Intervista al Prefetto: Napoli, il rispetto della legalità garantisce il futuro

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Trieste, nella qualità di Vice Commissario di Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia, Vibo Valentia, Modena, Reggio Calabria, ministero dell’Interno, Coordinatore del Comitato di Coordinamento per l’alta sorveglianza delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari, Venezia e infine Napoli. Sono molti e diversificati gli incarichi assunti dal prefetto Michele Di Bari che da poco più di un anno siede sulla poltrona di rappresentante dello Stato in un’area metropolitana vivace e complessa come poche.

Se dovesse scegliere, quale esperienza le torna più utile per svolgere il mestiere più difficile del mondo?

“Ogni esperienza è utile per affrontare lo spettro problematico di Napoli. Ma non bisogna esagerare. Questa città – che quest’anno festeggia i 2.500 anni di storia – mostra una resilienza unica per il carattere, la genialità, la creatività delle persone e per la sua posizione. Sempre con la schiena dritta, Napoli ha avuto molte dominazioni ma non è mai caduta. I mestieri difficili sono altri. Diciamo che il mio è molto articolato e nello stesso tempo esaltante. E ringrazio per l’opportunità che mi è stata data”.

Non può negare che esistano piaghe dolorose come quella di una criminalità che oggi si presenta anche col volto delle bande giovanili…

“La sfida è impegnativa. E noi la stiamo affrontando con attività di prevenzione che cominciano a dare frutti in zone una volta pericolose come la stazione centrale e le strade limitrofe. Abbiamo aumentato i servizi e le persone sul campo”.

È sufficiente?

“Le baby gang sono il risultato della caduta di valori che la famiglia, la scuola o la società più volenterosa oggi non riesce a fronteggiare. Abbiamo a che fare con le inquietudini più bieche. Qualche anno fa nessuno avrebbe mai pensato che il prefetto, attraverso le forze di Polizia che ringrazio, istituisse un tavolo permanente per contrastare la dispersione scolastica e adottasse unità cinofile antidroga all’ingresso delle scuole con metal detector per evitare l’uso dei coltelli”.

C’è ancora troppa impunità che incoraggia a delinquere?

“Direi il contrario. Oggi abbiamo centinaia di dispositivi di videosorveglianza che ci consentono di tenere sotto controllo larghe fette di territorio. Con grande sensibilità, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sta erogando finanziamenti per la sicurezza a molti comuni e, per tornare al capoluogo, con il sindaco Gaetano Manfredi e l’assessore Antonio De Iesu facciamo sistema. Possiamo dire che gli autori di reati sono individuati nell’arco di qualche settimana. Sul punto, desidero esprimere la mia gratitudine all’intera magistratura per il lavoro che con zelo professionale sta svolgendo”.

Funziona la collaborazione istituzionale? C’è qualcosa che può migliorare?

“Quando c’è chiarezza nella legalità i sindaci diventano proattivi, capaci di dare risposte alla popolazione. E di ascoltare, perché è importante non soltanto attuare tutti i giorni dispositivi di repressione, ma intercettare i bisogni sociali”.

Quanto conta avere un sistema urbano decoroso?

“Il tema della rigenerazione urbana è centrale. Molte amministrazioni, grazie ai fondi del Pnrr, si stanno dando da fare per migliorare il proprio ambiente e qui da noi abbiamo istituito una cabina di regia, presieduta dal viceprefetto Franca Fico, che sta conseguendo ottimi risultati. È chiaro che tutti gli interventi rivolti all’eliminazione del degrado e alla costruzione di un’ordinata convivenza sono i benvenuti perché spingono in direzione della legalità”.

Il caso Caivano insegna?

“Qui il Governo ha accettato una sfida che sta vincendo. E nel nuovo decreto sulle emergenze si parla anche di Secondigliano e Scampia. Si sta facendo molto, in periferia come al centro.
D’altronde, la visita a Caivano del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e del Sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, nonché di numerosi Ministri, dimostra l’attenzione con cui il Governo segue la città di Caivano dove svolge una meritoria opera pastorale Don Maurizio Patriciello”.

Per quindici anni, in passato, è stato presidente dell’associazione “Unione amici di Lourdes”. Come influenza questa sensibilità per il sociale il suo ruolo di prefetto?

“Si tratta di esperienze che cambiano la vita e che ti restano addosso come un vestito. Ancor oggi, per esempio, con Don Enzo Cozzolino mi capita di girare la sera tra i meno fortunati per cercare di comprendere la loro situazione e trovare soluzioni. Anche con Ciro Verdoliva e Giuseppe Galano, dell’Asl, stiamo facendo un lavoro straordinario per verificare le condizioni sanitarie che possono essere alla base del disagio”.

C’è un problema che non la fa dormire la notte?

“A essere sinceri dormo bene. Credo sia merito dell’educazione ricevuta dai miei genitori che si sostanzia in una massima di San Tommaso che ho fatto mia: Bonum faciendum, malum vitandum (si deve fare il bene per evitare il male). Questo non significa evitare i problemi perché il giorno dopo si presentano e devi essere in grado di affrontarli”.

Che cosa chiede ai cittadini e alle associazioni locali come contributo alla migliore amministrazione della cosa pubblica?

“Il mestiere del prefetto è capire con chi si ha a che fare e governare la complessità. La comunità non è una monade, occorre distinguere. Chiedo che ognuno di noi – persone fisiche e associazioni – abbia comportamenti coerenti con i principi di legalità. Questo è il farmacon, la medicina che guarisce”.

Come ha ricordato, Napoli compie 2.500 anni: era proprio necessario creare due comitati – uno locale, l’altro nazionale – per organizzare le celebrazioni?

“Per me è una nota positiva. Il comitato cittadino ha una visione più legata a Napoli, quello nazionale – promosso da due Ministri come Antonio Tajani agli Affari esteri e Alessandro Giuli alla Cultura – ha il compito di attirare sui tanti eventi in calendario l’attenzione del mondo potendo contare su ottantasei Istituti di cultura italiana nelle principali città del globo. Le iniziative dei due organismi non si sovrappongono e con il sindaco Manfredi c’è piena sintonia”.

Quali obiettivi vorrebbe raggiungere durante il suo mandato? E quale eredità vorrebbe lasciare?

“Un Prefetto dev’essere una persona tra la gente che abbia cognizione di quello che accade per poter intervenire in maniera tempestiva e appropriata. Il mio desiderio è che la cittadinanza possa arricchirsi giorno dopo giorno del senso di legalità che porta alla sicurezza e alla certezza che ci sarà sempre un futuro migliore”.