Italiani d’America, gli eterni outsider
manie di un popolo testardo e unico

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Una fotografia, datata 1915, di un negozio italiano di biscotti e torroni a New Un’identità quasi impermeabile al melting pot statunitense, commistione di stili, dialetti, abitudini, manie. Spesso eccentrici, volgari, un tempo sicuramente arretrati, talvolta sanguinosi criminali, di certo buongustai, validi soldati per la patria d’adozione, commercianti dall’intuito ineccepibile, politici in carriera. Gli italoamericani costituiscono una comunità a sé, ancora “outsider” nonostante abbiano “conquistato” le rotte oltreoceaniche da oltre un secolo. Una lunga storia raccontata attraverso un documentario, “The Italian Americans”, a partire dal 1860 ad oggi inonda sul network televisivonazionale statunitense Pbs a partire damartedì 17 febbraio. Narrato dall’acclamato attore Stanley Tucci, il film rivela come gli immigrati italiani abbiano esercitato nel tempo una sorta di ostruzionismo all’american way of life, scegliendo tenacemente dimantenere distinta la propria cultura e saldo l’attaccamento al senso della famiglia. Costantemente, dal diciannovesimo secolo al nuovo millennio. Cronaca di una “testardaggine”, di cui frequentemente andiamo fieri, ma anche dello spirito di un popolo che rigetta nella vita quotidiana gli stereotipi più diffusi, il tipico binomio “spaghetti-mafia”. Quattro ore di interviste, aneddoti, riflessioni condiverse voci illustri: dal cantante Tony Bennett (nome originale, Anthony Dominick Benedetto), figlio di un negoziante di Podàrgoni, in provincia di Reggio Calabria, all’attore John Turturro, di origini baresi e innamorato di Napoli al punto da celebrarla nel famosodocu-musical “Passione”; da Nancy Pelosi, politica, femminista e prima donna e italoamericana ad essere diventata presidente della Camera dei rappresentanti, ad Antonin Scalia, giudice e pilastro dell’ala conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti. La narrazione inizia con un focus che approfondisce le vicissitudini della prima generazione di immigrati nella seconda metà dell’Ottocento e chiarisce le ragioni di una scelta difficile, lasciare la propria terra per tentare una nuova vita in America. Un’esistenza che si rivelerà per molti ingrata con condizioni lavorative disagiate, discriminazioni e violenze. Un esordio complesso per una collettività che è riuscita ugualmente a ritagliarsi un posto notevole nella caotica realtà a stelle e strisce, emergendo in tutte le principali metropoli Usa. Senza mai perdere l’unicità, probabilmente, secondo uno spunto suggerito dal documentario, grazie “al condiviso affiatamento sugli ideali tradizionali e allanaturale diffidenza verso l’autorità esterna”. Un atteggiamento che, da un lato, ha contribuito amantenere intatti alcuni aspetti peculiari delle radici italiane, dall’altroha creato distanza dalle istituzioni americane e rinforzato i pregiudizi.Un esempionoto, il linciaggio di undici italiani – il più feroce mai avvenuto negli States – a New Orleans nel 1891, nonostante una giuria li avesse assolti definitivamente dall’accusa di aver assassinato un poliziotto. “The Italian Americans”, prodotto e scritto da John Maggio, è stato proiettato in anteprima al Consolato italiano il 21 gennaio a San Francisco e il 28 gennaio a Chicago, in presenza di Jeffrey Capaccio e Robert Allegrini, entrambi vicepresidenti regionali della Niaf (National Italian American Foundation). •••