Italia povera e impaurita ed entra in vigore l’Assegno di Inclusione

Tra incertezza, paura e speranza il nuovo anno è stato accolto. E’ realtà, e nei nostri giorni del 2024, l’Italia si riscopre povera ed impaurita. Gli italiani sono malinconici e intimoriti dagli eventi globali. Si cercano benessere ed equità, c’è il timore per l’inflazione e per la criminalità. Ma il primo gennaio 2024 ha sancito anche il pensionamento del Reddito di Cittadinanza, la nota misura di contrasto alla povertà che per qualche anno ha supportato milioni di famiglie italiane, sostituita dal nuovo strumento di contrasto alla povertà pensato dal Governo Meloni, l’Assegno di Inclusione. La nuova misura è rivolta ai nuclei familiari che includono almeno una persona disabile, minori, over sessanta o in condizioni di svantaggio; quest’ultima prevede la certificazione da parte della pubblica amministrazione ed è vincolata all’inserimento all’interno di un programma di cura e assistenza dei servizi sociosanitari territoriali. In tema, sono state rilasciate proprio in prossimità del nuovo anno, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, delle linee guida, al fine di chiarire i soggetti ritenuti svantaggiati e delucidare quanti ancora sono perplessi e smarriti verso la nuova misura. Una misura complessa, che nel limitare l’accesso a molte famiglie in condizioni vulnerabili e di difficoltà economica, richiede sin da subito la sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale (PAD), requisito fondamentale unitamente ai requisiti canonici per accedere alla misura, ed è condizionata alla partecipazione a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Ciò implica, che dopo le formalità burocratiche, i componenti del nucleo familiare verranno convocati entro centoventigiorni dai servizi sociali del Comune, che avranno il compito di analizzare vari aspetti della vita familiare, valutando i bisogni e fornendo interventi e servizi. Difatti, i componenti potranno essere avviati a percorsi di lavoro o formazione oppure restare in carico ai servizi sociali nell’ambito di una progettazione che riguarda aspetti sociali, educativi e personali. Restano dal Reddito di Cittadinanza i Progetti Utili alla collettività, i PUC. La platea di beneficiari si stima in 737 mila nuclei. C’è paura nel ritratto dell’Italia che viene fuori. Si contano oltre 5 milioni e 674 mila poveri assoluti in Italia, un residente su dieci non ha accesso a un livello di vita dignitoso. A dirlo è il Rapporto 2023 su Povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas. E proprio alla Caritas continuano ad allungarsi le file di chi chiede aiuto. La povertà in Italia è aumentata ancora. Nel 2022 sono cresciute del 12.5% le persone che hanno avuto la necessità di chiedere aiuto ai centri parrocchiali e alla Caritas. L’età media è di 46 anni. Sono in maggioranza donne, 52.1%, a chiedere aiuto e sempre più sono le persone con un lavoro che necessitano di assistenza e di supporto per arrivare a fine mese. Pesa l’inflazione. Pesano le bollette salite per il caro energia. Pesano le rate dei mutui per i tassi sempre più alti. In Italia tre minori su dieci sono a rischio, il 46% al Sud, l’Istat fotografa un quadro alquanto preoccupante, dove i piccoli sono quelli che pagano sempre le conseguenze più pesanti, soprattutto per scelte non loro. Una fragilità confermata anche dall’Unicef, per cui un bimbo su quattro nel nostro Paese vive in condizioni di povertà legate al reddito. Il volto dei poveri è dignitoso, si bagna di lacrime, quando accedono ai servizi sociali, talvolta per chiedere aiuti e contribuiti, che spesso sono inesistenti, inermi anche gli operatori che si sentono impotenti davanti al bisogno. E’ frustrante questa circostanza. Di povertà non si parla, è sempre motivo di vergogna. Non sono più gli angoli delle città a restituirci i visi e le storie di bisogno, ma sono i vicini di casa, gli anziani, le famiglie comuni che non sono più in grado di fare la spesa, di pagare l’affitto o di saldare le bollette. E’ la disperazione in cui sono piombate migliaia di famiglie, molte perlopiù, escluse della nuova misura di contrasto alla povertà. E allora siamo davvero in grado di guardare in faccia al bisogno di migliaia di famiglie e di generare una risposta coerente e duratura, senza palliativi o contentini? E’ tempo di chiederselo per non finire sull’orlo del baratro.