Intesa Confindustria-Cdp, focus a Napoli. Camilli: Rendere strutturale il Fondo di garanzia per le Pmi

27
in foto Angelo Camilli

Rendere strutturale il Fondo di garanzia per le Pmi e spingere sulla finanza alternativa. È la posizione espressa da Angelo Camilli, vicepresidente di Confindustria per Credito, Finanza e Fisco, intervenendo a Napoli alla tappa del roadshow Confindustria-Cdp “Insieme per il futuro delle imprese”. “In una fase di forte rallentamento della crescita, di crescente incertezza internazionale e di spazi di finanza pubblica limitati è essenziale rafforzare in modo strutturale gli strumenti che sostengono investimenti e accesso al credito per le imprese”, ha dichiarato Camilli.

La proroga al 2026 e i timori sul premio aggiuntivo

Secondo il vicepresidente di Confindustria, la conferma per il 2026 delle regole rafforzate del Fondo rappresenta “un segnale molto positivo”. In assenza della proroga, si sarebbe tornati a un impianto ordinario meno efficace, con un tetto di garanzia più basso e procedure più complesse. ,”Il Fondo è oggi uno strumento essenziale, soprattutto in una fase in cui la stretta regolamentare e i requisiti patrimoniali comprimono la capacità delle banche di erogare credito”, ha aggiunto Camilli, esprimendo però preoccupazione per l’ipotesi di introdurre un premio aggiuntivo a carico degli istituti che utilizzano in modo significativo lo strumento. Una misura che, secondo Confindustria, rischierebbe di spiazzare il credito alle imprese.

L’intesa Confindustria-Cdp e il focus sul Mezzogiorno

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali di Napoli, che ha definito strategica l’intesa tra Cdp e sistema Confindustria. “L’impegno del Gruppo Cdp a destinare alle imprese il 60% delle risorse investite nel triennio risponde all’esigenza di salvaguardare un patrimonio produttivo che rappresenta la colonna portante del Paese”, ha affermato.
Particolare attenzione è stata riservata al rilancio del Mezzogiorno e alla riduzione dei divari territoriali. Un orientamento che, secondo Jannotti Pecci, punta a valorizzare un’area in crescita ma che necessita di politiche e interventi capaci di dare continuità e accelerazione a un percorso strutturale di recupero del gap.