Innovazione, robot sempre più “umani” grazie al tatto e pochi dati

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Foto di HUNG QUACH da Pixabay
Riprodurre la destrezza della mano umana, adattandosi a oggetti di peso e rigidità diversi anche senza una lunga fase di addestramento, e’ una delle sfide centrali della robotica moderna. Un gruppo di ricercatori giapponesi ha ora sviluppato un sistema che consente ai robot di generare movimenti “umani” combinando il movimento e la sensibilità tattile, utilizzando quantità minime di dati. Lo studio, coordinato dalla Keio University Global Research Institute, e’ stato pubblicato sulla rivista IEEE Transactions on Industrial Electronics. Il lavoro affronta un limite chiave dei sistemi robotici attuali: la difficolta’ di adattare movimenti pre-addestrati a contesti dinamici, come la manipolazione di oggetti sconosciuti per peso, attrito o rigidita’. Mentre l’uomo regola istintivamente la presa grazie al tatto, la maggior parte dei robot fallisce quando le condizioni cambiano.
Per superare questo ostacolo, il team ha sviluppato un sistema adattivo di riproduzione del movimento basato sulla regressione a processi gaussiani, una tecnica in grado di modellare relazioni non lineari complesse anche con pochi esempi. I ricercatori hanno registrato movimenti di presa umani su oggetti con diverse caratteristiche e addestrato il modello a collegare le proprieta’ dell’oggetto – come la rigidita’ ambientale – ai comandi di posizione e forza generati dalla mano umana. In questo modo, il sistema riesce a ricostruire l'”intenzione motoria” dell’essere umano e a trasferirla al robot, che può così manipolare correttamente anche oggetti mai incontrati prima. “Sviluppare la capacità di manipolare oggetti comuni e’ essenziale se vogliamo robot davvero utili nella vita quotidiana”, spiega Takahiro Nozaki. “Il nostro approccio permette ai robot di rispondere in modo appropriato alle forze che incontrano, senza bisogno di enormi quantita’ di dati di addestramento”. I test sperimentali mostrano miglioramenti significativi rispetto ai sistemi tradizionali: l’errore medio nei movimenti di presa si riduce fino al 40% per la posizione e oltre il 30% per la forza, con prestazioni elevate anche in condizioni di extrapolazione, cioe’ al di fuori dei dati di partenza. Secondo il primo autore, Akira Takakura, “ridurre il fabbisogno di dati abbassa anche i costi dell’apprendimento automatico, rendendo questa tecnologia accessibile a piu’ settori industriali”. Le applicazioni spaziano dalla robotica assistiva e di supporto alla persona, fino a cucine automatizzate, logistica avanzata e ambienti industriali complessi. La capacita’ di trasferire abilita’ umane con pochi dati potrebbe rappresentare un passo decisivo verso robot piu’ flessibili, sicuri e realmente collaborativi.