Invertire il trend negativo a San Martino si può

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Dalle piccole alle grandi strutture espositive, dal più piccolo al più importante dei siti archeologici, a Napoli, in questo periodo, è tutto un rincorrersi di complimenti, inchini e inni all’appeal turistico ritrovato. Il numero di visitatori di qualsiasi struttura è esploso e, a prescindere dalle cause, godiamoci pure questo momento d’oro.

Vale però davvero per tutti i musei? Purtroppo no e i negletti non sono solo piccoli e sconosciuti, per i quali in fondo c’è sempre un attenuante. Il Museo della Certosa di San Martino sembra essere avvolto da un oscuro maleficio che, caso unico a Napoli, ha fatto riscontrare addirittura una diminuzione del numero di visitatori. E qui non si applaude. Da 140000, nel 2015 i visitatori registrati sono stati solo 138 682. Diciamolo pure: i 140 000 non erano certo da considerarsi una cifra vincente, specie perché riferiti a un museo grande, ricco di opere d’arte, esso stesso opera d’architettura e storia di grande importanza. La diminuzione non ha le dimensioni di un crollo ma ha un peso notevole se rapportata ai decantati successi di tutto l’apparato museale napoletano. Il Museo fu opera di Tino da Camaino che fu capo maestro della corte angioina. Qualche tempo fa fu organizzata una visita nei sotterranei del museo che costituiscono l’unica traccia dell’originario impianto angioino cui nel tempo si sono sovrapposte successive rielaborazioni compresa quella seicentesca di Cosimo Fanzago. Danneggiata nel 1799, restaurata nel corso dell’‘800, monaci che rientravano e poi abbandonavano il convento, truppe che nel tempo l’hanno abitata e poi militarizzata, la sola struttura edilizia del complesso dovrebbe vedere folle di visitatori sostare a lungo al suo interno alla scoperta delle emozioni che solo tanta storia può regalare. I due livelli dedicati non solo alla pittura ma anche alle navi, alle carrozze, ai presepi al teatro dovrebbero faticare a svuotarsi di turisti al tramonto, ed essere costantemente assediati dai visitatori durante le ore d’apertura.

E invece 140000 visite “nell’età miglior che non c’è più”. La Charter House a Londra, dopo la tanto sofferta riapertura, esaurisce continuamente le prenotazioni per le visite. Il problema esiste se il visitatore medio, quello non particolarmente preparato ma curioso e interessato, esauriti i tempi della visita si accalca, liberato dagli obblighi culturali, sul magnifico belvedere dal quale è possibile anche accedere alle vigne sottostanti. L’eccezione è l’allestimento dei vari modelli di imbarcazioni reali e il Caicco donato dal sultano turco Selim III a Ferdinando IV di Borbone . Qui adulti e bambini salgono sulle passerelle, sbirciano gli interni delle navi, e dopo guardano i disegni di progetto affissi alle pareti. Il differente atteggiamento del pubblico lampeggia come un neon di notte. Ancora una volta è evidente la necessità del coinvolgimento emotivo del pubblico, adeguato a diversi livelli di percezione: il livello tecnico, quello del gioco, quello della curiosità. Anche negli altri ambienti dovrebbero suscitare tanta attenzione. Lo straordinario Presepe Cuciniello potrebbe essere mostrato con un sottofondo di musica e qualche spot di luce che ponga in primo piano questo o quel particolare. L’esposizione delle opere di Andrea Vaccaro, Caracciolo, Artemisia Gentileschi, Micco Spadaro e Massimo Stanzione se scandita da musica e luci ed organizzata in un percorso, che non è una semplice sequenza, potrebbe essere notevolmente più emozionante. Negli spazi aperti, e nei chiostri ci sono alcuni antichi pozzi. Perché non sfruttare la leggenda della moneta gettata nel pozzo nelle notti di luna piena per programmare aperture notturne? Storditi da un quotidiano non certo rilassante, i visitatori potrebbero non solo godere della pace della luce e del panorama del sito ma potrebbero restare conquistati da avvincenti vicende storiche narrate attraverso opere d’arte sapientemente esposte, sfruttando magari anche i sotterranei finalmente riaperti a una fruizione quotidiana.