Ippodromo d’Agnano: nuovi abbinamenti e tornerà a vincere

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Ippodromo. Ed è subito evocazione. Basta la parola, sentenziava una pubblicità della televisione in bianco e nero.  Eleganti cappellini, alta società, occhiate maliziose all’ombra dei ventagli, il brivido della scommessa. Ed ovviamente lo sport. Dall’eleganza di Ascot alle mandrakate romane di Gigi Proietti, all’ippodromo di Agnano. Qui ogni anno il barlume di mondanità accende qualche pomeriggio primaverile, raccogliendo tutti quelli che hanno ancora voglia di sentirsi parte di un bel mondo, un po’ frivolo ma tanto tanto chic. Purtroppo dopo il bagliore di un giorno speciale, una quotidianità più spenta avvolge la grande struttura che cerca di autosostenersi ma che di fatto ha rinunciato al ruolo culturale che questi impianti regalano alle città che li ospitano. Non sono paroloni al vento. L’ippodromo ha antichissime origini, un pedigree importante per la funzione che la struttura rivestiva nella società fin dai tempi più antichi.
A Costantinopoli l’ippodromo fu culla di una sanguinosa sommossa contro l’imperatore Giustiniano, in Grecia e a Roma, in tempi lontanissimi, si svolgevano le corse di bighe e quadrighe.
Durante le Olimpiadi antiche s’incoronava vincitore non l’auriga, ma il proprietario del cavallo. Epoca che studi usanze che trovi.  L’ippodromo d’Agnano fu inaugurato nel 1935. Si sviluppa su un area di 48 ettari e può ospitare 16000 persone. Bene, benissimo, tutti all’Ippodromo. Aria buona, attività sportiva, ristorante, e tante possibilità d’intrattenimento. Oggi più che mai potrebbe essere uno dei luoghi più frequentati della città senza pericolo di perniciosi affollamenti. Eppure. Sebbene le corse dei cavalli siano attive tutti i giorni, e l’Ippodromo sia sede di alcuni grandi eventi sportivi, oggi continua ad essere una bella promessa mai mantenuta. Parafrasiamo pure: gestione, dolce chimera sei tu. L’evoluzione riguarda tutto e tutti. Darwin lo ha codificato: chi non si evolve muore.  Nell’antica Grecia l’ippodromo non era una costruzione: campi delimitati, con qualche costruzione di secondaria importanza. Si è evoluto presto in qualcosa di molto simile alle strutture dei nostri tempi La capacità di rinnovarsi restando fedeli alla tradizione si materializza in Inghilterra dove ogni ippodromo ha collegato al proprio calendario di corse un programma di visite guidate ed esperienze all’intorno. Un concorso ippico ed una visita alle terme romane di Bath oppure un tour a Stonehenge. In Francia, L’ippodromo di Carrè de Soie, nuovo ippodromo regionale di Lione, ha invece puntato tutto sulla tecnologia per l’illuminazione: attrezzatura specifica per l’alta diffusine per la TV, riflettori speciali adatti a disperdere poca luce, e riduzione dell’abbagliamento.
Ascot detiene lo scettro, e ci mancherebbe, dell’ippodromo dell’Élite Reale.  Il pubblico è diviso tra i Royal Enclosure, quasi inaccessibile, il Grandstand Admission, dove si ammirano i cappellini più eccentrici, e il Silver Ring il settore più economico e meno formale.  La fiera delle vanità. La società e le sue contraddizioni. Il caro Thackeray.
L’ippodromo di Agnano, sfruttando il desiderio di eleganza, che in occasione del Gran Premio di Agnano e qualche altra grande manifestazione sportiva ha manifestato il pubblico, e sotto il faro interpretativo offerto da Ascot, potrebbe offrire i suoi grandi spazi per tutte le grandi manifestazioni di moda. Una convenzione con la Camera della moda. Magnifico, molto italiano, con radici internazionali. Why not, by Giove. Ippodromo e moda. Cavalli ed eleganza. Un binomio vincente per due simboli della capacità e versatilità dell’imprenditoria italiana. Parbleu.