Investimenti da energia verde per 120 miliardi

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Nei prossimi anni sarà ancora più forte l’esigenza di contrastare i cambiamenti climatici e avviare un percorso globale di decarbonizzazione dell’economia, come emerso dalla Conferenza sul Clima di Parigi e come la salvaguardia del nostro pianeta ci impone. L’Unione europea è già in campo e prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 40% e aumentare la generazione rinnovabile e l’efficienza energetica fino al 32%. Per inseguire questi ambiziosi obiettivi, è necessaria una strategia di sviluppo efficiente per il periodo 2021-2030, che colleghi ambiente, sicurezza energetica, investimenti e crescita industriale.
Il nostro Paese, contrariamente a quanto si pensi, ha già raggiunto e superato gli obiettivi previsti al 2020, con il 17% di energia da fonti rinnovabili. Adesso l’Europa ha alzato ancora l’asticella con un’ulteriore sfida. L’Italia dovrà raggiungere il 29,7% al 2030.
Per le imprese e per l’Italia può essere un’occasione di crescita, oltre che di miglioramento ambientale a condizione però di guidare il processo verso il mercato e la competizione sviluppando una filiera italiana.
In questo scenario Confindustria ha realizzato il Libro Bianco, stimando che, per raggiungere i nuovi obiettivi sulle fonti rinnovabili, dovranno attivarsi fino a 68 miliardi di euro di investimenti nel settore elettrico e 58 miliardi nel settore termico, senza contare la grande domanda legata alla mobilità sostenibile. Un volano di crescita di 126 miliardi di euro che, se venisse interamente soddisfatto dal sistema manifatturiero italiano, porterebbe – nei 13 anni del periodo 2018-2030 – benefici stimabili in un incremento del valore della produzione industriale di 226 Mld€, l’occupazione di 1 milione di lavoratori e un incremento del valore aggiunto per le aziende di 73 Mld€.
Si tratta di una quota di investimenti importante che dobbiamo essere in grado di intercettare e gestire verso lo sviluppo di una filiera italiana, con politiche che incentivino la concorrenza e il mercato. Il sistema industriale italiano deve fare i conti con un gap negativo di costi dell’energia rispetto ad altri paesi europei, a cominciare dalla Germania (30% in più).
Però l’investimento nelle rinnovabili potrebbe avere effetti positivi anche sul prezzo dell’energia: la bolletta media potrebbe scendere al 2030 intorno ai 12,6-13,1 c€/kWh. Anche in caso di aumenti considerevoli del gas, le fonti rinnovabili limiteranno gli effetti moltiplicativi sulla bolletta elettrica.
È quindi importante collegare la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili all’evoluzione tecnologica per garantire un efficiente uso delle risorse impiegate nel sistema e un efficace costo per gli utenti finali. Le imprese italiane sono pronte.