Israele apre alla cultura e celebra il centro studi Erich Fromm

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Uno dei principali veicoli di comunicazione diplomatica è senza dubbio la cultura, e quando si svolse a Roma il Festival Internazionale della Cultura, all’inizio di questa estate , diretto da Marco Panella, Ariela Piattelli e Raffaella Spizzichino, si e’ rivolto lo sguardo verso i grandi temi del cambiamento e dell’innovazione, con l’obiettivo di approfondire il concetto del tempo come paradigma funzionale tra essere e vita, raccogliendo il contributo e le riflessioni di filosofi, intellettuali, scrittori, scienziati e artisti. Quindi un concetto del tempo come scansione della dimensione umana materiale e immateriale, fisica e metafisica, antica e contemporanea, con una riflessione che, parte dall’ebraismo, “una religione del tempo” , come scrisse il grande rabbino Abraham Joshua Heschel.
La collaborazione istituzionale del Festival con l’Ambasciata d’Israele, di cui SE Ofer Sachs; con il Patrocinio del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e alla media partnership con la RAI, ha aperto una riflessione accademica innovativa che ha caratterizzato la quarta edizione del ‘Giorno dell’uomo’ del Centro Studi Erich Fromm, il 3 Ottobre 2018 alla Sinagoga di Napoli, una riflessione sulla necessita’ di un nuovo umanesimo da anteporre alla società coeva che appare di fronte a un baratro.
Un luogo esclusivo e suggestivo ove la storia dell’uomo si interseca con quella metropolitana: la Sinagoga Ebraica di Napoli ha ospitato il 3 Ottobre un compleanno di 28 anni di cultura e continuita’ intellettuale secondo un principio che si ripete senza tempo; la diffusione del pensiero che pone al centro l’essere e la dimensione che lo avvolge . La Comunità Ebraica in via Cappella Vecchia, nel quartiere di San Ferdinando, nel cuore della città, a pochi passi da Piazza dei Martiri, ha condiviso una ricorrenza tra iscritti e simpatizzanti del Centro, tutti attenti nell’osservare con meraviglia e stima quanto le vecchie mura di Napoli possano contenere, aprendo come uno scrigno la propria storia e la voglia di comunicare.
L’ indirizzo di saluto del Presidente del Centro Erich Fromm, Silvana Lautieri, ha riguardato l’ingresso della vita del Fromm nel ventinovesimo anno e i ringraziamenti a tutti coloro che hanno corredato con i loro articoli il numero 82 del periodico del Centro Fromm: ‘Essere’; quindi ha introdotto il nome del premiato con il Cavallo Lavico : Alfredo Tedeschi ; un fregio che non significa solo il valore di un uomo per ciò che ha saputo fare nell’ultimo conflitto per la sua comunità, ma possiede una ragion d’essere precisa originata dal filosofo americano Emerson : “Per mettere in sella l’uomo attraverso le proprie idee”. Sono seguiti i saluti della Comunita’ , contenta per l’iniziativa e per il premio dato a ‘Alfredo Tedeschi’. In tale contesto si è ricordato anche il valore umano del pittore Carlo Improta, che compose un ritratto impressionante di una ragazza, alcuni istanti prima che andasse incontro alla sua triste e atroce sorte dei campi di sterminio.
Il relatore Luigi Caramiello ha introdotto a questo punto il tema del ‘nuovo umanesimo’ , uno sforzo difficile che necessità di una grande riflessione. Se l’uomo deve restare al centro , l’autocoscienza del proprio essere deve essere in sintonia con le esigenze precise del dominio temporale in cui si vive, come sancito anche dal Festival della Cultura. Il paradosso è che laddove l’uomo dovrebbe essere dotato di ragione, cio’ che ci distingue come specie si trova proprio in pratiche che si richiamano all’irrazionalita’. Sono altresì forme di accesso pero’ a nuove razionalità , non prive di quella complessità che riguarda il modo di essere e che riguarda quella indole che nel tempo noi ci siamo costruiti addosso , superando molti tabu’ che poi noi stessi ci siamo ricostruiti. L’uomo insomma ha dovuto creare regole per inventare la propria libertà, possedendo il libero arbitrio come condizione necessaria, ma andando a complicarsi estremamente la vita quando non si riesce a gestire il proprio dominio di esistenza. Tutte le specie umane sono interfeconde e quindi l’umanesimo non potra’ mai avere un principio di superiorità razziale per il suo divenire. Eppure non ci potrebbero essere stati grandi ideali se non c’era un rispetto per la vita e per l’individualizzazione all’interno della societa’. L’intuizione freudiana dell’essere non direttamente colpevole delle proprie azioni trae linfa da questa logica e le distorsioni che ne seguono; quindi il nuovo umanesimo non può riferirsi ai classici perché del passato dobbiamo sapere cosa abbandonare e cosa portarci con noi, quindi non potrà essere la rivendicazione del primato umano ma un cuore pulsante dell’esistenza dei popoli e delle idee contro le nuove minacce che segnano la modernità. Lo studioso Popper diceva che la libertà non può corrispondere all’uguaglianza ma ad una radicale ed accettabile diversità che sia tecnologicamente portata alla luce, per creare quella consapevolezza che non e’ un dato scontato dell’essere stesso. A fine serata il prof. Alfredo Tedeschi ha precisato che il nuovo umanesimo deve essere soprattutto l’elegia di un uomo che riconosce i propri limiti e difetti , nel momento in vuole interagire con il prossimo. Il prof. Ferrara ha ringraziato ancora tutti , e ricordando il premio del cavallo lavico e le motivazioni accorate del riconoscimento ad un uomo che e’ decano e che apre gli armadi dove sono conservati i pezzi della Torah, ha aggiunto: “Apre con dedizione estrema scandendo il percorso della visione della Torah’…sa entrare nel sacro e trasmettere le emozioni”.