Italia in Centro America per gestire le calamità: nel progetto “Riesca” anche il Cnr di Napoli

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“Eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni, frane, tempeste tropicali… i disastri naturali sono talmente frequenti che potremmo definirli una costante nei Paesi dell’America Centrale. L’Italia qui non interviene per risolvere i problemi, ma per condividere conoscenze e strategie maturate nel tempo, con l’obiettivo di creare sostenibilita’ e resilenzia rispetto alla gestione del rischio”. Cosi’ alla Dire Giuseppe Giunta, ordinario di Geologia strutturale all’Universita’ di Palermo, nonche’ coordinatore Progetti pericolosita’ naturali e scenari di rischio in Centro America, finanziato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics). Sintetizzato nell’acronimo ‘Riesca’, il piano lanciato nel 2015 mette in collaborazione a partire dall’ateneo di Palermo anche il Cnr di Pisa e di Napoli e l’Osservatorio geofisico sperimentale di Trieste, con gli Atenei e le Protezioni civili di quattro Paesi: El Salvador, Nicaragua, Guatemala e Honduras. In una regione dove circa ogni anno avviene almeno un terremoto catastrofico – l’ultimo domenica scorsa in Messico, di magnitudo 7.2, “stranamente non si e’ consolidato un certo modus operandi a livello regionale”, spiega il docente. Altra stranezza, “e’ che le citta’ piu’ popolose sorgono proprio nelle zone piu’ ad alto rischio”. Qui “si costruisce secondo i criteri antisismici – assicura l’esperto – ma come tutte le metropoli esistono rioni antichi e periferie non a norma per sostenere l’impatto di terremoti o inondazioni. E l’assenza di adeguati piani d’emergenza fa si’ che come spesso accade a farne le spese siano i piu’ poveri”.