Ius soli affossato in Senato, è polemica

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Roma, 24 dic. (AdnKronos) – Non si placa la polemica per il mancato voto dello Ius soli ieri in Senato. “Promessa mancata e occasione persa per rendere più coesa nostra società. 800.000 ragazze e ragazzi, che di fatto già lo sono, attendevano con fiducia di diventare cittadini italiani. Assenti in #Senato e chi ha fatto mancare sostegno si sono assunti grave responsabilità #IusSoli”, twitta la presidente della Camera Laura Boldrini. Di “una legge la cui mancata approvazione fa male” parla su Facebook il sottoosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, che sottolinea rispondendo a chi dà la colpa al Pd: “Voglio ricordare che il Pd da solo in Senato non ha i numeri per far nulla, nemmeno garantire il numero legale. Con o senza i nostri 29 senatori il numero legale non ci sarebbe stato. Dove il Pd ha i numeri invece, cioè alla Camera, lo ius soli è stato calendarizzato e votato”.

“Il Pd ha deluso anche sui diritti civili – aveva scritto su Facebook Enrico Rossi di Mdp – Molti invocano l’unità del centrosinistra; ma se penso a come Gentiloni, contraddicendo se stesso, mise la fiducia su una brutta legge elettorale e a come ora sullo ius soli l’aula del Senato fosse vuota anche causa di una trentina di assenze Pd, io rispondo che è sui fatti che si costruiscono le alleanze e non sugli appelli generici”.

“Questo Natale di luce, festa e gioia interpella e scuote, perché è nello stesso tempo speranza e tristezza: tristezza è quella che si è verificata ieri sullo ius soli, una inqualificabile diserzione dalla responsabilità”, afferma dal canto suo don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione ‘Libera’.

‘Politica in fuga’ è il titolo del fondo pubblicato oggi in prima pagina da ‘Avvenire’, il quotidiano dei vescovi, a firma del direttore Marco Tarquinio. “Non hanno nemmeno fatto lo sforzo di schierarsi e votare a viso aperto per dire ‘sì’ o ‘no’ allo ius culturae e allo ius soli temperato. Hanno fatto mancare il numero legale in aula – scrive – appena 116 senatori presenti, pochi per procedere, abbastanza per affossare una legge attesa da sedici anni e invocata come urgente dalla società civile, associazionismo cattolico in prima fila, da almeno otto”. “Far mancare il numero legale è scelta da politica in fuga. Ieri in fuga dall’ultima responsabilità di legislatura. Una mossa da ignavi e, al tempo stesso, rivelatrice – prosegue – Rivelatrice di una ostinata mancanza di comprensione: della posta in gioco con la nuova legge sulla cittadinanza in un Paese che invecchia, non sostiene come merita la famiglia e allontana tanti suoi figli. E di una ostentata mancanza di rispetto: per i giovani italiani con genitori stranieri che alcuni politici e opinionisti, pronti ad aizzare sentimenti e risentimenti, vogliono risospingere ai margini della comunità nazionale e raccontano come alieni. Che tristezza. Temevamo una ‘fine ingloriosa’ di questo Parlamento che, nel bene e nel male, molto ha fatto. La registriamo ora”, conclude.