Innovazione, lavaggio termico dei DPI: il “forno” made in Italy conquista gli Usa

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Camici, mascherine e altri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) monouso possono essere riutilizzati se “cotti” e sterilizzati in un innovativo forno “made in Italy”, sviluppato nei mesi scorsi dall’azienda Nilma SpA con il supporto tecnico-scientifico dei ricercatori dell’Università di Parma. Il progetto per un sistema di “lavaggio termico” dei DPI è stato selezionato di recente dall’ambasciata USA in Italia come una delle invenzioni più promettenti sviluppate da imprese del nostro Paese nel contrasto alla pandemia ed è per questo stato ammesso al programma “Invest”, che sostiene il settore privato italiano nella lotta al coronavirus con risorse del Governo degli Stati Uniti. I ricercatori del CIPACK hanno pensato di applicare un trattamento termico per decontaminare i DPI e renderli riutilizzabili in modo semplice, sicuro e rispettoso dell’ambiente, senza alterarne il grado di protezione. L’idea nasce all’interno del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma dove il Direttore, Antonio Montepara, ha creato un gruppo di lavoro multidisciplinare per trovare soluzioni innovative e immediatamente implementabili per far fronte all’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Nilma, azienda leader nella produzione di attrezzature per grandi cucine e industrie alimentari, che da anni collabora con il gruppo di Impianti Industriali Meccanici dell’Università di Parma, ha riconosciuto la validità dell’idea e ha presentato la richiesta di finanziamento all’interno del bando regionale. “Grazie al nuovo armadio termico sarà possibile garantire una maggiore disponibilità di DPI presso le strutture ospedaliere e le RSA, grandi e piccole, a beneficio della sicurezza degli operatori e dei pazienti, e si riducono parallelamente i rifiuti e il dispendio in materiale monouso”, ha spiegato Andrea Volpi, responsabile scientifico del progetto per CIPACK. “Con il nostro apporto tecnico e produttivo potevamo dare un contributo concreto alla lotta contro Covid-19, così il nostro ufficio tecnico ha sviluppato il progetto, e, grazie anche alla sovvenzione regionale, è nato Safer 10”, ha ricordato Alberto Nobili, Managing Director di Nilma. “Si tratta di un sofisticato apparecchio termico con un preciso controllo termostatico che, con il calore prodotto da due fonti distinte, riscalda i DPI senza danneggiarli e distrugge invece il coronavirus: test condotti da laboratori certificati hanno evidenziato che, dopo 60 minuti di trattamento, non si rilevano più tracce di coronavirus”. “I ricercatori del CIPACK – ha osservato Roberto Montanari, direttore del Centro – si confermano protagonisti dell’innovazione in Emilia-Romagna, questa volta in un settore a fortissimo impatto sociale come quello della prevenzione del coronavirus; nell’ambito dello stesso programma regionale con cui è stato finanziato il progetto Nilma, abbiamo infatti ottenuto un’altra sovvenzione per studiare e realizzare una macchina per il confezionamento di gel disinfettante in bustine monodose per l’azienda V-Shapes di Calderara di Reno, sotto la responsabilità scientifica della nostra collega Federica Bianchi”. Al progetto del lavaggio termico hanno collaborato altri membri del CIPACK. In particolare Daniel Milanese, vicedirettore del Centro, e Corrado Sciancalepore, entrambi del gruppo di Ingegneria dei Materiali del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, che hanno verificato il mantenimento delle proprietà strutturali del materiale di cui sono costituiti i DPI dopo il trattamento termico. Il progetto del “forno” per DPI – prosegue l’Università di Parma – è stato ammesso al programma “Invest”, che sostiene il settore privato italiano nella lotta al coronavirus con risorse del Governo degli Stati Uniti. Beneficiarie di “Invest” sono 25 aziende italiane (di cui 9 emiliano-romagnole, 3 delle quali parmensi). “Invest” prevede un percorso individuale di 11 mesi di assistenza tecnica e consulenza specializzata fornite dallo studio Roncucci&Partners con l’obiettivo di rendere le aziende beneficiarie più competitive e maggiormente preparate ad affrontare le emergenze.