Interpretazione come ti incollo il turista alle opere in mostra.

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C’era una volta un importante istituto bancario che, per vicende storiche ed economiche variamente assortite, fissò la propria sede napoletana in un importante palazzo seicentesco, la cui originaria spagnola proprietà fu poi sostituita dalla non meno nobile ma più nostrana casata Colonna di Stigliano. Proprio per l’attitudine al collezionismo d’arte di uno dei suoi antichi proprietari Giovanni Vandeneynden, e degli altri che nei secoli si avvicendarono, il palazzo non solo spesso ospitò opere di grandi artisti, ma fu proprio il luogo dove Luca Giordano, direttamente contattato da Giuliano Colonna, eseguì nel palazzo un ciclo di affreschi per abbellire gli ambienti interni. Uno scrigno d’arte trasformato nel tempo in cassaforte di patrimoni meno artistici ma di grande valore economico. La vocazione a forziere di ricchezze economiche ha finalmente cominciato la sua riconversione all’arte. Strategia economica? Illuminazione artistica? Un tempo accessibili solo a chi, avendo conti bancari di una certa sostanza, poteva accedere “ai piani alti” dell’edificio, opere di gran pregio guarnivano le pareti di sale e uffici. Finalmente oggi sono visibili a tutti. Gli spazi al piano terra e all’ammezzato di Palazzo Zevallos, sono stati destinati all’allestimento di mostre ed esposizioni. Era ora. C’era una volta “ il pane a chi non ha i denti”. L’arte, finalmente, non solo abita qui ma è a disposizione di chiunque voglia bearsene. In questo periodo gli spazi sono occupati dalle opere del pittore napoletano Salvatore Fergola, esponente di una delle famiglie d’artisti che hanno prosperato a Napoli. Padre, fratello, tutto il nucleo della famiglia Fergola vibrava sulle corde dell’arte e per molti era difficile dipanare il miscuglio di parentela: “Fergola? Il padre, il figlio…Quale dei due?”. L’accento è stato messo su Salvatore Fergola e sulle opere di questo “pittore di paesaggio della Real Casa di Borbone”. Ottima idea. Finalmente una mostra che non sia di un solito noto. Il riscontro di pubblico c’è, che vogliamo di più? Grandi e di valore lo studio e la capacità degli organizzatori. Massima l’ammirazione per l’opera di un artista capace di un metodo di produzione tale da tener dietro alle continue richieste del re. Un esposizione d’arte richiede però qualche accorgimento anzi, proprio tanti. Non basta attaccare su pannelli monocromatici opere aggregate con qualche criterio. Qualche tabellone per chiarire l’inquadramento storico, qualche didascalia, et voile! La mostra è fatta. Ancora una volta bisogna evocare le possibilità offerte dall’uso di una buona interpretazione. La suddivisione per periodi temporali o argomenti potrebbe essere sostituita da accostamenti per affinità di rappresentazione; in questo modo riuscirebbe a provocare riflessioni e confronti tra i diversi periodi della pittura dell’artista. La penombra sconfinante quasi nel buio in cui le opere attualmente navigano evidenziate da luci che non sempre giovano alle tele, potrebbero essere sostituite da luci d’intensità varia secondo il tema, dell’ambiente, di quanto l’artista intendeva evocare con la propria pittura. Il potenziale d’emozione suggerito dalle opere potrebbe dispiegarsi a piene ali con l’ausilio di un opportuno sottofondo musicale che sottolineasse la tranquilla sericità della luce della luna che si specchia a mare o l’agitazione di una burrasca. Registrazioni di voci e rumori dei diversi luoghi rappresentati e qualche indicazione a pavimento per segnalare il miglior punto d’osservazione dell’opera sarebbero piccoli correttivi che, con poca spesa, potrebbero esaltare l’esposizione. Quando un visitatore trova coinvolgente un esposizione, tende a superare i 90 minuti d’attenzione che normalmente, se interessato, riesce a dedicare a questo tipo d’attività. E’ al superamento di questa barriera temporale che deve mirare il gestore. Deve quindi mettere in campo non solo la semplice visione di un opera, deve, attraverso la sua interpretazione, suscitare emozioni. E tanto più bravo ed esperto è, tanto più riuscirà a incollare il visitatore alle opere esposte