Ischia, metafora della rinascita

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di Federica Cigala

Durante la quarantena
ho appuntato ogni giorno
un desiderio con la speranza di esaudirlo a fine lockdown,
una sorta di rito che mi proiettava altrove con l’immaginazione
per difendermi dall’assalto di paure e pensieri bui, del patire il dolore altrui,
poter tornare ad accarezzare il mare, il verde della mia isola e respirarne i suoi profumi, bearmi alla vista delle sue intense bellezze,
ritrovare la sua gente accogliente, tra le mie priorità;
con la prudenza che la fase 2 giustamente richiede, eccomi, lo ammetto ancora incredula, sulla mia isola del cuore che ancora più bella appare,
un misto di sensazioni, sicuramente diverse rispetto agli approdi di qualche mese fa,
la timida passeggiata a piedi nudi sulla sabbia deserta, nel silenzio che incombe così assordante, contrastato solo a tratti dalle lontane voci degli isolani intenti a riaprire le loro attività, so che non la dimenticherò mai;
la presenza rassicurante del Castello che appare in tutta la sua magnificenza, sembra dire al mondo di non perdere la speranza, che tutto si risolve,
che sarà un’estate diversa per tutti, ma che dobbiamo avere fiducia nelle nostre forze ed in quella degli operatori che stanno mettendo in pratica con responsabilità la ripartenza.