Israele, tensioni tra il capo del Governo e l’ambasciatore americano

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In foto Michael Herzog
Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu non intende prolungare il mandato dell’ambasciatore negli Stati Uniti, Michael Herzog, quando scadrà  nel novembre di quest’anno. Lo riportano i media di Israele il 10 Maggio 2024.
Netanyahu potrebbe prolungare di un altro anno il mandato triennale di Herzog ma in privato ha detto che non intende farlo nonostante il desiderio dell’ambasciatore di continuare, secondo quanto riporta Channel 13 sottolineando i disaccordi tra i due iniziati prima della guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza. Secondo i media di Israele i fedelissimi di Netanyahu vogliono che a sostituire Herzog sia Gilad Erdan, attuale ambasciatore presso le Nazioni Unite, ma una decisione in merito non sarà presa a breve. Certo è che non è mai accaduto che una amicizia politica del genere diventasse pericolosa visto che a prescindere dalle manifestazioni pro Palestina che stanno avvenendo negli Usa, lo stato di Isralele si trova per la prima volta di fronte ad un alleato importante come gli Stati Uniti che non provano più gradimento per la politica imperialista dello stato di Israele.
Per arrivare a una tregua nella Striscia di Gaza “la palla ora è nelle mani” di Israele, afferma Hamas dopo gli ultimi negoziati di ieri in Egitto. Intanto la spaccatura tra Netanyahu e Bidensi allarga. “Sconfiggeremo il nostro nemico” anche “da soli”, ha affermato il premier israeliano dopo che il presidente Usa ha posto come condizione per l’invio di armi offensive allo Stato ebraico la non invasione di Rafah. Oggi l’Assemblea generale dell’Onu potrebbe votare una bozza di risoluzione che riconoscerebbe la Palestina come qualificata per diventare membro delle Nazioni unite a pieno titolo.

Legati, bendati, tenuti con i pannoloni: tre fonti israeliane hanno raccontato alla Cnn gli abusi commessi sui palestinesi arrestati nel corso del conflitto nella Striscia di Gaza e detenuti nella base di Sde Teiman, nel deserto del Negev. Una delle fonti è un israeliano che lavora nella struttura e che ha scattato due fotografie di una scena che, a suo dire, continua a perseguitarlo. Gli scatti mostrano file di uomini in tute grigie seduti su materassi sottilissimi, recintati da filo spinato. Tutti appaiono bendati, con la testa pesante sotto la luce dei riflettori. “Ci è stato detto che non potevano spostarsi. Dovrebbero stare seduti in posizione verticale. Non sono autorizzati a parlare. Non è permesso sbirciare sotto la benda”, ha detto la fonte. Alle guardie è stato detto di “urlare uskot” (zitti in arabo) e di “individuare le persone problematiche e punirle”. Le fonti hanno anche riferito di amputazioni eseguite a causa delle ferite riportate per le manette; di procedure mediche talvolta eseguite da medici poco qualificati tanto che la struttura è stata definita “un paradiso per gli stagisti”; e di un’aria impregnata dell’odore di ferite trascurate e lasciate marcire. Stanto alle fonti, la struttura di Sde Teiman, situata a circa 29 chilometri dalla frontiera con Gaza, è divisa in due parti: recinti dove circa 70 detenuti palestinesi provenienti da Gaza sono posti sotto estrema contenzione fisica, e un ospedale da campo dove i detenuti feriti sono legati ai loro letti, con indosso i pannoloni, alimentati con le cannucce.
Nel dopoguerra a Gaza “probabilmente bisognerà avere un governo civile con residenti della Striscia non votati alla nostra distruzione”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu in una intervista a Gerusalemme al talk show Dr. Phil sulla Cnn. “Possibilmente – ha aggiunto – con l’aiuto degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita e di altri Paesi che vogliono la stabilità e la pace”; però la sua leadership in Israele non è mai stata messa in discussione come adesso è ancora una volta ci troviamo di fronte ad un grande distinguo tra cittadini e primo ministro come vincolo prospettico per una pace duratura.