Italia, Rapporto Migrantes: il Covid non ferma la fuga all’estero

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ANTONIO SERRA COORDINATORE NAZIONALE MISSIONE CATTOLICHE INGHILTERRA E GALLES MARIA CUFFARO GIORNALISTA STEFANO RUSSO SEGRETARIO GENERALE CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA DELFINA LICATA FONDAZIONE MIGRANTES GIAN CARLO PEREGO PRESIDENTE FONDAZIONE MIGRANTES MASSIMO VEDOVELLI UNIVERSITA PER STRANIERI DI SIENA

Da gennaio a dicembre 2020 si sono iscritti all’AIRE (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero), 222.260 cittadini italiani, il -13,7% dall’anno prima quando erano, in valore assoluto, quasi 258 mila. Il 49,3% si è iscritto per espatrio (nel 2020 era 50,8%); il 36,0% lo ha fatto per nascita all’estero (nel 2020: il 35,5%); il 5,9% per reiscrizione da irreperibilità (nel 2020: il 6,7%); il 3,2% per acquisizione di cittadinanza (nel 2020: 3,6%); lo 0,5% per trasferimento dall’AIRE di un altro Comune (nel 2020: lo 0,7% nel 2020) e il 5,0% per altri motivi (nel 2020: il 2,7%). “Già da questi dati è evidente che la mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all’estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze, il numero cioè dei connazionali che hanno materialmente lasciato l’Italia recandosi all’estero da gennaio a dicembre 2020”. Questa l’analisi del Rapporto italiani nel mondo, di Migrantes, reso noto lo scorso 9 novembre. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all’anno precedente. Il 54,4% (59.536) sono maschi, il 66,5% (72.879) celibi o nubili, il 28,5% (31.268) coniugate/i, il 2,2% divorziate/i (2.431). Nonostante la generale riduzione, le caratteristiche complessive restano invariate rispetto al 2020, riferisce ancora il Rapporto: si tratta, cioè, di una mobilità prevalentemente maschile, giovane (il 42,8% ha tra i 18 e i 34 anni, percentuale al rialzo di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e giovane adulta (il 23,1% ha tra i 35 e i 49 anni). I minori si confermano il 20,2%. Nel generale calo registrato nel numero delle partenze, pari a -16,3%, le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-28,7% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%): nell’anno della pandemia, il “rischio” di uno spostamento, secondo l’analisi di Migrantes, è stato volutamente evitato dai profili più fragili, anziani e bambini. Gli anziani sono stati i più colpiti dal coronavirus per numero di decessi e ai bambini, che sono esclusi dalla vaccinazione, è stato dato il ruolo di principali vettori di trasmissione del virus.

“Dopo un continuo e progressivo aumento dal 2014 al 2020, per la prima volta, a gennaio 2021, si registra un’inversione di tendenza che, in ogni caso, in valore assoluto, “non significa né scendere sotto le 100 mila unità, né interrompere la continua e costante crescita che la mobilità degli italiani registra dal 2014, ultimo anno in cui il numero di iscrizioni per espatrio in un anno è stato inferiore a 100 mila unità. – si legge nel Rapporto di Migrantes – da gennaio a dicembre 2020 si sono, infatti, iscritti all’AIRE 222.260 cittadini italiani, il -13,7% dall’anno prima quando erano, in valore assoluto, quasi 258 mila”. Il 49,3% si è iscritto per espatrio (nel 2020 era 50,8%); il 36,0% lo ha fatto per nascita all’estero (nel 2020: il 35,5%); il 5,9% per reiscrizione da irreperibilità (nel 2020: il 6,7%); il 3,2% per acquisizione di cittadinanza (nel 2020: 3,6%); lo 0,5% per trasferimento dall’AIRE di un altro Comune (nel 2020: lo 0,7% nel 2020) e il 5,0% per altri motivi (nel 2020: il 2,7%). “Già da questi dati è evidente che la mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all’estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze, il numero cioè dei connazionali che hanno materialmente lasciato l’Italia recandosi all’estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, – afferma il Rapporto – si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all’anno precedente. Il 54,4% (59.536) sono maschi, il 66,5% (72.879) celibi o nubili, il 28,5% (31.268) coniugate/i, il 2,2% divorziate/i (2.431)”. Nonostante la generale riduzione, le caratteristiche complessive restano invariate rispetto al 2020: si tratta, cioè, di una mobilità prevalentemente maschile, giovane (il 42,8% ha tra i 18 e i 34 anni, percentuale al rialzo di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e giovane adulta (il 23,1% ha tra i 35 e i 49 anni). I minori si confermano il 20,2%.

Nel generale calo registrato nel numero delle partenze, pari a -16,3%, le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-28,7% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%): nell’anno della pandemia, il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai profili più fragili, anziani e bambini. Gli anziani sono stati i più colpiti dal coronavirus per numero di decessi e ai bambini, che sono esclusi dalla vaccinazione, è stato dato il ruolo di principali vettori di trasmissione del virus. “Dopo un continuo e progressivo aumento dal 2014 al 2020, per la prima volta, a gennaio 2021, si registra un’inversione di tendenza che, in ogni caso, in valore assoluto, non significa né scendere sotto le 100 mila unità, né interrompere la continua e costante crescita che la mobilità degli italiani registra dal 2014, ultimo anno in cui il numero di iscrizioni per espatrio in un anno è stato inferiore a 100 mila unità. Pertanto, se dal 2014 al 2021 l’aumento della mobilità italiana è del +16,1%, l’inversione di tendenza la si registra dal 2017, quando il numero delle partenze in valore assoluto (oltre 124 mila) supera quello registrato a inizio 2021, arrivando a determinare una diminuzione del -11,7% che diventa -16,3% dal 2020, considerando quest’ultimo l’anno record per numero di iscrizioni per espatrio in un anno (quasi 131 mila) – si legge nel Rapporto – pertanto, se dal 2014 al 2021 l’aumento della mobilità italiana è del +16,1%, l’inversione di tendenza la si registra dal 2017, quando il numero delle partenze in valore assoluto (oltre 124 mila) supera quello registrato a inizio 2021, arrivando a determinare una diminuzione del -11,7% che diventa -16,3% dal 2020, considerando quest’ultimo l’anno record per numero di iscrizioni per espatrio in un anno (quasi 131 mila)”.

Nel generale calo registrato nel numero delle partenze, pari a -16,3%, le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-28,7% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%): nell’anno della pandemia, il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai profili più fragili, anziani e bambini. Gli anziani sono stati i più colpiti dal coronavirus per numero di decessi e ai bambini, che sono esclusi dalla vaccinazione, è stato dato il ruolo di principali vettori di trasmissione del virus. “Dopo un continuo e progressivo aumento dal 2014 al 2020, per la prima volta, a gennaio 2021, si registra un’inversione di tendenza che, in ogni caso, in valore assoluto, non significa né scendere sotto le 100 mila unità, né interrompere la continua e costante crescita che la mobilità degli italiani registra dal 2014, ultimo anno in cui il numero di iscrizioni per espatrio in un anno è stato inferiore a 100 mila unità. Pertanto, se dal 2014 al 2021 l’aumento della mobilità italiana è del +16,1%, l’inversione di tendenza la si registra dal 2017, quando il numero delle partenze in valore assoluto (oltre 124 mila) supera quello registrato a inizio 2021, arrivando a determinare una diminuzione del -11,7% che diventa -16,3% dal 2020, considerando quest’ultimo l’anno record per numero di iscrizioni per espatrio in un anno (quasi 131 mila) – si legge nel Rapporto – pertanto, se dal 2014 al 2021 l’aumento della mobilità italiana è del +16,1%, l’inversione di tendenza la si registra dal 2017, quando il numero delle partenze in valore assoluto (oltre 124 mila) supera quello registrato a inizio 2021, arrivando a determinare una diminuzione del -11,7% che diventa -16,3% dal 2020, considerando quest’ultimo l’anno record per numero di iscrizioni per espatrio in un anno (quasi 131 mila)”.