima società al mondo a pubblicare, nel 2006, una foto da 8,6 gigapixel di un’opera d’arte (la Parete Gaudenziana di Varallo), superata già l’anno successivo da una ripresa da 16,1 gigapixel del Cenacolo di Leonardo, rimasta per anni l’immagine digitale più grande del mondo mai realizzata. Se prima l’ottica era volta per lo più alla conservazione ed al restauro, lo sviluppo di nuove tecniche digitali ha reso chiaro che questa collaborazione può giovare enormemente anche alla promozione dei patrimoni artistici, la cui fruizione a distanza sta diventando un elemento essenziale, importante quasi quanto la visita nei luoghi fisici delle collezioni. Ecco quindi l’ultima impresa che si può ammirare nel sito web di Haltadefinizione. Un viaggio tra dettagli, sguardi e simboli dei capolavori di Raffaello custoditi nell’Accademia Carrara di Bergamo, resi accessibili in gigapixel. Tra di essi lo Sposalizio della Vergine, capolavoro che segna definitivamente la maturità del grande urbinate, ma anche il dipinto del San Sebastiano, opera giovanile (datata intorno al 1503) in cui l’artista sceglie di rappresentare il santo attraverso un’iconografia insolita: non martirizzato dalle frecce ma avvolto da eleganti vesti decorate e con in mano il dardo simbolo del suo martirio. L’espressione di grande dolcezza del viso, la minuzia dei preziosi ornamenti delle vesti, la capacità quasi miracolosa di gradazione della luce che avvolge la figura in un’atmosfera sognante, sono esaltati nella galleria virtuale di Haltadefinizione degna di una vertiginosa esperienza alla “sindrome di Stendhal” visto che in essa sono digitalizzati anche altri vertici pittorici di Raffaello come la Fornarina (dal romano Palazzo Barberini), il Miracolo degli Impiccati (dal Palazzo Reale a Pisa) e la Madonna del Cardellino (dagli Uffizi di Firenze). Ma non solo Raffaello.
La chiusura forzata causa lockdown ha spinto la Galleria dell’Accademia di Firenze ad offrire all’esperienza della resa in gigapixel di oltre 50 delle sue opere custodite, tra cui il Ratto delle Sabine di Giambologna e dipinti di Perugino, Lippi, Botticelli, Pontormo, Bronzino e molti altri per ritrovarsi, seppure virtualmente, avvolti dalle meraviglie del Rinascimento italiano. Una image bank in cui mostre, libri, riviste, siti web, giornali, televisione e cinema offrono un nuovo approccio all’arte e alla sua valorizzazione, diventato un punto di riferimento per soprintendenze, musei ed istituzioni al servizio di interventi sia nell’ambito della conservazione, a supporto delle indagini scientifiche di restauro, sia nell’ambito della valorizzazione. Un archivio unico nel mondo dell’arte che cresce costantemente grazie alla continua ricerca di soluzioni sempre più avanzate che hanno permesso negli anni ad Haltadefinizione di sviluppare rapporti e collaborazioni consolidate con importanti enti e realtà museali non solo in Italia – come le Scuderie del Quirinale, il Cenacolo Vinciano, Brera, la Cappella degli Scrovegni – ma anche all’estero, con nomi come la National Gallery di Londra, la Bank of America Merrill Lynch, il National Geographic Society, il Teatro dell’Opera di Metz, le Università del Michigan e del Minnesota, il Teylers Museum dei Paesi Bassi, la francese manifattura di Aubesson.