Istat: Cida, ‘riprogrammare’ mercato lavoro e sistema welfare

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Roma, 20 giu. (Labitalia) – “Una doppia recessione, economica e demografica, che impone un’accelerazione dell’agenda politica sul fronte delle politiche attive del lavoro, di un welfare più moderno ed efficiente, di un sistema di formazione continua che accompagni il lavoratore in tutto l’arco del suo impegno professionale”. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e della alte professionalità, commentando il rapporto annuale dell’Istat, illustrato dal presidente Gian Carlo Blangiardo. “L’analisi dell’Istat è realisticamente cruda – ha aggiunto Mantovani – e mette il Paese di fronte a un bivio: il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione, la perdita di residenti in assenza di significative misure di contrasto possono determinare ricadute negative sul potenziale di crescita economica, con impatti rilevanti sull’organizzazione dei processi produttivi e sulla struttura e la qualità del capitale umano disponibile”.

“Se fino al secolo scorso la componente demografica ha mostrato segnali di vitalità e ha spesso fornito un impulso alla crescita del Paese anche sul piano economico – ha spiegato Mantovani citando il Rapporto Istat – oggi potrebbe svolgere, al contrario, un effetto frenante”. “Correttamente l’indagine statistica – ha continuato – sottolinea che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent’anni è avvenuta unicamente grazie all’aumento della componente di origine straniera, pari a circa 5,2 milioni di residenti (8,7% della popolazione), al 1° gennaio 2019. In particolare, negli ultimi 10 anni una quota crescente di cittadini stranieri ha alimentato il flusso dei nuovi italiani divenuti tali per acquisizione della cittadinanza o per il peso relativo delle cosiddette seconde generazioni, molte delle quali formate da ragazzi nati sul territorio italiano”.

“E’ evidente che di fronte a questi dati, che rivoluzionano il mercato del lavoro e rendono in parte obsolete le politiche di welfare e quella sanitaria, occorre uno sforzo di riprogettazione dello Stato sociale che oggi conosciamo. Uno sforzo che spetta in primo luogo alla società organizzata, che deve ispirare la politica, i partiti di maggioranza e di opposizione, con un impegno che ci auguriamo corale”, ha osservato il presidente di Cida. “Le forze sociali sono in grado di portare un ‘valore aggiunto’ di competenze e conoscenze in un progetto che deve ridisegnare lo Stato sociale che conosciamo e riprogrammarlo per un futuro ormai sempre più prossimo”, ha concluso Mantovani.