Irritazione Mattarella

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Roma, 23 apr. (Adnkronos) – – L’occasione per ribadire, non senza una malcelata irritazione, che “a distanza di quasi due mesi dal 4 marzo, va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all’Italia”. E anche per rivendicare puntigliosamente la linearità e la trasparenza del percorso fin qui seguito per arrivare alla formazione di un nuovo governo. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, scrive un nuovo capitolo di una crisi che sembra complicarsi ogni giorno di più, conferendo un mandato esplorativo anche al presidente della Camera, Roberto Fico. Una tappa di un itinerario che si è svolto e si svolge nelle sedi previste dalla Costituzione, quindi anche attraverso quelle consultazioni che non rappresentano un mero rituale, ma al contrario il momento in cui si determina la verifica concreta e trasparente delle diverse soluzioni effettivamente praticabili.

E prima nei due cicli di colloqui di Mattarella al Quirinale e poi in quelli della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sono emerse indicazioni delle quali il Capo dello Stato ha preso necessariamente atto: la volontà del centrodestra di dar vita ad una maggioranza di governo con il Movimento 5 stelle, rivendicandone legittimamente, dati elettorali alla mano, la guida; l’impossibilità di dar seguito concretamente a questa ipotesi, peraltro la più forte in Parlamento, vista la disponibilità di M5S di allearsi soltanto con la Lega e l’intenzione di quest’ultima di non staccarsi da Fi e Fdi.

Sfumata quindi questa possibilità, Mattarella ha comunque “atteso altri tre giorni per registrare eventuali novità pubbliche, esplicite e significative nel confronto tra i partiti. Queste novità non sono emerse”, di qui la chiamata per Fico, invitandolo a verificare la possibilità di un’intesa tra M5S e Pd.

Questo perché i Cinquestelle costituiscono il secondo schieramento parlamentare, che si è dichiarato disposto ad un accordo con la Lega, fino ad oggi risultato impraticabile, oppure con il Pd. Mattarella continua quindi a lasciare che i partiti scrivano sulla pagina bianca apertasi con le elezioni del 4 marzo.

Ma proprio perché sono ormai passati quasi due mesi da quella domenica, pretende che lo facciano presto, perché il Paese, come ha affermato pubblicamente al termine del secondo ciclo di consultazioni, ha bisogno di un governo nel pieno dei poteri.

Ora attenderà che giovedì Fico salga nuovamente al Colle per riferire l’esito di un’esplorazione che, come affermato uscendo dallo studio della Vetrata, partirà “dai temi e dal programma per l’interesse del Paese”, nell’ambito del perimetro di una ipotetica alleanza tra M5S e Pd.

A meno che nel frattempo, nel confronto tra i partiti, non emergano le soluzioni prospettate in queste settimane ma risultate impraticabili alla prova dei fatti o mai ipotizzate, come l’ipotesi di un accordo tra centrodestra e Dem.

Linearità e trasparenza continueranno a ispirare l’azione del Capo dello Stato, che in modo maieutico, un passo dopo l’altro, sollecitando i partiti e seguendo le loro indicazioni, cerca di poter arrivare a tenere a battesimo un governo.

Perché la finestra per elezioni a giugno si sta chiudendo ed un voto ad ottobre, con rischio di un nuovo risultato senza vinti e vincitori e l’esercizio provvisorio in agguato, potrebbe esporre il Paese ad un attacco speculativo, da parte di quei mercati difficilmente disposti a prolungare all’infinito l’attuale tregua.