Intelligenza artificiale, un viaggio senza mappe

125
Foto di Rox_buwa da Pixabay

Sin dai tempi antichi scienziati e filosofi, riflettendo ed investigando sulla natura dell’intelligenza, sulla struttura e sulla funzione del cervello umano, si sono chiesti se le macchine dispongano della facoltà di apprendere e ragionare correttamente, similmente agli esseri umani: in breve, se esse possano pensare. È questa la cornice che inquadra la storia delle idee sull’intelligenza artificiale, un lunghissimo fiume che scorre talvolta placido, talaltra impetuoso tanto da uscire dall’alveo e inondare i campi del sapere per poi sconvolgerne le mappe definite e consolatorie. Quando ciò accade, come oggi con il prorompere dell’intelligenza artificiale, a regnare sono un fecondo disordine e l’incertezza che va sopportata dovendo operare senza potersi più servire di quelle mappe.

Since ancient times, scientists and philosophers, pondering and researching the nature of intelligence, the structure and function of the human brain, have wondered whether machines have the faculty to learn and reason correctly, just like human beings: in short, whether they can think. This framework frames the history of ideas on artificial intelligence, a very long river sometimes flowing placidly, sometimes so impetuously that it emerges from the riverbed and floods the fields of knowledge only to upset the defined and consolatory maps. When this happens, as today with the bursting of artificial intelligence, what reigns is a fruitful disorder and uncertainty that has to be endured by having to operate without being able to use those maps.
piero.formica@gmail.com