Italia-Giappone, 150 anni di relazioni diplomatiche: incontri e mostre alla Farnesina

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“Una naturale empatia”: la formula è di Franco Mazzei, professore emerito presso l’Orientale di Napoli e docente alla Luiss, e riassume perfettamente la qualità dei rapporti tra l’Italia e il Giappone, di cui si festeggiano esattamente oggi i 150 anni di relazioni diplomatiche. Un evento celebrativo, con un convegno dedicato proprio ad alcuni aspetti salienti della storia delle relazioni diplomatiche tra Roma e Tokyo, si è svolto oggi al ministero degli esteri, nell’ambito delle manifestazioni della nuova edizione di “Farnesina Porte Aperte”. 
Il direttore generale per la Mondializzazione e le questioni globali della Farnesina Massimo Gaiani, il presidente della Fondazione Italia-Giappone, Umberto Vattani e Naomi Takasu, direttrice dell’Istituto Giapponese di Cultura, hanno approfondito, insieme ad altri studiosi ed esperti, i temi fondamentali della storia delle relazioni bilaterali tra Italia e Giappone. A conclusione dell’evento è stato possibile visitare la mostra documentale e bibliografica centrata sul primo trattato bilaterale di amicizia e di commercio firmato a Yeddo (Edo) il 25 agosto 1866, la mostra fotografica “Meian, chiaroscuri giapponesi”, dell’artista Maria Bonanotte oltre alla collezione d’arte contemporanea della Farnesina. 
Federica Onelli, funzionario archivista di Stato (Segretaria generale Maeci Unità di analisi, programmazione e documentazione sotrico diplomatica) ha illustrato nelle grandi linee quali sono i fondi di archivio disponibili, dai quali è stata tratta la documentazione per la mostra. L’architetta Maria Concetta Migliaccio ha presentato i progetti degli anni venti del secolo scorso (presenti alla mostra) per la nuova ambasciata d’Italia a Tokyo, alla fin fine mai realizzata per una questione di costi. Il progetto di Florestano di Fausto, diventato poi famoso soprattutto per le sue realizzazioni in Libia e a Rodi, è in stile internazionale, ispirato a nomi famosi come Josef Hoffmann o Frank LLoyd Wright. Al convegno sono anche intervenuti Junichi Oue, professore di giapponese all’Orientale e il giornalista Tetsuro Akanegakubo. Oue ha ricordato che l’ateneo napoletano ha stretto ben 13 accordi con altrettante università nipponiche e che l’Italia è il quarto paese europeo per numero di studenti che studiano il giapponese dopo Gran Bretagna, Germania e Francia.