Isis, pericolo mortale per il futuro dell’Africa

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Agli attacchi terroristici del 18 marzo scorso ne è seguito un altro venerdì 26 giugno sulle spiagge della Tunisia prospiciente il Rue Imperial hotel de Sun con l’uccisione di ben 37 persone, colpevoli solo di prendere il sole su di una spiaggia tunisina. Questi attacchi e lo scalpore che hanno determinato assieme al dolore per la morte di tanti innocenti, sono il frutto dell’odio religioso fomentato dagli estremisti islamici e sono, inoltre, chiaramente diretti ad avversare il cammino verso la democrazia che si sta svolgendo in Tunisia. Quest’ultima, infatti, è oggi lo Stato africano che è più in regola con i principi democratici, rappresentando l’unico successo della cosiddetta Primavera Araba. L’Unione Europea, sospinta da molti gruppi parlamentari e dal suo “ministro degli esteri”, la italiana Federica Mogherini, ha scommesso molto sulla Tunisia, ritenendo utile e necessario mantenere il sostegno dell’Unione, così da incoraggiare lo Stato e il popolo tunisino verso una transizione democratica quantunque la presenza sul territorio di quel paese di vari estremismi. La verità, però, è che quantunque questa determinazione di molti deputati europei e della Mogherini, la Tunisia è diventata la terra dove l’attentato terroristico si è tragicamente ripetuto, dimostrando come la struttura statuale non sia in grado di affrontare misure necessarie per scongiurarli. Naturalmente, ora, è un fuggi fuggi di tutte le migliaia di turisti dalla Tunisia e, quindi, nel cuore dell’estate un colpo mortale alle prospettive turistiche dell’intero paese. Da parte del’Ue occorre continuare a sostenere gli sforzi della Tunisia verso una completezza della democrazia, anche se c’è da chiedersi se sia opportuno promuovere come meta turistica un paese nel quale si ripetono massacri di innocenti. In altri termini, se a noi europei ci è precluso per i nostri principi culturali e religiosi di respingere verso le loro coste le migliaia di rifugiati ed emigranti economici, che vengono a sbarcare prevalentemente in Italia, almeno ci sia consentito di non sollecitare la gente dei paesi europei a trascorrere le loro vacanze in località come le spiagge della Tunisia, così poco sicure, tanto da subire a distanza di pochi mesi un altro tragico attentato. Quell’attentato avvenuto nel marzo scorso, lo ricordiamo, dette luogo all’uccisione di turisti europei nei pressi del Museo Bardo di Tunisi. La morale che occorre trarre con realismo e serietà è quindi quella di chiudere i flussi turistici di tutta Europa verso le coste africane, pena, naturalmente, una grave e drammatica crisi economica di quei paesi, privati della clientela nel pieno della stagione estiva, dirottando la stessa verso altri lidi. E’ auspicabile che questa crisi determini una vera e logica reazione dei tunisini contro l’Isis per vedere, quindi, il Governo e il popolo tunisino impegnati in una battaglia senza tregua contro i terroristi. Vale, quindi, la pena sottolineare che la vera guerra contro i terroristi dell’Isis deve vedere in prima fila gli Stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, nel convincimento che questa guerra la devono vincere loro nell’interesse della loro economia e del loro benessere. L’Ue ha oggi il compito di scoraggiare i cittadini dei 28 Stati che la compongono di scegliere per la loro vacanza gli Stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, almeno fino a quando non saranno gli stessi governanti di questi Stati a sferrare contro l’Isis un attacco totale e senza tregua.