Italia alla scoperta dell’Africa:
missione in Congo per le Pmi

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E’ l’Africa la nuova frontiera? Sembra esserne convinto il Governo italiano che, da qualche mese, va intensificando le relazioni con le aree considerate economicamente più promettenti. E’ l’Africa la nuova frontiera? Sembra esserne convinto il Governo italiano che, da qualche mese, va intensificando le relazioni con le aree considerate economicamente più promettenti. Come il Congo, Paese al centro – in questi giorni – della missione guidata da Carlo Calenda, vice ministro per lo Sviluppo economico, con un gruppo di aziende, associazioni imprenditoriali e istituzioni finanziarie. Obiettivo: esplorare le opportunità di business di un mercato che lo stesso Calenda definisce “tra i più dinamici del continente nero”. La missione (cui prendono parte anche Confindustria e Ice) punta a rilanciare il ruolo dell’Italia nel continente sub sahariano. Non è un caso che, come ricorda ancora il vice ministro, “viene dopo, e anzi ne costituisce il seguito operativo, la visita di luglio del presidente del Consiglio Matteo Renzi”. Al secondo posto tra i partner europei del Congo, l’Italia si presenta con grandi aziende come Fs, Italcementi, Italferr, Saipem, Selex, Trevi, ma anche tante Pmi decise a cogliere le tante nuove opportunità che stanno emergendo nel settore dell’agroindustria, infrastrutture, costruzioni, oil&gas. “Il Congo – sottolinea Calenda – è determinato a compiere giganteschi passi sulla via dello sviluppo industriale e infrastrutturale. L’Italia e il suo sistema imprenditoriale possono essere un partner di riferimento in questo processo. L’intenso programma di lavoro di questi giorni, che include l’incontro con il Presidente Sassou i tutti i ministri economici e visite nelle zone economiche speciali di Oyo e Pointe-Noire, farà compiere al nostro partenariato quel salto di qualità che le nostre aziende auspicano”. All’indomani della crisi internazionale del 2008, il Congo ha registrato tassi di crescita dell’8,71% nel 2010, attestandosi su ritmi compresi tra il 6 e il 5,5 nei tre anni successivi. In particolar modo, la crescita economico-finanziaria del Paese si è mantenuta stabile soprattutto grazie alla disponibilità di risorse naturali, tra le quali il secondo bacino idrografico più grande al mondo, e gli ingenti finanziamenti stranieri dovuti alla necessità di ricostruire la maggior parte delle infrastrutture del Paese.