Italiani nudi alle urne senza l’abito dell’etica

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Non passa anno senza che il Bazar delle Follie non ospiti le urne per qualche elezione locale o nazionale. di anno in anno, gli elettori sono sempre meno tentati dal recarsi ai seggi. Tuttavia, il vero assente non è l’elettrice o l’elettore, bensì la trasparenza che non va a votare perché è stata per troppo tempo bistrattata. siamo o non siamo vicini al dirupo osservando l’indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency international? diamo uno sguardo alla graduatoria internazionale. l’italia è al 69mo posto tra i 175 paesi classificati. abbiamo contribuito a fondare l’Unione europea; oggi, però, ci troviamo mille miglia distanziati dagli altri paesi fondatori come pure dall’eurozona. il colosso tedesco ci sopravanza di 57 posizioni e la traballante spagna di 29. nelle nostre vicinanze di corruzione troviamo, infatti, Giordania, macedonia, montenegro, Kuwait, Romania, Bosnia. come sostiene Transparency international, sono proprio le scappatoie legali unitamente alla mancanza di volontà politica a spingere verso il precipizio. a fronte di tanti scandali, ci saremmo attesi che dai partiti giungessero agli elettori parole simili a quelle fatte proprie dal governo inglese quando è sceso di un gradino nella graduatoria di Transparency international. “Tutti i parlamentari s’impegnano a rispettare sette principi della vita pubblica: altruismo, integrità, obiettività, responsabilità, apertura, onestà e leadership”. chi rompe il patto è espulso dal partito d’appartenenza. siamo così giunti al punto cruciale: lamancanza di formazione etica del nostro ceto politico. se il coraggio uno non se lo può dare, come confessava don abbondio, è però praticabile la formazione a comportamenti etici nell’espletare la delicata missione legislativa. si dirà che gli eletti sono promossi o bocciati dagli elettori. Tutto il resto, solo chiacchere. ahinoi, il fatto è che gli elettori non sono messi in grado di svolgere il compito di controllori. mancano loro le informazioni che contano per essere dei bravi esaminatori. Uno stato d’impotenza che proprio il legislatore dovrebbe sanare. Facendolo, si esporrebbe agli sguardi di occhi troppo vigili. dall’indossare l’abito dell’etica non si può però sfuggire volendo risalire la china. che cosa chiedere al legislatore che rivendica il suo spazio d’azione in piena autonomia? che anche ai cittadini elettori sia data pari autonomia per poterli giudicare al momento del voto. Un’autonomia che si conquista con l’arma della trasparenza. si è alzata la temperatura dei tributi regionali e locali, ma la trasparenza è sempre congelata. in quali tra i tanti rivoli confluiscono tasse, imposte e contributi vari? ebbene, s’invii a ciascun contribuente la lista dei canali di spesa. di cento euro di fiscalità, quanti coprono emolumenti e spese dei consiglieri regionali? la loro incidenza cresce nel tempo, di quanto e perché? delle due l’una: o è la corte dei conti a togliere il velo per mostrare nelle sue nudità ai cittadini e agli elettori la contabilità dei consiglieri regionali, oppure sono costoro a farlo. in tempi mai così magri, non è più sopportabile che l’elettore navighi a vista avvolto dalla nebbia alzata dai suoi eletti.