Ischia, l’isola che c’è

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Villeggio ad Ischia da quando avevo tre anni. Luogo evocativo della mia fanciullezza, dell’adolescenza, del vissuto da mamma, di amicizie antiche e nuove. Da un lato ritrovo l’entusiasmo di quando giravo bambina in bicicletta con fratelli e compagni di gioco per comprare l’ambito cono della gelateria dell’800 a Ponte, dall’altro rinnovo le mie emozioni, ispirate dai paesaggi della consapevolezza di ora.

Non ero ad Ischia il giorno del sisma. Ma è stato come viverlo in prima persona, tra paura e sbigottimento, presenza e coraggio, partecipando del sentire collettivo anche e soprattutto attraverso il contatto con i miei genitori e le persone care rimaste sull’isola.

Con il richiamo viscerale a tornarci il prima possibile, solidale al mio luogo dell’anima. Ed una riflessione, quella di reagire all’incertezza di questa estate, di questi tempi odierni, alla fragilità di noi esseri umani davanti ad eventi di tale entità, con il valore aggiunto del rispetto ed amore per il prossimo e la natura. La forza potrà scaturire dalla necessità di preservare e tutelare madre natura in tutte le sue espressioni.

Eccomi raggiungere l’isola.

Quello che provo è ancor più un sentimento di commozione ed un bisogno di testimoniare l’aria che si respira. Più magica del solito, Ischia, isola verde del cuore, sempre ed ancor più pronta ad accogliere con le sue meraviglie ed il suo orgoglio dimostrato, chi si troverà a percorrerla. Fiera nel mio piccolo di poterlo documentare.

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