Italiano il miglior cocktail del mondo: Drinks international premia il Negroni. Ecco il grande sconfitto

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“Finalmente, dopo otto anni come miglior secondo cocktail, il Negroni è in cima alla nostra lista”. Così esordisce la rivista inglese Drinks International che annuncia il “sorpasso” del Negroni sull’Old Fashioned, il cocktail per appassionati di whisky che nasce nella New York di fine Ottocento e consumatissimo negli States. Questo risultato è scaturito delle interviste ai cento cocktail bar più influenti a livello globale, cui è stato chiesto di segnalare le miscele più richieste dai propri ospiti. Sul tetto del mondo si è così imposto il cocktail nato a Firenze nel 1919 da una intuizione del conte Camillo Negroni. Negli anni Venti l’aristocratico era solito frequentare il lussuoso Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni a Firenze (locale in cui verrà trasferita in seguito l’attività del già esistente Caffè Giacosa) e, per variare dal suo abituale aperitivo Americano – che ora nella classifica si trova al sedicesimo posto -, chiese al barman Fosco Scarselli di aggiungere un po’ di gin in sostituzione del seltz, in onore degli ultimi viaggi londinesi. Al posto della solita fettina di limone Scarselli ne mise una di arancia e il nuovo cocktail divenne noto come l'”Americano alla moda del conte Negroni”, ovvero un Americano con un’aggiunta di gin, e in seguito prese il nome del conte stesso. Inoltre per i 100 anni del Negroni nel 2019 è stata affissa anche un’esclusiva targa a Firenze sulle pareti dell’ex Caffè Casoni. Tra i cocktail, al terzo posto anche il Martini Dry, la cui origine del nome è dibattuta. Alcuni sostengono che sia il nome del barista italiano di Arma di Taggia che per primo, nella New York del 1912, l’avrebbe preparato per il miliardario John D. Rockefeller. Al sesto posto figura un altro prodotto del Belpaese, l’Aperol spritz. Questo particolare spumante dolce-amaro incentrato sul marchio è stato nominato un classico top-vendor in un quarto dei bar di tutto il mondo. Inventato dai fratelli Barbieri, l’Aperol è ovviamente la chiave di questo mix, che include prosecco e una spruzzata di soda.
La rivista ha analizzato vari tipi di alcolici e non, serviti nei bar di tutto il mondo e una categoria in cui gli italiani hanno primeggiato è quella dei vermouth. Praticamente dal 1860 quando le prime bottiglie sbarcarono negli Stati Uniti, è stato un ingrediente preferito per la miscelazione dei cocktails. Il vermouth italiano per eccellenza è stato eletto l’Antica Formula di Carpano, con la sua composizione rimasta segreta e che non ha subito mai cambiamenti. Nasce nel 1786 a Torino, quando Antonio Benedetto Carpano, dopo un periodo di studi da erborista, inventa questa formula che dà origine alla categoria merceologica dei Vermouth, miscelando erbe e spezie con il vino moscato. Il secondo posto per le preferenze dei barman è stato assegnato a Cocchi, azienda che nasce nel 1891 dal fiorentino Giulio Cocchi che, affascinato dalla tradizione enogastronomica piemontese, stabilì la sua attività ad Asti, specializzandosi nella creazione di vini aromatizzati e spumanti come l’Asti docg. In particolare, creò ricette originali per il Barolo Chinato, l’Aperitivo Americano e diversi tipi di vermouth, ottenendo successo e fama anche internazionale in breve tempo. Il nome e i prodotti Cocchi viaggiarono da subito in tutto il mondo come dimostrano i documenti delle esportazioni: da New York a Londra, da Sydney all’Africa coloniale e al Venezuela. Dal 1978, la casa astigiana Giulio Cocchi fa capo alla famiglia Bava, produttrice di vini in Monferrato e Langa, che hanno modernizzato le tecniche di produzione ponendo le basi per quello che è tornato ad essere un marchio noto nel mondo. In particolare negli ultimi 30 anni, l’azienda si è attivata per rilanciare il Barolo Chinato, prodotto ormai quasi scomparso, e curando il rilancio del Vermouth di Torino. Il Vermouth Cocchi dal 2011 è stato infatti capofila della rinascita internazionale della denominazione “di Torino” tra i vermouth di alta gamma. Altro vermouth è il Martini Rosso che si colloca al terzo posto. L’azienda ha origine nel 1847 quando quattro intraprendenti commercianti piemontesi (Clemente Michel, Carlo Re, Carlo Agnelli e Eligio Baudino) fondarono a Torino una distilleria dal nome “Distilleria nazionale da spirito di vino” con sede a San Salvatore Monferrato in provincia di Alessandria.
Nel 1850 entrarono a far parte della società, in qualità rispettivamente di venditore e di contabile, Alessandro Martini e Teofilo Sola. L’area industriale torinese dell’epoca era caratterizzata da un grande fervore imprenditoriale ed anche la produzione enologica, in particolare quella di liquori e di vermouth, trovò modo di crescere di dimensione. Nel 1863 Alessandro Martini e Teofilo Sola decisero di rilevare l’attività imprenditoriale costituendo ufficialmente a Torino la “Martini, Sola e C.ia” a cui partecipa, come terzo socio, il liquorista Luigi Rossi che era proprietario di un negozio di erbe aromatiche. Nel 1864 nasce la prima bottiglia Martini, disegnata dagli stessi fondatori, e si inaugura lo stabilimento di Pessione di Chieri nei pressi di Torino. Nel 1879 muore Teofilo Sola e l’azienda, pertanto, prende la definitiva ragione sociale “Martini & Rossi”. Nei primi anni del Novecento la Martini & Rossi compie un balzo in avanti, distaccando a grandi passi molte aziende dell’epoca. Negli anni, vengono aperte una nuova distilleria a vapore costruita a Montechiaro d’Asti nel 1901, succursali e depositi a Buenos Aires, Ginevra e così via, fino a raggiungere ogni parte del mondo. Nel 1925, in conseguenza delle nuove leggi italiane, la Società a nome collettivo diviene Società Anonima Martini & Rossi. Nel 1929 venne registrato l’iconico logo a palla rossa “ball and bar”, ancora oggi uno dei più imitati al mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, gli anni Cinquanta segnano il rilancio della Martini & Rossi, che si trasforma in Società per Azioni. In questi anni celebri firme della cartellonistica riproducono il marchio dell’azienda Martini & Rossi a cui nel tempo si affiancano nomi come Armando Testa, Mario Rossi, Attanasio Soldati, Andy Warhol. Successivamente la società comincia a sperimentare nuove iniziative di comunicazione e di immagine, a cominciare dalle Terrazze Martini (aperte tra il 1948 e il 1965 a Parigi, Milano, Londra, Bruxelles, Barcellona, San Paolo del Brasile e Genova). Nel 1961 si inaugura a Pessione il Museo Martini di Storia dell’Enologia. Nel 1993 l’azienda entra a far parte del gruppo internazionale Bacardi, portandolo, grazie alla storia e alla rilevanza che Martini aveva in tutto il mondo, al terzo posto nel mondo nella produzione di bevande alcoliche.