Interpretazione e visione, un rapporto biunivoco non negoziabile. Anche nei parcheggi auto

125
(foto dal sito www.peterhalley.com)

Il parcheggio auto ad orario è oggettivamente un costo che incide non poco sui budget personali e familiari. Accordi e trattative fino quasi alla supplica senza ritegno per un posto dove liberarsi della propria auto per qualche ora. L’alternativa è quella della mosca prigioniera della carta moschicida. Quasi un colpo di fortuna: si lascia la macchina, ed anche un po’ di amor proprio, nei bui locali dei garage sotterranei, preziosi e spesso inaccessibili quanto caveaux di banca. Lo sguardo inflessibile dell’addetto, o il segnale luminoso aperto-completo, possono decidere della riuscita di una giornata lavorativa o di svago. Quindi non si bada a spese. E’ un mercato di cui si parla molto poco. In parte è determinato dalla poca pratica dei governanti a trovare la soluzione al problema. Come ignorare sistematicamente i poco leggiadri studi sugli standard urbanistici, che contemplano ferree regole per il calcolo del fabbisogno di parcheggi e autorimesse. Sic stantibus rebus, fraseggiò qualcuno quando gli uomini giravano in toga o in corti gonnellini che pendevano da sotto le corazze.
Tre, cinque anche sette euro l’ora ed una dittatura fatta di tempi di apertura e chiusura. Approcci quasi al confine con il lecito per ottenere uno sconto oppure il prolungamento d’orario: un quarto d’ora piccolopiccolo -lapregomiaspetti – gradisce un cioccolatino. E’ la città, baby. Il sintomo più evidente del successo di una zona commerciale, residenziale, universitaria o che. I parcheggi non sono mai abbastanza, anzi sono decisamente insufficienti. Domanda, offerta, prezzi. Economia formato basic. Sono costi però, non c’è giustificazione che tenga. Non sempre. Peter Halley, a Brescia, ha realizzato una installazione secondo il format Art Drive In e, in un garage, ha dipinto tutti i pilastri. Installazione di grande successo. Un espediente originale e creativo per far vivere l’arte in presenza, uno spunto interpretativo per una fruizione diversa di uno spazio adibito a garage. Luci appropriate e via. Columns in 10 Colors apre la pista ad una fruizione degli spazi garage che non solo potrebbero legittimare, anche agli occhi dell’automobilista più riottoso al pagamento, il costo alto del tempo di parcheggio, ma potrebbero dare l’opportunità di vivere per qualche minuto, all’interno di un opera d’arte. Vai col selfie in garage. Guarda la mostra dalla tua auto. Negli anni cinquanta il modello del drive in dilagò nel mondo portando il cinema in auto. Oggi la fruizione di una tipologia d’opera d’arte può esserne l’evoluzione. Parcheggiare l’auto e farsi suggestionare da un racconto immaginifico nel percorso verso l’uscita dalla inaspettata multisala underground, può avere ottimi riscontri economici per i gestori dei garages. Può aiutare i galleristi a trovare spazi speciali per le esposizioni e dare agli artisti una dimensione particolare, attraverso la quale esprimere il proprio universo emozionale. Può guadagnare un pubblico non più insofferente ai prezzi per il parcheggio, e trasformare i limiti imposti dalla esiguità degli spazi in uno stimolo al godimento della visione artistica. Potenzialità enormi con poca spesa. Alla base di tutto l’interpretazione.