Italia, 20 anni di pasta: ecco come la regina della Dieta Med è diventata globale

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Nel 1998 si festeggiava, a Napoli, la prima Giornata mondiale della Pasta, con l’intento di raccontare questo cibo buono, salutare, nutriente, accessibile e sostenibile, celebrando la sua storia e auspicando il suo ruolo di protagonista nell’alimentazione mondiale del futuro. Da allora, con cadenza annuale, l’appuntamento si è rinnovato, toccando diverse città, in Italia (Genova, Roma, Napoli, di nuovo Roma, Milano) e nel mondo (Barcellona, Buenos Aires, Città del Messico, Istanbul, New York, Mosca, Rio de Janeiro, San Paolo del Brasile), fino all’edizione 2018 nella “città-mondo” Dubai. Nel corso di questi 20 anni è cambiata la percezione che il mondo ha della pasta e dei carboidrati: la pasta ha assunto una dimensione sempre più globale ed ha saputo trasformarsi andando incontro alle esigenze dei consumatori. In 20 anni la produzione mondiale di pasta è aumentata del 63%. In 20 anni, è passata da 9,1 a 14,8 milioni di tonnellate. Secondo i dati di IPO (International Pasta Organisation) sono 40 i Paesi che ne producono in quantità superiori alle 20.000 tonnellate. Allora come oggi, l’Italia guida questo mercato. E 1 piatto di pasta su 4 mangiato nel mondo (3 su 4 in Europa) è fatto con pasta italiana. Sono quasi raddoppiati (53 oggi contro i 30 di allora) i Paesi dove si consuma più di 1 kg pro capite di pasta all’anno. In Italia il consumo pro capite è di 23,5 chilogrammi, contro i 17 kg della Tunisia, seconda in questa speciale classifica. Seguono Venezuela (12 kg), Grecia (11 kg), Cile (9,4 kg), Stati Uniti (8,8 kg), Argentina e Turchia a pari merito (8,7 kg). La pasta continua ad essere amata anche in Perù (7,8 kg), Russia (7,2 kg), Canada (6,3 kg), Brasile (5,8 kg). Buoni i consumi UE, specialmente in Francia (8 kg), Germania (7,7 kg) Ungheria (7,5 kg), Portogallo (6,5 kg), Belgio (5 kg) e Austria (4,8 kg). Rispetto a 20 anni fa il mondo mangia sempre più pasta italiana, la migliore al mondo. Secondo elaborazioni di AIDEPI, sono aumentati i Paesi destinatari (oggi quasi 200, +34%) ed è più che raddoppiata la quota export, da 740mila a oltre 2 milioni di tonnellate, il 56% della produzione. Germania, UK, Francia, USA e Giappone si confermano i Paesi più ricettivi verso la pasta italiana. Nel 2010 l’Unesco ha dichiarato la Dieta Mediterranea patrimonio comune immateriale dell’umanità. E la pasta, in questa dieta, ha un ruolo d’elezione. Modello alimentare sano ed equilibrato fondato prevalentemente su cibi di origine vegetale e sul loro consumo diversificato e bilanciato, come hanno dimostrato diversi studi scientifici, aiuta a prevenire le principali malattie croniche come patologie cardiovascolari, diabete, bulimia e obesità, tumori. Negli anni, complici anche gli appelli di nutrizionisti e autorità sanitarie per una alimentazione più sana e consapevole, la frugalità e la semplicità della pasta secca sono diventati un incentivo al consumo. L’innovazione di prodotto ha garantito a tutti un piatto di pasta. Come se non bastassero centinaia di formati, i pastai stanno rispondendo alle nuove esigenze del consumatore globale puntando su innovazione e diversificazione dell’offerta: pasta integrale, gluten free, bio, fortificate, con farine di legumi e superfoods, a rapida cottura. Non solo: in 20 anni la pasta è diventata sempre più sostenibile. L’innovazione più importante è quella che non si vede nel piatto. In questi anni, grazie al miglioramento dei processi e a contratti di coltivazione che puntano sulla sostenibilità e buone pratiche agricole, i pastai hanno ridotto sensibilmente i consumi d’acqua e emissioni di CO2 connessi alla produzione di pasta. Questo alimento ha un impatto ambientale estremamente basso (l’impronta ecologica per porzione di 1 m² globale). Inoltre, a tavola è protagonista di tanti piatti anti spreco che valorizzano gli avanzi in piatti sostanziosi e prelibati. Infine, che sia in cartone o in film plastico, il suo packaging permette un recupero al 100% dei materiali di imballaggio.
Oggi la pasta è di casa nei ristoranti di tutto il mondo e, nel 2006, è nato l’ONU della Pasta: è l’IPO, International Pasta Organisation, che ha come missione raccontare al mondo i plus, anche nutrizionali, di un’alimentazione basata sulla pasta. E ha dato una spinta decisiva alla realizzazione del documento di Consenso Scientifico “Healthy Pasta Meal” sottoscritto da nutrizionisti di tutto il mondo che incorpora le più recenti evidenze sull’importanza della dieta Mediterranea e sul ruolo che gioca la pasta al suo interno.
La pasta ha saputo rispondere anche alle fake news delle diete iper proteiche. Dal 2002, anno in cui il New York Times conia il neologimo “carbophobia” e circa 26 milioni di americani, a partire da Bill Clinton, abbandonano del tutto pasta, pane e patate, sono cambiate molte cose: diversi autorevoli studi dimostrano che la pasta non fa ingrassare e una dieta a base di carboidrati allunga la vita, specie se inserita nel quadro di un modello alimentare mediterraneo. Mentre lla comunità scientifica americana ha espresso forti dubbi sulla salubrità delle diete iperproteiche. Risultato: negli USA, consuma abitualmente carboidrati il 41% della popolazione americana, +25% rispetto a 10 anni fa. E un’altra inquilina della Casa Bianca, Michelle Obama, si è fatta immortalare dal Time con un piatto di spaghetti, per promuovere stili di vita salutari e sostenibili. Infine, la pasta ha contribuito ad archiviare l’ingiustificata demonizzazione del glutine. Dopo la carbofobia, la glutenfobia: le esortazioni a ridurre o eliminare il consumo di pasta per via della presenza del glutine, accusato di far male o far ingrassare, sono state liquidate dalla comunità scientifica internazionale come accuse prive di fondamento. Questa proteina è nociva solo per coloro che soffrono di celiachia o gluten sensitivity (e questa fetta di popolazione può scegliere la pasta gluten free). Inoltre mangiare senza glutine se non si è celiaci ha diverse controindicazioni per la salute.