Iside,ianare, streghe. Museo Egizio di Benevento, la storia oltre la leggenda

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C’è la Luna caprese, la Luna che bussò alle porte del buio, c’è la luna di traverso e l’altra faccia della Luna. Qualcuno ha sentito parlare della Luna di Benevento? Iside, la Grande Dea Madre legata sul piano ancestrale alla Luna in quanto Dea di fertilità è molto più vicina di quanto s’immagini. Iside signora di Benevento. Ebbene si. Le donne che alla luce della luna…lunare-ianare. Non solo leggende ma reperti tangibili, studiabili. Geroglifici interpretabili. Tutto questo raccolto in un museo egizio a Benevento. Ecchilavrebbemaidetto. Una mostra permanente di reperti egiziani, non parte di una collezione, ma pezzi originali, realizzati lungo il Nilo e non preparati in loco, importati per realizzare a Benevento il tempio dedicato alla Dea. Un caso unico quanto raro. Ah già, Iside è il nome greco dell’egiziana Au Set , ricordiamolo se non altro per collegare meglio le storie della cosmogenia egizia. Un museo fatto di pochi ambienti dall’inestimabile valore artistico, storico e culturale. È un museo a tutti gli effetti nel quale al fine di conquistare il pubblico si è usata anche qualche soluzione tecnologica. Sicuramente le tecniche dell’interpretazione potrebbero aiutare come sempre la comprensione e l’autoidentificazione del visitatore. Le storie legate al Museo, alla sua costituzione, e ai reperti contenuti sono infatti tantissime. Una notizia quasi pettegolezzo? La sfinge che è posta sul terrazzo della villa San Michele ad Anacapri, pare proprio che provenisse dal famoso tempio beneventano di Iside. Ancora: questo tempio, di cui si hanno documentazioni certe e reperti tangibili, potrebbe addirittura sollecitare una sorta di caccia al tesoro archeologico-urbanistica che da sola potrebbe scatenare folle di studiosi oltre che di turisti. Storie e reperti, identificazione col territorio, apertura delle sale ad eventi culturali ad esso connessi. C’è tutto o quasi per garantire un successo senza frontiere al museo egizio che per reperti gareggia con quello di Torino. Quasi. Cinque lettere che definiscono invece una condizione tutt’altro che felice per questa struttura. La maggior parte dei visitatori sono studenti di scuole nelle quali alcuni informati professori svolgono un compito fondamentale: l’informazione e la promozione. E così frotte di studenti possono facilmente godere di visite al Museo opportunamente calibrate per le diverse fasce d’età. Chi però studente non è ha ben più d’un problema. Deve essere messo al corrente dell’esistenza di questo museo. Si parla del secondo museo egizio dopo quello di Torino, non del museo dell’orpello sconosciuto. Parolina magica: promozione. La promozione delle località, delle strutture museali, di un film o di una marca di scarpe è ciò che determina per lo più il successo commerciale del prodotto. I musei sono un prodotto, anzi sono il più bel coacervo di prodotti delle capacità umane che si possa immaginare. A Benevento come a New York come a Roma o nel più sperduto dei paesi del mondo. Capirne l’importanza è fondamentale perché le sale di una struttura non rimangano sempre desolatamente vuote. La promozione non può essere affidata alla buona volontà di valorosi comunicatori del social fai da te. La comunicazione dev’essere fatta da specialisti. Una volta che il potenziale visitatore sia stato informato dev’essere messo in grado di raggiungere la struttura. Siamo ancora molto lontani dall’era del teletrasporto e quindi dobbiamo misurarci con la raggiungibilità delle strutture grazie a mezzi d’uso comuni come macchine, treni e autobus. Orari frequenti e precisione del servizio. Si può desiderare fino allo stremo d raggiungere una località, ma se i collegamenti sono farraginosi e non offrono tempistiche compatibili con i tempi dei turisti, questi saranno costretti loro malgrado a rinunciare alla visita. Inserire un museo di minore notorietà in un circuito può aiutare, ma la raggiungibilità sarà sempre determinante nelle scelte. L’interesse del turista non è sempre volto a tutte le strutture del circuito o del parco di turno, ma sicuramente una struttura facilmente raggiungibile può essere preferita ad altre che lo siano meno. Benevento, che è un museo a cielo aperto e che potrebbe offrire spunti per visite volte non solo ad addetti ai lavori, è fuori dai circuiti. Collegamenti veloci andata-ritorno sono la garanzia per vedere popolarsi il Museo Egizio, quello del Sannio e tutte le strutture che rendono questa città un serio concorrente con l’attrattività delle località campane più conosciute. “Basta poco che ce vo’” recitava un vecchio tormentone.