Iran al voto

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Teheran, 21 feb. (Aki) – Seggi aperti in per eleggere i 290 deputati del Parlamento e sette membri dell’Assemblea degli Esperti. Tra i primi esponenti della Repubblica islamica a votare l’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema, che ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti al seggio numero 110 di Teheran.

L’ayatollah ha fatto un nuovo appello al voto, sottolineando che “chi ha a cuore l’interesse nazionale deve partecipare alle elezioni” e ribadendo che “votare è un dovere religioso”. L’orario di apertura dei seggi è dalle 8 alle 18 (dalle 5.30 alle 15.30 ora italiana), ma in tutte le precedenti elezioni le autorità lo hanno esteso per permettere una maggiore affluenza. I risultati nelle province più piccole dovrebbero essere disponibili sabato, mentre per le grandi città potrebbero essere necessarie almeno 72 ore.

La Repubblica islamica sta attraversando una delle fasi più difficili dalla rivoluzione del 1979. L’economia è in caduta libera, le tensioni con gli Stati Uniti sono ai massimi storici, l’accordo sul nucleare (Jcpoa), sul quale la presidenza Rohani aveva puntato tutte le sue fiches, vive una lenta e inesorabile agonia. Come se non bastasse alla fine dello scorso anno l’Iran è stato scosso da imponenti manifestazioni contro il caro-carburante. Un quadro che con ogni probabilità aprirà la strada al ritorno al potere dei conservatori.

Guidati a Teheran dall’ex sindaco della capitale ed ex candidato (sconfitto) alla presidenza, Mohammad Baqer Qalibaf, la loro vittoria appare scontata per molti osservatori. L’esclusione di moltissimi candidati riformisti per mano del Consiglio dei Guardiani, l’organo che ha potere di veto sulle candidature, ha spinto a fare appello al boicottaggio diverse voci riformiste come Mostafa Tajzadeh, ex vice ministro nel governo di Mohammad Khatami.

Secondo i media iraniani, 7.148 candidati sono stati ammessi, mentre 7.296 sono stati squalificati e si calcola che per 160 dei 290 seggi a disposizione ci saranno solo candidati conservatori in lizza.

Se sul risultato finale restano pochi dubbi, altri sono i punti interrogativi alla vigilia del voto. Il più grande riguarda l’affluenza alle urne, vero e proprio banco di prova per un sistema che su questo dato basa la sua legittimazione. Alle ultime elezioni parlamentari del 2016 l’affluenza è stata del 62%, più o meno in linea con quella delle precedenti consultazioni per il rinnovo del Majlis. Sull’affluenza, tuttavia, potrebbe incidere il fattore coronavirus. In Iran, infatti, da mercoledì si contano i primi contagi, in particolare a Qom, con un bilancio già di due morti.

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