Istat: un giovane su quattro è un Neet
Ue, solo la Grecia fa peggio dell’Italia

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Sono due milioni e mezzo i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavoro, i cosiddetti Neet. Si tratta del 26% degli under 30, piu’ di 1 Sono due milioni e mezzo i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavoro, i cosiddetti Neet. Si tratta del 26% degli under 30, piu’ di 1 su 4 secondo i dati 2013. In Ue peggio fa solo la Grecia (28,9%). Meglio di noi la Germania (8,7%) e la Francia (13,8%). E’ quanto rileva “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”: questo il titolo del Rapporto Istat giunto alla settima edizione. Che offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano. Territorio L’Italia e’ tra i paesi piu’ densamente popolati dell’Unione europea, nel 2013 la sua densita’ media e’ di 199,4 abitanti per km2, quella dell’Ue28 e’ di 112,7. I territori litoranei coprono una superficie pari al 14,3% del territorio nazionale, vi risiede il 28% della popolazione. Al 1°gennaio 2013 i comuni litoranei sono 644, l’8% dei comuni italiani. Nel 2014 le aree protette comprese nella Rete Natura 2000 coprono il 19,3% della superficie nazionale, collocando l’Italia al di sopra della media Ue28 (18,1% nel 2013). Le aree protette a mare costituiscono il 3,7% della superficie delle acque territoriali. Ambiente Nel 2013 il verde urbano rappresenta il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo di provincia, lo 0,7% in piu’ dell’anno precedente. Complessivamente si tratta di oltre 577 milioni di m2 pari a 32,2 m2 per abitante. Nel 2013 sono stati raccolti 491,3 kg di rifiuti urbani per abitante, circa 12,5 kg in meno rispetto all’anno precedente. A livello territoriale, le maggiori quantita’ di rifiuti urbani si raccolgono nelle regioni del Centro Italia. Per lo smaltimento dei rifiuti, l’Italia si colloca molto al di sopra della media europea, con circa 215 kg per abitante. Nel 2013 viene smaltito in discarica il 36,9% dei rifiuti raccolti sul territorio nazionale ma il trend e’ discendente (-2 punti percentuali sul 2012). Il 42,3% dei rifiuti urbani viene avviato a raccolta differenziata (+2,3 punti percentuali rispetto al 2012). A livello territoriale persistono forti differenze, il Nord-est detiene il primato con il 58,8%. Nel 2014 il 34,4% delle famiglie italiane segnala problemi relativi all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza e il 18,4% lamenta la presenza di odori sgradevoli. Nel 2013 il verde urbano rappresenta in media il 2,7% del territorio (oltre 577 milioni di m2) dei comuni capoluogo, pari ad una disponibilita’ di 32,2 m2 per abitante. Quasi il 16% della superficie comunale e’ inclusa in aree naturali protette. Popolazione La dinamica demografica nel 2013 si assesta sui ritmi degli anni precedenti. A livello europeo, l’Italia si conferma il quarto paese per importanza demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito. Nel 2013 la vita media delle donne e’ di 84,6 anni, quella degli uomini di 79,8 anni, tra le piu’ lunghe dell’Unione europea. Al 1? gennaio 2014 in Italia ci sono 154,1 anziani ogni 100 giovani. La Liguria si conferma la regione piu’ anziana, mentre la Campania e’ la regione piu’ giovane. In Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia piu’ accentuato (158,4). Al 1? gennaio 2014 l’indice di dipendenza raggiunge il 54,6%. Questo indicatore, dato dal rapporto tra la popolazione residente in eta’ non attiva sulla popolazione in eta’ lavorativa, fornisce una misura del grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni dentro e fuori il mercato del lavoro. L’Italia si conferma tra i paesi a piu’ alto carico strutturale, dopo la Francia e i paesi scandinavi (dati 2013). Sul territorio nazionale, il valore piu’ basso si registra nel Mezzogiorno (51%), quello massimo nel Nord-ovest (57,2%). Il valore negativo del tasso di crescita naturale colloca l’Italia agli ultimi posti in ambito europeo, ma con valori superiori rispetto a Germania, Portogallo e Grecia. Viceversa, l’andamento della crescita migratoria conferma l’Italia tra i paesi con maggiore forza attrattiva, come i principali paesi di antica adesione quali, tra gli altri, Regno Unito e Germania. Nel 2013 diminuiscono le celebrazioni di matrimoni (3,2 ogni mille abitanti), un trend comune a tutti i paesi europei. Nel Mezzogiorno ci si sposa di piu’ che nel Centro-Nord (3,8 a fronte di 2,9 per mille) mentre il Nord-ovest presenta la quota maggiore di unioni celebrate con rito civile (55,3%). L’Italia presenta una bassa incidenza di divorzi (0,9 ogni mille abitanti nel 2012); a livello europeo, solo l’Irlanda registra valori inferiori. Tuttavia, lo scioglimento per via legale delle unioni e’ in tendenziale crescita: tra il 2000 e il 2012 le separazioni sono aumentate del 22,7% e i divorzi del 36,6%. L’invecchiamento della popolazione e i mutamenti socio-demografici hanno ampliato l’incidenza delle famiglie unipersonali nell’ultimo decennio, sono ormai il 31,2% del totale (24,9% nel 2001, dati censuari). Stranieri Al 1°gennaio 2014 sono regolarmente presenti in Italia oltre 3 milioni e 800 mila cittadini non comunitari, circa 110 mila in piu’ rispetto all’anno precedente. Il flusso in ingresso nel nostro Paese diminuisce del 3,2% in un anno: il calo dei nuovi arrivi interessa le donne (-5%) piu’ degli uomini (-1,4%). Sono aumentati del 19,3% i permessi per lavoro, mentre risultano in diminuzione le nuove concessioni per famiglia (-10%) e quelle per asilo/motivi umanitari (-16,5%). Gli stranieri 15-64enni residenti in Italia hanno un livello di istruzione simile a quello degli italiani. Nel 2013 la meta’ degli stranieri e’ in possesso al piu’ della licenza media, il 40,4% ha un diploma di scuola superiore (rispetto al 36,9% del 2005) e il 9,5% una laurea. Le forze di lavoro straniere rappresentano l’11,2% del totale, concentrate al Nord per oltre il 60%. Il tasso di inattivita’ della popolazione straniera e’ inferiore di quasi otto punti percentuali a quello della popolazione italiana (29,7 contro 37,3%). Il tasso di occupazione e’, viceversa, piu’ elevato di quello degli italiani (61,9 a fronte del 59,5%), come il tasso di disoccupazione (rispettivamente 17,3 e 11,5%). Istruzione In Italia, l’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil e’ al 4,2% nel 2012, valore vicino a quelli di Germania e Spagna ma inferiore a quello dell’Ue28 (5,3%). Nel 2013 il 42,2% della popolazione in eta’ compresa tra 25 e 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio piu’ elevato, valore molto distante dalla media Ue28 (24,8%). I dati piu’ recenti sul livello delle competenze (indagine Pisa dell’Oecd) confermano i segnali di miglioramento gia’ evidenziati tra il 2006 e il 2009, pur con una performance inferiore alla media Oecd e a quella dei paesi Ue che partecipano all’indagine. Anche se il fenomeno dell’abbandono scolastico e’ in progressivo calo, l’Italia rimane ancora lontana dagli obiettivi europei (10%). Nel 2013, il 17% dei 18-24enni ha interrotto precocemente gli studi (20,2 dei ragazzi e 13,7% delle ragazze). La permanenza dei giovani all’interno del sistema di formazione anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria e’ pari all’82,4% tra i 15-19enni e al 21,6% tra i 20-29enni. Tra i principali partner europei, valori piu’ elevati si registrano in Germania, Spagna e Portogallo mentre Austria, Regno Unito e Lussemburgo mostrano tassi inferiori per entrambe le classi di eta’. Il 22,4% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente); tale quota e’ aumentata di 6,8 punti percentuali tra il 2004 e il 2013 ma e’ ancora molto distante dall’obiettivo del 40% fissato dalla Commissione europea nella Strategia Europa 2020. Sono circa due milioni e mezzo (26% del totale) i giovani italiani tra 15 e 29 anni che nel 2013 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un’attivita’ lavorativa. In Europa, solo la Grecia presenta un’incidenza maggiore (28,9%), mentre Germania e Francia registrano quote di Neet molto piu’ contenute (8,7 e 13,8%). Solo il 6,2% degli adulti e’ impegnato in attivita’ formative contro una media europea del 10,5%. Le performance migliori sono quelle dei paesi scandinavi. Rispetto ai principali paesi dell’Ue l’Italia segue Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Sanità La spesa sanitaria pubblica italiana risulta inferiore a quella dei principali paesi europei: poco meno di 2.500 dollari pro capite nel 2012 (in parita’ di potere d’acquisto), a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e Germania. Nel 2012, le famiglie hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,8%, in calo di oltre due punti percentuali rispetto al 2001. Nel confronto con i principali partner europei, la spesa privata italiana risulta inferiore rispetto a quelle di Spagna, Germania e Francia. Le regioni sono state interessate da oltre 506 mila ricoveri di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza. Gli indici di mobilita’ piu’ alti si riscontrano nelle regioni piu’ piccole (Basilicata e Molise). I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale. Il tasso di mortalita’ infantile continua a diminuire su tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i piu’ bassi in Europa. Nel 2011 si attesta a 3,1 decessi per mille nati vivi, valore di poco inferiore a quello osservato nel 2010 (3,2). Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia la mortalita’ per queste cause e’ tra le piu’ basse d’Europa con un valore del tasso standardizzato, nel 2011, pari a 29,4 decessi ogni diecimila abitanti. I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 28 paesi Ue. Il tasso italiano (25,6 decessi ogni diecimila abitanti, in leggero calo rispetto al valore di 25,9 del 2010) e’ poco al di sotto della media dell’Unione ma superiore a quelli di Francia, Germania e Spagna. In tema di stili di vita si registra in Italia la piu’ bassa percentuale di persone obese (10,3% della popolazione di 18 anni e piu’). I fumatori e i consumatori di alcol a rischio rappresentano nel 2013 rispettivamente il 20,9% e il 13,4% della popolazione di 14 anni e piu’, in calo rispetto agli anni precedenti. Cultura e tempo libero Nel 2014, il 41,4% degli italiani ha letto almeno un libro nel tempo libero, con una prevalenza di lettrici (48%) sui lettori (34,5%). Si legge di piu’ nel Nord (49% nel Nord-est e 48,1% nel Nord-ovest) rispetto al Mezzogiorno (29,9%). Poco meno di un italiano su due (47,1%) legge un quotidiano almeno una volta a settimana e, tra questi, il 36,5% lo legge almeno cinque giorni su sette. Sono sempre di piu’ le persone che utilizzano la rete per la lettura di giornali, news o riviste: dall’11% del 2005 al 31% del 2014. La quota maggiore di utilizzatori della rete per la lettura online si riscontra tra i 18-44enni. Rispetto a questa forma di utilizzo della rete, l’Italia si posiziona al di sotto della media europea, ma su valori prossimi a quelli di Francia e Austria (anno 2013). Nel 2014 solo l’8,7% della popolazione di 6 anni e piu’ usa Internet per leggere o scaricare libri online o e-book; i maggiori fruitori del libro elettronico sono i giovani di 18-24 anni (oltre il 18%). Il cinema si conferma al primo posto tra le attivita’ culturali svolte fuori casa dagli italiani nel 2014. Il 47,8% della popolazione di 6 anni e piu’ ha visto almeno un film in sala. Le visite a musei e mostre e gli spettacoli sportivi hanno invece coinvolto almeno un quarto della popolazione. I dati di lungo periodo evidenziano un aumento della propensione alla pratica sportiva (dal 26,8% del 1997 al 31,6% del 2014). Tra il 2013 e il 2014, in particolare, cresce la quota di chi pratica sport in modo continuativo (dal 21,5% al 23%) e diminuisce la quota di coloro che praticano sport in modo saltuario (dal 9,1 all’8,6%). Turismo Nel 2013, in Italia si contano piu’ di 124 mila esercizi extra-alberghieri, lo 0,6% in piu’ rispetto al 2012; in lieve flessione gli alberghi (-1,2%), pari a circa 33 mila. L’offerta italiana e’ superiore a quelle di Germania, Spagna e Francia e inferiore, tra le altre, all’offerta di Croazia, Austria e Grecia. Nel complesso degli esercizi ricettivi operanti sul territorio italiano si registrano quasi 104 milioni di arrivi, con circa 380 milioni di presenze (in lieve aumento i primi e in flessione le seconde rispetto al 2012). Il periodo medio di permanenza nelle strutture ricettive e’ di 3,6 notti, in costante diminuzione dal 2000 quando era di 4,2 notti. In ambito europeo, permanenze medie superiori si riscontrano, tra gli altri paesi, in Grecia e Spagna, piu’ brevi in Francia e Germania. Nel 2013, i viaggi in Italia con pernottamento effettuati dai residenti per motivi di vacanza e di lavoro rappresentano il 79,9% dei viaggi complessivi. Le durate medie dei soggiorni sono pari a 6,5 notti per vacanza e a 2,2 notti per lavoro. Le regioni italiane piu’ visitate dai residenti sono Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, che hanno ospitato il 47,6% dei flussi turistici. Nel confronto europeo effettuato sulle vacanze lunghe (4 notti o piu’), l’Italia presenta un valore inferiore sia alla media Ue sia ai valori di Germania e Francia; risulta invece superiore al dato spagnolo (anno 2012). Criminalità e sicurezza Nel 2013 si conferma il calo degli omicidi volontari, sia consumati sia tentati. Nel confronto europeo, riferito al 2012, il nostro Paese, con 0,9 omicidi volontari per 100 mila abitanti, si colloca al di sotto della media dell’Ue28 (1,0). Prosegue il calo del numero di omicidi degli uomini, il tasso su 100 mila maschi passa da 4,4 nel 1992 a 1,1 nel 2013; rimane invece costante il numero di omicidi di donne, intorno allo 0,5 per 100 mila femmine. L’omicida delle donne e’ nel 42,5% dei casi il partner o l’ex partner. Rispetto ai paesi europei per i quali sono disponibili i dati, l’Italia ha una posizione intermedia in entrambe le tipologie di omicidi. Le rapine denunciate alle autorita’ nel 2013 sono quasi 44 mila (72,6 ogni 100 mila abitanti), in aumento rispetto al 2012 del 2,6%. Il valore massimo si registra in Campania, 173,3 rapine ogni 100 mila abitanti. In Europa l’Italia e’ appena sopra la media, preceduta tra gli altri da Regno Unito, Francia e Spagna (anno 2012). Sono oltre un milione e mezzo i furti denunciati nel corso del 2013, pari a 2.581,2 eventi per 100 mila abitanti. Tra il 2012 e il 2013 continua la crescita di questo delitto (+2,2% calcolato sui valori assoluti), che e’ di gran lunga il piu’ comune: nel 2013 costituisce infatti il 53,8% del totale dei delitti. In ambito europeo, l’Italia si attesta sopra la media Ue28 per furti denunciati, preceduta da Grecia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi e Irlanda (anno 2012). Nel 2012 l’azione penale e’ iniziata per 1.006 persone ogni 100 mila abitanti, mentre l’archiviazione ha interessato 1.070 persone. Le imputazioni sono state principalmente per furto e lesioni volontarie personali. Nel corso del 2012 sono state condannate 231.999 persone, il 3% in meno del 2011. Il furto si conferma il reato piu’ frequente, in ulteriore aumento rispetto al 2011: da 50,6 a 51,9 condannati ogni 100 mila abitanti. Nel 2014 scende al 30% la quota di famiglie italiane che percepiscono un elevato rischio di criminalita’ nella zona in cui vivono, riprendendo il trend decrescente avviatosi dopo il picco del 2008. Alla fine del 2013 i detenuti nelle carceri italiane sono 62.536, il 4,8% in meno rispetto al 2012. Nel corso del 2014 si delinea un’ulteriore decisa diminuzione dei detenuti presenti (-17,5 % nei primi dieci mesi). Nell’ambito dell’Unione europea, l’Italia e’ al di sotto della media dei 28 paesi, con un valore piu’ elevato rispetto alla Germania e piu’ basso di quelli registrati in Spagna e Francia (anno 2012). Strutture produttive Nel 2012, in Italia operano circa 64 imprese ogni mille abitanti, un valore tra i piu’ elevati del continente europeo: solo sei paesi (Repubblica Ceca, Portogallo, Slovacchia, Grecia, Svezia e Malta) hanno una densita’ di imprese piu’ elevata, mentre i principali partner (Francia, Germania e Spagna) presentano valori piu’ bassi. A livello nazionale, con l’eccezione del Nord-ovest, prosegue la lieve ripresa registrata a partire dal 2011, che ha segnato un’inversione di tendenza rispetto alla distruzione netta di attivita’ economiche operata dalla crisi. Il tasso di imprenditorialita’ – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – sfiora il 30% in Italia, il piu’ elevato fra i paesi dell’Unione europea nel 2012. Tra le maggiori economie dell’area, Germania e Francia presentano quote decisamente piu’ contenute (8,4 e 7,4%). Sul territorio nazionale, la propensione all’imprenditorialita’ e’ maggiore nel Mezzogiorno (37%) che nel Centro-Nord (28%). La dimensione media delle imprese italiane e’ pari a 3,9 addetti ed e’ tra le piu’ contenute a livello europeo: solo Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca e Grecia presentano valori inferiori. Sotto il profilo territoriale, la dimensione media risulta piu’ bassa nel Mezzogiorno (2,8). Il turnover lordo delle imprese, che fornisce una misura del grado di dinamicita’ di un sistema economico, in Italia e’ pari al 15%. I valori sono alquanto diversificati a livello regionale: una maggiore instabilita’ si riscontra nel Mezzogiorno, mentre il Nord-est si caratterizza per una minore nati-mortalita’ delle imprese. A livello europeo, l’Italia mostra valori di turnover lordo piu’ bassi rispetto alla maggior parte dei paesi per i quali e’ possibile il confronto e vicini a quelli di Francia e Germania. La struttura produttiva dell’economia italiana appare altamente diversificata a livello territoriale. Rispetto alla media nazionale, nel Mezzogiorno prevalgono le microimprese, sia di servizi sia dell’industria, nel Nord-ovest e’ piu’ diffusa la grande industria, nel Nord-est le micro e piccole imprese dell’industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi. Cresce il ruolo delle donne nelle istituzioni non profit attive in Italia. Le lavoratrici retribuite sono 636 mila, circa il doppio dei colleghi maschi, e rappresentano quasi il 67% del totale. Tra i dirigenti la quota delle donne e’ appena inferiore al 36%. Agricoltura Nel 2012, e’ pari a 132,4 euro il valore aggiunto per addetto del settore per 100 euro di costo unitario del lavoro, in aumento rispetto al 2011. La migliore performance si riscontra nel Nord-ovest, grazie alla maggiore presenza di aziende di grande dimensione; le altre ripartizioni registrano valori inferiori alla media nazionale. La superficie investita nelle coltivazioni legnose e’ di circa 1.480 mila ettari, in diminuzione dell’1,6% rispetto al Censimento 2010. L’olivo si conferma la coltivazione piu’ diffusa, nel 2012 rappresenta il 75% di quella complessiva. Nel 2013 sono stati distribuiti in agricoltura 0,94 quintali di fertilizzanti semplici per ciascun ettaro di superficie agricola utilizzata (0,3 quintali in meno rispetto al 2012), con una intensita’ piu’ elevata nelle regioni settentrionali. Tra il 2001 e il 2013 la diminuzione e’ di quasi il 40%. Nello stesso anno sono state distribuite circa 118 mila tonnellate di prodotti fitosanitari e 55,6 mila tonnellate di principi attivi. L’impiego di principi attivi misurati in chilogrammo per ettaro di superficie agricola utilizzata ha subi’to una diminuzione rispetto al 2012, passando da 4,81 a 4,33 chilogrammi per ettaro. Dal 2005 il trend risulta in continua flessione. Negli ultimi anni e’ cresciuto l’interesse dei consumatori europei per la qualita’ dei prodotti agroalimentari. In questo ambito l’Italia occupa una posizione di rilievo e registra il numero di certificazioni piu’ elevato a livello comunitario. Al 31 dicembre 2013 le specialita’ agroalimentari italiane con marchi di qualita’ sono 261. Oltre all’Italia le produzioni di qualita’ sono valorizzate in Francia, Spagna e Portogallo. Il numero di aziende agrituristiche italiane sfiora le 21 mila unita’, gestite da donne in piu’ di un terzo dei casi. A livello territoriale, circa un quinto e’ concentrato in Toscana. Energia In Italia il consumo pro capite di energia elettrica risulta inferiore alla media europea e a quello degli altri paesi di grandi dimensioni, come Regno Unito, Spagna, Germania e Francia (anno 2012). Nel 2013 i consumi elettrici nel nostro Paese sono pari a 4.856,0 kWh per abitante. Rispetto al 2012, il consumo complessivo di energia elettrica aumenta nel settore dell’agricoltura e nel terziario mentre si riduce nell’industria e nel settore domestico. La produzione lorda di energia elettrica registra un valore pari a 48,1 GWh per 10 mila abitanti, in flessione rispetto al 2012 (50,3). Nel confronto europeo, l’Italia mostra valori inferiori alla media dei 28 paesi, mentre Francia e Germania segnalano livelli di produzione superiori (anno 2012). A livello territoriale, nel 2013 la produzione scende in tutte le ripartizioni, con ritmi piu’ marcati al Centro e nel Mezzogiorno. Continua ad aumentare la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili, pari al 33,7% nel 2013 (+6,8 punti percentuali rispetto al 2012). Nella distribuzione territoriale delle fonti rinnovabili, prevalgono l’apporto idrico nelle regioni montuose e la fonte eolica nel Mezzogiorno; lo sviluppo della produzione elettrica da biomasse risulta invece sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale, mentre la Toscana e’ la sola regione a produrre energia geotermica. Il confronto con i 28 paesi dell’Ue evidenzia per l’Italia valori superiori sia rispetto alla media, sia rispetto a quelli di Germania, Francia e Regno Unito (anno 2012). Infrastrutture e trasporti Nel 2013, la rete autostradale italiana si estende per 6.751 km e rappresenta poco piu’ del 9% di quella europea. In rapporto alle autovetture registrate, l’Italia si colloca tra i paesi dell’Unione a piu’ bassa intensita’ autostradale, ben lontana dai valori di Spagna, Francia e Germania. Il trasporto di merci su strada ha sviluppato nel 2013 un traffico di poco superiore a 127 miliardi di tonnellate-km (Tkm), in lieve crescita (+2,6%) rispetto al 2012. Il volume di traffico italiano, pari a 21,1 milioni di Tkm per diecimila abitanti, e’ inferiore a quello di tutti i principali partner dell’area dell’euro mentre nell’Ue28 risulta superiore solo a quelli di Irlanda, Grecia, Romania e Cipro. L’Italia dispone di una rete ferroviaria pari a 27,5 km ogni 100 mila abitanti, con forti differenze regionali. La rete ad alta velocita’ costituisce il 5,6% della rete complessiva. In ambito europeo, l’Italia e’ tra i paesi con estensione relativa minore, seguita da Regno Unito, Portogallo, Grecia e Paesi Bassi. La situazione migliora considerando la rete elettrificata: il nostro Paese risulta in posizione intermedia, preceduto tra gli altri da Francia e Germania, ma davanti a Spagna e Regno Unito (anno 2012). Il tasso di motorizzazione e’ pari a 608 autovetture ogni mille abitanti, in lieve diminuzione rispetto al 2012. Nel confronto europeo l’Italia e’ di gran lunga uno dei paesi piu’ motorizzati, preceduta solo dal Lussemburgo. Continuano a diminuire i decessi per incidente stradale. Rispetto all’anno precedente, nel 2013 si sono ridotti del 9,8% e corrispondono a 56,2 persone ogni milione di abitanti. Il numero di vittime della strada si conferma superiore a quello medio europeo e in confronto ai principali partner. Nel vecchio continente il valore piu’ elevato si registra in Romania (93 morti per milione di abitanti), quello piu’ basso in Svezia (27,2). Pur con un trend decrescente, nel 2012 l’Italia si conferma il primo paese europeo per trasporto di passeggeri via mare (con oltre 76,7 milioni di passeggeri) davanti alla Grecia. Sale inoltre al quarto posto per volume del traffico container (9,3 milioni di Teu) dopo Germania, Spagna e Paesi Bassi. Nel 2013, i primi paesi nell’Ue per traffico aereo di passeggeri sono Regno Unito, Germania, Spagna, Francia e Italia, tutti con oltre 100 milioni di passeggeri. Rispetto al 2012, l’Italia registra una leggera flessione. Nel 2014, l’88,1% degli occupati e il 71,8% degli studenti utilizzano un mezzo di trasporto pe r recarsi al luogo di lavoro o studio, privilegiando l’automobile. Scienza e tecnologia Nel nostro Paese la spesa per ricerca e sviluppo incide per l’1,26% sul Pil, in aumento sull’anno precedente (dati 2012). Tale valore non e’ lontano dall’obiettivo Europa 2020 fissato per l’Italia (1,53%), ma e’ ancora distante dall’obiettivo comune dei paesi Ue (3%) superato solo dai Paesi scandinavi. Il 93,1% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si connette a Internet tramite la banda larga (anno 2013), un valore superiore alla media Ue28 (90%) ma ancora distante da quello dei paesi europei in testa alla graduatoria come Finlandia, Francia e Danimarca, che registrano livelli pari o superiori al 97%. Gli addetti alla ricerca e sviluppo (in unita’ equivalenti a tempo pieno) sono 4 ogni mille abitanti (anno 2012), al di sotto della media europea (5,3) e dei valori delle economie piu’ importanti. Sul territorio nazionale si confermano forti disparita’ territoriali. Negli anni 2010-2012 la quota di imprese innovatrici sale da 31,5 a 35,5% rispetto al triennio precedente. L’industria si conferma il settore piu’ innovativo, con il 45,4% di imprese innovatrici contro il 29,5% dei servizi e il 20,3% delle costruzioni. In ambito europeo, l’Italia si posiziona al di sopra del valore medio dell’Unione; una propensione all’innovazione inferiore a quella italiana si registra tra gli altri in Francia, Regno Unito e Spagna. Nel 2012 il numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche e’ pari in Italia a 13,2 ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni. La quota risulta in costante aumento dal 2000; cio’ ha permesso al nostro Paese di raggiungere l’obiettivo fissato dalla Strategia di Lisbona (aumento del 10% in dieci anni). Belgio, Malta, Paesi Bassi, Ungheria, Cipro e Lussemburgo presentano valori piu’ contenuti. Il 57,3% della popolazione italiana di 6 anni e piu’ utilizza Internet nel 2014 e il 36,9% si connette quotidianamente. Sono le nuove generazioni a fruire di piu’ della Rete: quasi la totalita’ dei 15-24enni si connette a Internet e piu’ della meta’ lo fa tutti i giorni. La posizione nazionale e’ decisamente inferiore alla media Ue28 (72% nel 2013). Poco piu’ di sei famiglie su dieci si connettono a Internet tramite la banda larga; a livello territoriale il Mezzogiorno, e in particolare la Basilicata (51,8%), si trovano in posizione svantaggiata. Nel confronto europeo, la quota di famiglie italiane e’ inferiore alla media dei 28 paesi (76%), su valori non dissimili a quelli spagnoli (69%). I tassi piu’ elevati si riscontrano nei paesi del Nord Europa (88% in Finlandia), quello piu’ basso in Bulgaria (54%). Macroeconomia Nel 2013 il Pil pro capite italiano, misurato in parita’ di potere d’acquisto, risulta inferiore del 2,2% a quello medio dell’Ue28, e’ piu’ contenuto di quelli di Germania e Francia e appena superiore al prodotto interno lordo spagnolo. La quota dei consumi italiani sul Pil scende al 79,9%, ma si mantiene piu’ elevata rispetto alla media dei 28 paesi Ue (78,5%) e a quelle dei principali paesi dell’area. L’incidenza degli investimenti e’ poco meno del 18% e risulta inferiore alla media europea (19,3%); Francia, Germania e Spagna presentano incidenze superiori (rispettivamente 22,1, 19,7 e 18,5%). Nel 2013 la produttivita’ del lavoro in Italia risulta sostanzialmente in linea con la media dei paesi Ue ma inferiore rispetto a quella registrata in Francia, Germania e Spagna. Tra il 2002 e il 2013 il livello e’ peggiorato, rispetto alla media Ue27 in Italia oltre che nel Regno Unito, in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Grecia e Finlandia. Il trend al ribasso dei prezzi delle abitazioni, in atto in Italia dal 2012, si accentua nel 2013. La caduta dei prezzi risulta pari al 5,7% ed e’ tra le piu’ ampie tra i paesi dell’Unione europea. Flessioni dei prezzi maggiori si registrano solo nei Paesi Bassi, Spagna e Croazia. La diminuzione dei prezzi risulta piu’ marcata per le abitazioni esistenti rispetto a quelle nuove. Negli ultimi dieci anni e’ diminuita la quota di mercato delle esportazioni italiane sul commercio mondiale, dal 3,9% del 2004 al 2,8% del 2013, seguendo una tendenza comune a molte delle economie piu’ avanzate anche per via della forte espansione della quota cinese, passata nello stesso periodo da 6,5% a 12,1%. A livello territoriale, il contributo principale alle vendite italiane sui mercati esteri proviene dal Nord (oltre il 71%); il Mezzogiorno registra una quota molto limitata (10,9%) e in diminuzione nell’ultimo anno. Lavoro Nel 2013 risultano occupate quasi sei persone su dieci in eta’ 20-64 anni, con un forte squilibrio di genere a sfavore delle donne e un marcato divario territoriale tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno. Il divario di genere e’ piu’ contenuto in Valle d’Aosta, maggiore in Puglia. Nella graduatoria europea, solamente Grecia, Croazia e Spagna presentano tassi di occupazione inferiori al nostro Paese. Il tasso di occupazione dei 55-64enni e’ pari al 42,7% (+2,3 punti percentuali rispetto al 2012), inferiore alla media Ue28 (50,1%). La Svezia registra il valore europeo piu’ elevato (73,6%), la Slovenia quello piu’ basso (33,5%). Scende al 13,2% l’incidenza del lavoro a termine. Tale valore e’ sostanzialmente in linea con la media europea mentre Germania, Francia e Spagna mostrano valori piu’ elevati. Cresce invece la quota di occupati a tempo parziale (17,9%) soprattutto a causa dell’incremento del part time involontario. In Europa, questa modalita’ di occupazione e’ diffusa soprattutto nei paesi nordici (50,7% l’incidenza nei Paesi Bassi), mentre lo e’ poco nei paesi dell’Est di piu’ recente adesione all’Unione. L’Italia ha un alto tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro, al 21,7% nel 2013 (26,1% per le donne). Si tratta di un indicatore particolarmente importante per quei paesi, come l’Italia, dove c’e’ una quota elevata di persone che non cercano lavorano attivamente e quindi non rientrano nel conteggio della disoccupazione. Nella media Ue28 il tasso si attesta al 14,1%; solo Spagna, Grecia e Croazia presentano valori piu’ elevati di quello italiano. Il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,2% nel 2013, 1,5 punti percentuali in piu’ rispetto all’anno precedente. L’incremento interessa entrambe le componenti di genere, ma si riduce il differenziale a sfavore delle donne. La media dell’Ue28 si attesta al 10,8%; valori inferiori al 6% si registrano in Austria, Germania e Lussemburgo, mentre in Grecia e Spagna sono superiori al 25%. Le difficolta’ sul mercato del lavoro hanno determinato un consistente aumento della disoccupazione di lunga durata (oltre 12 mesi), la cui incidenza risulta nel 2013 al 56,4%. La crescita particolarmente elevata per la componente maschile (56,1%) ha comportato un riequilibrio dell’indicatore tra i generi. Nella media Ue28, la disoccupazione di lunga durata si attesta al 47,5%; la Slovacchia si conferma il paese con la quota piu’ elevata (70,2%), i paesi scandinavi quelli con i valori piu’ contenuti (18,5% in Svezia). Condizioni famiglie Nel 2012 circa sei famiglie residenti su dieci (62%) hanno conseguito un reddito netto inferiore all’importo medio annuo di 29.426 euro, pari a circa 2.452 euro al mese. In Sicilia si registra il reddito medio annuo piu’ basso (circa il 29% in meno del valore medio italiano) mentre in Campania si osserva la piu’ elevata concentrazione del reddito; all’opposto l’equita’ si mantiene alta nella provincia autonoma di Bolzano. I paesi dell’Ue28 presentano notevoli differenze. La diseguaglianza risulta piu’ alta in Bulgaria, Lettonia e Lituania e piu’ bassa in Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Svezia. Nei primi mesi del 2014 il 43,5% delle persone over14 si dichiara molto o abbastanza soddisfatto della propria situazione economica, quota in aumento rispetto allo scorso anno (40,1%). Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una forte variabilita’ regionale, dal 66,2% di Bolzano al 30,2% della Sicilia. Protezione sociale In Italia la spesa per la protezione sociale supera il 30% del Pil nel 2013; il suo ammontare per abitante sfiora gli 8 mila euro l’anno. All’interno della Ue28, l’Italia presenta valori appena superiori alla media, sia in termini pro capite sia di quota sul Pil. In quest’ultimo confronto, nel 2012 i valori piu’ elevati si registrano in Danimarca (34,6%), quelli piu’ contenuti in Lettonia (14%). Nel 2013 sono state erogate in Italia 23,3 milioni di pensioni, con una spesa complessiva di poco inferiore a 273 miliardi di euro. Nell’Italia settentrionale si concentra la maggior parte delle prestazioni pensionistiche (47,8%) e della spesa erogata (50,7%). Il 56,2% dei comuni italiani ha attivato nel 2012 almeno un servizio tra asili nido, micronidi o altri servizi integrativi/innovativi per l’infanzia. La disparita’ fra le regioni nella diffusione di servizi per l’infanzia e’ ancora ampia, con valori che variano dall’8,8% della Calabria al 100,0% del Friuli-Venezia Giulia. Nel 2012, la percentuale di bambini di 0-2 anni che utilizzano servizi pubblici per l’infanzia e’ pari al 13,5%. La distribuzione sul territorio nazionale e’ molto disomogenea, con ampi divari tra il Nord-est (19,1%) e il Mezzogiorno (5%). A livello regionale, si passa dal 2,1% della Calabria al 27,3% dell’Emilia-Romagna. Finanza pubblica Nel 2013 l’indebitamento netto si riduce, portandosi al 2,8% del Pil. Tra i paesi dell’Uem, l’Italia si colloca al secondo posto, dopo la Germania, per saldo primario in percentuale del Pil (indebitamento netto esclusi gli interessi passivi); al decimo posto per l’indebitamento netto. L’Italia si conferma tra i paesi dell’Ue con un elevato rapporto debito/Pil. Nel 2013 questo rapporto si attesta al 127,9% (+5,7 punti percentuali sull’anno precedente), valore inferiore solamente a quelli di Grecia e Portogallo. La pressione fiscale in Italia raggiunge il 43,3% nel 2013, collocando il nostro Paese al sesto posto nell’Ue28. Rispetto ai principali partner europei il valore italiano risulta inferiore solo a quello della Francia. La Pubblica amministrazione italiana spende circa 13,5 mila euro per abitante, un valore leggermente superiore a quello medio dell’Ue28. Tra le grandi economie dell’Unione, Francia, Germania e Regno Unito presentano livelli piu’ elevati, mentre la Spagna spende meno dell’Italia.