Innovazione, in Campania la stalla per bufale a impatto zero

170

Una nuova linea tecnologica che parte dal benessere animale per offrire prodotti di alto livello qualitativo e di sicurezza, e che, proprio grazie ad un controllo degli animali e della loro alimentazione, riesce anche a diminuire l’impatto ambientale dell’allevamento. È la mission del progetto Transfer, sperimentato dalla società agricola Lenza Lunga a Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta. Tutto nasce dalla collaborazione tra Lenza Lunga, l’Università degli Studi di Napoli Federico II con il CeSMA (Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati), il dipartimento di Medicina Veterinaria e produzione animale della Federico II e la società Gematica, con il supporto di TecUp e Knowledge For Business.

La sinergia ha permesso di sperimentare una Smart Farm bufalina perfettamente tecnologizzata grazie a sensori disseminati nella stalla e robot, con cui vengono automatizzate tutte le azioni necessarie per la cura e la manutenzione dell’allevamento. Le bufale spontaneamente decidono di andare nella zona di mungitura dove un robot in automatico inizia e finisce le operazioni in base a parametri controllati dai sensori. Gli stessi meccanismi vengono utilizzati per il cibo e la pulizia della stalla.

“La nostra è un’azienda di famiglia dove l’attività bufalina si svolge dagli anni Cinquanta – racconta Giuliano Cacciapuoti, amministratore di Lenza Lunga –. Dal 2000 con mio fratello abbiamo iniziato una fase di sviluppo per il miglioramento e il benessere animale con un occhio di riguardo all’innovazione tecnologica”. Così la famiglia Cacciapuoti ha portato avanti la tradizione di famiglia e locale con tutti i vantaggi che l’innovazione offre: “Le tecnologie migliorano il benessere delle bufale e questo le rende più produttive e in questo modo riusciamo anche a preservare il nostro territorio in termini di ambiente ed ecologia”.

La smart Farm di Lenza Lunga è un allevamento attento dal punto di vista energetico: “Presto saremo autosufficienti e abbiamo già un impianto di biogas con cui produciamo energia dal metano prodotto dalle deiezioni bufaline, senza immetterlo nell’atmosfera. Inoltre, abbiamo creato un prototipo su un robot di mungitura dove analizziamo tutte le fasi di vita dell’animale attraverso le analisi del latte e la respirazione dell’animale. Ogni volta che l’animale viene munto nel nostro robot gli viene fatto un check up completo: indicatori di stress, cortisolo, progesterone. E questo significa anche la certezza della bontà e qualità del latte”.

“Tutto si basa sul concetto di mungitura volontaria – spiega Gianluca Neglia, direttore del corso di laurea in Precision Livestock Farming (Zootecnia di precisione) della Federico II -. La stalla è divisa in una zona di riposo. Ogni volta che un animale si vuole spostare nella zona di alimentazione deve attraversare un percorso che è dotato di sensori che valutano da quanto tempo non è stato munto. Se sono passate almeno sei ore il cancello si apre in direzione del robot di mungitura. In caso contrario il cancello si apre verso la zona di alimentazione. La grande innovazione del Progetto Transfer è stata l’implementazione del robot di mungitura grazie ai sensori: nel robot c’è una termocamera che valuta lo stato di salute della mammella e inoltre un sistema di rilevazione delle emissioni di metano, e due centraline meteo, che valutano temperatura e umidità nella stalla che influisce sul livello di stress delle bufale”.

Con Gematica, capofila del progetto Transfer, è stata poi creata una piattaforma informatica all’interno della quale confluiscono tutti i dati provenienti dai diversi sensori. “Vantiamo molti sottosistemi che generano dei dati indipendenti – dice Vincenzo Reccia, responsabile tecnico di Gematica –. Gematica li ha messi insieme in modo tale da avere un unico pannello che evidenzia oltre la produzione giornaliera dell’animale, il suo stato di salute e in questo modo aggrega le informazioni di due sottosistemi indipendenti. Questo ci permette di dare uno strumento decisionale al produttore anche ad esempio per fronteggiare situazioni come la mastite dell’animale. Il dato dell’immagine termica con altri dati si può anche iniziare a predire un fenomeno che può verificarsi nella stalla”.

“Il progetto Transfer mira a evidenziare il ruolo delle tecnologie abilitanti nell’ambito del paradigma 4.0 nel settore dello smart farming e della zootecnia di precisione – conclude Leopoldo Angrisani, direttore CeSMA – In questo modo le attività possono avere una ricaduta importante con aspetti sia economici ma soprattutto di valorizzazione del mercato delle aziende che spingono in quella direzione. Il prodotto che ne deriva è certificato in maniera automatica e soprattutto può dare al produttore delle informazioni che può rivendere in maniera diretta sul mercato”.

Fondamentale per il progetto il supporto di Tec Up e Knowledge for Business che oltre ad aiutare i partner nella ricerca dei finanziamenti e nella gestione, ha contribuito alla valutazione del life cycle assessment, l’analisi del ciclo di vita del prodotto, il modo migliore per valutare la sostenibilità ambientale di un progetto.