Italia e Algeria, interessi comuni nel Mediterraneo

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In foto Ahmed Boutalhe, a sinistra, con Sergio Mattarella

Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Algeria presso la Repubblica Italiana, Ahmed Boutache, si è recato il 17 febbraio 2020 a Palazzo San Giacomo per una visita di cortesia al Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, con il quale ha discusso delle opportunità di cooperazione decentralizzata in vari settori.Ad esempio nel Mediterraneo è in atto una diatriba tutta europeo per il controllo esclusivo delle risorse economiche della zona, in relazione alla pesca ma anche ai giacimenti di idrocarburi. Con un decreto presidenziale del 2018 l’Algeria ha esteso la sua zona economica esclusiva (ZEE) a poche miglia dal mare sardo, ma ha portato la sua giurisdizione economica anche a un fazzoletto di mare dall’isola di Cabrera (a sud di Maiorca). L’Italia aveva presentato una contestazione ufficiale all’Onu contro le rivendicazioni algerine. Il Paese africano aveva risposto “assicurando al governo italiano la piena disponibilità a lavorare insieme, attraverso il dialogo, al fine di raggiungere una soluzione equa e reciprocamente accettabile sui limiti esterni della zona economica esclusiva, secondo quanto previsto dall’articolo 74 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. Il ministero degli Esteri ha annunciato l’istituzione di una commissione tecnica mista con la controparte per stabilire i confini marittimi. Spiega Massimiliano Musi, docente di diritto della navigazione all’Università degli studi di Teramo: “Si tratta di una zona di mare che viene definita da una convenzione del 1982, chiamata UNCLOS, acronimo del nome in inglese United Nations Convention on the Law of the Sea (convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), che all’art 56 parla di ZEE. Si tratta di una zona nella quale lo Stato che la dichiara ha il diritto di svolgere le attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali marine, viventi e non viventi, e quindi anche degli idrocarburi. Gli articoli di riferimento della convenzione sono due, art.56 e art.74. L’art.74 ci dice che quando ci sono delle zone di mare in cui la distanza delle coste degli Stati frontisti è inferiore a 400 miglia nautiche, la dichiarazione delle ZEE deve essere preceduta da un accordo che risolva la questione in maniera equitativa”. Le sovrapposizioni delle zone di mare non sono vietate, ma possono essere fonte di conflitto. L’unica soluzione è dunque quella di stipulare un accordo: la partita con l’Algeria è attualmente aperta. Ma, come spiega Musi, gli interessi da comporre sono tanti e non esclusivamente con i dirimpettati del nord Africa. L’esempio è quello dei rapporti tra Italia e Francia, che “dal 1973 tentano di ratificare un accordo, che si è arenato nel 2015, per la demarcazione delle loro ZEE”. Il conflitto potenziale su basi economiche si risolve ai tavoli della diplomazia, già operativi. Ma il rischio di divergenze non sanabili, seppure remoto esiste. “In astratto, il problema si può porre per i pescatori e per i diritti di esplorazione e sfruttamento delle risorse fossili – dice Massimiliano Musi – in teoria, i pescatori sardi che battono quel tratto di mare potrebbero essere sottoposti a provvedimenti di sequestro delle loro imbarcazioni, sulla base di questa dichiarazione unilaterale dell’Algeria. Un’ipotesi abbastanza remota perché sotto il profilo diplomatico sarebbe una sorta di dichiarazione di guerra. Dall’altro lato, è interessante considerare che, posto che l’Algeria non è un Paese dell’Ue, non è quindi tenuta a rispettare i parametri della direttiva 2013/30/Ue sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi. Potrebbero perciò essere effettuate delle operazioni di esplorazione e sfruttamento in una zona davvero vicina all’Italia: la cuspide di questa ZEE è a 60 miglia nautiche dal golfo di Oristano. Il paradosso è che le imprese algerine potrebbero svolgere queste attività, sganciate dalla normativa di tutela dell’Unione europea.