Issnaf Award, tra i finalisti una napoletana che cura le leucemie acute con l’immunoterapia

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Non chiamateli cervelli in fuga ma intelligenze integrate nelle comunità scientifiche del Nord America con la forza del loro talento e delle competenze acquisite in Italia. Sono quattromila i ricercatori e docenti affiliati alla fondazione Issnaf (Italian Scientists and Scholars of North America Foundation), che il 7 e 8 novembre 2017 celebra il suo evento annuale all’Ambasciata italiana di Washington, sotto l’Alto Patronato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fra di loro la biologa Rita Rossi Colwell, che riceverà l’Issnaf Life Achievement Award. Distinguished University Professor alla University of Maryland, già prima donna direttore della National Science Foundation dal 1998 al 2004 e fra i membri fondatori di Issnaf, Colwell è considerata una delle fondatrici della ricerca per lo sviluppo delle biotecnologie marine. Il suo nome è legato alle scoperte sulla sopravvivenza del vibrione del colera che hanno portato a importanti risultati sul fronte della prevenzione delle epidemie. Al centro dell’evento saranno poi le premiazioni degli Issnaf Awards. I 16 finalisti, ricercatori italiani under 40 selezionati tramite un bando, presenteranno a una giuria i loro progetti di ricerca in 5 campi: leucemie; scienze ambientali, astrofisica e chimica; medicina, bioscienze e scienze cognitive; ingegneria; matematica e fisica. Saranno premiati i 5 migliori elaborati. Tra le proposte presentate si trovano idee e soluzioni che vanno dall’intelligenza artificiale nei robot usati nelle missioni spaziali alle nuove cure per tumori e leucemie, dalla chimica che tramuta lo smog in sostanze utili per l’uomo alla percezione dell’olfatto da parte del cervello, fino ad ambiti di ricerca pura come la geometria algebrica.

Una napoletana tra i finalisti
Essere abilitati alla professione medica sia in Italia sia negli Stati Uniti non è da tutti. Fabiana Perna è nata a Napoli nel 1980, dove si è laureata in medicina all’Università Federico II e ha cominciato la specializzazione in ematologia. L’ultimo anno però ha deciso di passarlo all’estero, e precisamente al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, dove lavora dal 2008. Qui ha completato la specializzazione e ottenuto il dottorato di ricerca studiando le anomalie genetiche alla base delle leucemie mieloidi nel laboratorio del dottor Stephen Nimer. «Ero interessata ai protocolli clinici sperimentali, a come venivano disegnati, al background razionale che c’era dietro» racconta. Così si è avvicinata alla ricerca traslazionale – quella che combinando discipline e competenze diverse cerca di portare miglioramenti significativi nel trattamento delle malattie – e allo sviluppo di nuovi farmaci. Dopo aver pubblicato diversi studi su riviste ad alto impatto scientifico e aver ricevuto vari premi –fra cui il prestigioso Ash Scholar Award conferito dalla American Society of Hematology (Ash), la società americana di ematologia – dal 2012 Fabiana Perna lavora con il professor Michel Sadelain, uno dei pionieri dell’immunoterapia. «Il mio lavoro, svolto nel suo laboratorio e appena pubblicato sulla rivista Cancer Cell, apre la possibilità di estendere il successo della immunoterapia a diverse neoplasie – spiega Perna –. L’immunoterapia è un trattamento per i tumori molto promettente che usa il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, più o meno allo stesso modo in cui attacca i virus o i batteri. Negli ultimi anni ci sono stati importanti avanzamenti in questo campo. È stato un grosso successo, i pazienti con leucemia linfoblastica acuta che non rispondeva ai trattamenti standard di chemioterapia prima erano destinati alla morte a causa di una malattia molto aggressiva». Oggi invece la terapia che usa le cellule del sistema immunitario dei pazienti, introducendo un gene che le aiuta a riconoscere le cellule tumorali, consente una percentuale di remissione completa di malattia che va dal 70 al 100 per cento. In parole semplici, la ricerca di Perna insegna alle cellule del sistema immunitario a reagire ad un altro tipo di leucemia, la leucemia mieloide acuta, e fa in modo che queste cellule chiamate linfociti riescano a riconoscerla. «Tutto questo ha un grandissimo interesse scientifico e medico» spiega la ricercatrice. Il suo lavoro fa da pioniere, e i dati preliminari sono stati presentati a San Diego lo scorso dicembre, mentre quelli appena pubblicati saranno presentati in dicembre ad Atlanta in una sessione orale del meeting della società americana di ematologia. Molto importante è il fatto che il lavoro di Fabiana Perna ha aperto la possibilità di applicare questa tecnologia innovativa non solo alle leucemie, ma di estenderla anche ad altri tipi di tumori. «Stiamo sperimentando in fase preclinica una nuova terapia per le leucemie mieloidi e i dati sono molto promettenti – racconta la studiosa –. Entro un anno sarà lanciato uno studio clinico sperimentale per il primo gruppo di pazienti». Quando pensa alle differenze fra Italia e America, Fabiana Perna pensa alle opportunità. «Dopo dieci anni negli Stati Uniti sto per cominciare a guidare il mio gruppo di ricerca indipendente. Fare lo stesso con una posizione accademica in Italia è difficile. Gli Stati Uniti offrono invece non tanto opportunità economiche quanto effettiva disponibilità di posti». In cui poter mettere a frutto talenti e passione.