Intrigo internazionale

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In foto un gasdotto Gazprom (Imagoeconomica)

La questione sotto la lente d’ingrandimento degli italiani è sempre la crisi del gas. È questa la definizione semplificata dell’incaglio internazionale che da palla di neve che era quando ha iniziato a ruzzolare è diventata un’enorme valanga. La stessa è arrivata a una dimensione tale che a essere terrorizzati dalle dimensioni che continua a assumere, sono molti dei villaggi che sono a valle. Il fatto nuovo, sebbene annunciato per tempo, è il fermo totale dal primo di settembre e per tre giorni, del gasdotto Nordstream, l’arteria principale che, adagiata sul fondo del mar Baltico e tornando in superficie sulla costa tedesca, permette il transito della maggior parte del gas russo destinato all’ Europa. Il motivo ufficiale addotto da quella multinazionale per metà posseduta dal Cremlino, è la necessità di opere di manutenzione divenute improcrastinabili, addebitabili, stando alle comunicazioni ufficiali, quasi per intero alla impossibilità di reperire i ricambi a causa delle sanzioni. Tali argomentazioni sono state ritenute deboli dagli interessati da prima della loro diffusione formale. Gli stessi, insieme agli osservatori neutrali, ritengono che la manovra sia originata da ben altre e più inquietanti motivazioni. Tra di esse ne spicca una in particolare: far testare dal vivo all’ Europa quale sarebbe il disagio per essa se la loro fornitura di gas venisse sospesa totalmente e sine die.Il richiamo al governo a accelerare al massimo il varo delle norme per il contenimento dei costi energetici viene ripetuto, a oltranza e a dovuta ragione, in particolare dal presidente di Confindustria Bonomi. Questi sta evidenziando, con la emotività che genera una situazione del genere, che un fermo più o meno totale dell’attività produttiva dell’azienda Italia sarebbe a dir poco catastrofica. Come era prevedibile, la risposta delle altre parti sociali non ha fatto altro che corroborare quella conclusione e il Premier Draghi sta compulsando i suoi ministri a completare le misure in via di stesura riguardanti una serie di correttori dei costi energetici, in parte a favore del sistema produttivo e in parte alle famiglie. In più presto saranno trasformate in norme di legge le indicazioni dell’esecutivo alla popolazione volte a contenere i consumi energetici. Con gli scongiuri che il contesto richiede, lo scorso giovedì un altro importante avvenimento si è concretato a Roma ma interessa l’intero continente. Nella mattinata il Presidente Mattarella che, alla fine del colloquio, lo ha tenuto a colazione e nel pomeriggio il Premier Draghi, hanno accolto Il Presidente dell’ Azerbijan Aliyev nel corso della sua visita lampo. Una delle diverse soluzioni per allentare la dipendenza del Paese dalla fornitura di gas russo sarà possibile quando andrà a pieno regime il gasdotto TAV. Esso, poggiato sul fondo del mare al confine greco turco, attraversando il canale d’Otranto, riemerge in provincia di Lecce. Lo stesso, per importanza strategica, è il contraltare Mediterraneo di Nordstream. Il gas, che attraverso di esso giunge in Italia dall’Azerbaijan, potrebbe in parte proseguire verso il Nord Europa. Per completezza di informazione, sulla realizzazione di quella struttura insistono pesanti ritardi causati da una frangia di italiani. Sono quelli che esprimono un ambientalismo da salotto, probabilmente senza aver capito nemmeno a grandi linee la portata delle operazioni oggetto di contenzioso. Cosa fatta, capo ha, per la qualcosa è necessario uscire a galla… perché l’ intera situazione venga risolta tempestivamente. A tal punto si potrebbe intravedere, percorrendo la strada della diversificazione delle fonti di approvvigionamento, un happy end del problema onorevole ma così non sarà. La fornitura di gas da parte di quel paese, creerà un’ altra dipendenza dall’estero, seppure per un effetto di sostituzione. Il problema del reperimento di prodotti energetici potrà dirsi avviato a soluzione solo con il passaggio alle energie ottenute da fonti rinnovabili. Al momento tra le forze politiche c’è un modo di procedere al riguardo che ricorda le cantate dei galli all’alba: uno di essi inizia a cantare e gli atri che sono nei paraggi fanno lo stesso. La gente dei campi tenta di usarli come sveglia, asserendo che dove sono tanti i galli a cantare, non fa mai giorno. Intanto le ore, seppure non produttivamente, continuano a scorrere regolarmente.
L’ augurio è che, in un altro pollaio, quello della politica italiana, non si ripeta la stessa situazione.