Italia sempre più vecchia e previdenza verso il collasso Diamo incentivi a chi fa figli

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Si accentua l’invecchiamento della popolazione per l’Italia, ci supera solo la Germania. Nel nostro Paese dal gennaio 2013 si contano 151,4 persone oltre i 65 anni ed abbiamo solo 100 giovani con meno di 15 anni. Il problema vero è verso le generazioni future soprattutto in termini di previdenza, di sanità ed assistenza. Nei prossimi trent’anni, se non s’interviene con politiche soprattutto per le donne, aumenterà l’invecchiamento. Nel 2041, soprattutto nel Mezzogiorno, la popolazione degli ultrasessantacinquenni, per 100 giovani con meno di 15 anni, aumenterà da 151,4 a 278. In futuro come faremo a erogare le pensioni?. (fonte Istat). Bisogna intervenire su due grandi problemi. Il primo riguarda la popolazione extracomunitaria, che oggi arriva in modo così massiccio e tra venti, trent’anni supererà quella italiana. L’Europa deve intervenire ed aiutarli sul loro territorio e contingentare i migranti. Dobbiamo guardare molto lontano ed impegnarci che la sede del cattolicesimo non dovrà diventare mussulmana altrimenti la nostra civiltà, così avanzata, andrà indietro. Il secondo problema riguarda la necessità che si faccia una moderna legislazione per le donne, pilatro della famiglia, altrimenti la rete della parentela si modificherà, dovendo le mamme sostenere contemporaneamente la casa ed il lavoro. Accudire genitori vecchi e figli piccoli per quasi tutti i cittadini con reddito molto spesso non sufficiente a mantenere una badante per i genitori, o una colf per i piccoli. Inoltre l’invecchiamento sul nostro mercato porta minori consumi, perciò intrepidi imprenditori, come ho scritto la volta scorsa, esportano al di fuori del nostro Paese. L’invecchiamento porta anche minori spinte a rischiare ed a creare nuove imprese anche se sono scese in campo le università italiane. Bisogna assolutamente intervenire sulle donne, incentivarle a fare figli con una legislazione che preveda generosità, assistenza nei primi anni di vita e completare la legge eterologa per chi desidera avere figli. Per le ragazze madri non esiste una legislazione specifica che possa regolare la loro condizione in ambito sociale e professionale. Le ragazze madri non sono categorie protette. Le imprese non possono sopportare i costi della nascita di un figlio, deve essere lo Stato che deve intervenire. Quando ero amministratore delegato di Embicredito (Ente bilaterale Abi e Sindacati del settore del Credito) avevamo fatte molte ricerche, ma la prima è stata: “La maternità e sviluppo professionale in banca”. L’indagine fu fatta sulla Banca Toscana e su altre otto aziende bancarie tra cui Banca Popolare di Milano ed altre Casse di Risparmio. Come è risaputo per la donna la scelta del lavoro entra facilmente in conflitto con la scelta di avere un figlio. Naturalmente solo alcune donne abbandonano il lavoro, la maggioranza è costrette a lavorare per contribuire al mantenimento della famiglia e spesso fare il part-time con stipendi all’osso. Dalla ricerca venne fuori quando una donna per partorire si assentava dal lavoro, per motivi organizzativi, veniva spesso rimpiazzata. Ancora oggi è così, il capo non informa la partoriente dell’andamento del reparto e soprattutto quando rientra dovrebbe essere rimessa al proprio posto e continuare la carriera.

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