Istat, condizioni di vita: i campani sono i più insoddisfatti d’Italia

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Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 sui livelli espressi dal 2012. Alla domanda “Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?”, potendo indicare un punteggio da 0 a 10 (0 indica “per niente soddisfatto” e 10 “molto soddisfatto”) in media le persone danno un voto pari a 6,8. E’ quanto emerge dal rapporto Istat sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita 2015. I livelli di soddisfazione più alti (punteggi pari a 8, 9 e 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il valore dell’anno precedente. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime un giudizio negativo (tra 0 e 3).

Le ragioni

Il Nord presenta un valore medio di soddisfazione pari a 6,9, il più alto tra le ripartizioni italiane, il Mezzogiorno il valore più basso, 6,5. Le regioni con i più elevati livelli di soddisfazione sono il Trentino-Alto Adige (7,6) e la Valle d’Aosta (7,2), la Campania quella con i livelli più bassi (6,2). Non emergono rilevanti differenze di genere, anche se a partire dai 45 anni il livello di soddisfazione delle donne tende ad essere inferiore a quello degli uomini. Nel complesso della popolazione, la soddisfazione cala con l’età: si passa, infatti, da una media di 7,3 tra i 14-17enni a una media di 6,5 tra gli over74.

L’occupazione

Gli occupati sono in media molto più soddisfatti di chi è alla ricerca di un lavoro (7,0 contro 6,1). I dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti (7,2), insieme agli impiegati (7,1), dichiarano livelli di soddisfazione più alti rispetto a operai e lavoratori in proprio (6,8). Anche gli studenti risultano mediamente molto soddisfatti (7,2). Il livello di soddisfazione generale cresce con il titolo di studio, passando da un punteggio di 6,4 tra chi ha solo la licenza elementare a 7,1 tra i laureati. Si confermano, quindi, i divari territoriali e sociali nella diffusione del benessere soggettivo già osservati nel 2014.