Jannotti Pecci: Bene le riforme ma sul Mezzogiorno serve più coraggio. Il futuro è nostro

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Il meeting dei Giovani Imprenditori cade in un momento molto importante per il Paese tra referendum e legge di stabilità. Come ci arriva l’imprenditoria campana? Lo chiediamo a chi ormai da più di un anno è guida solida dell’Associazione degli industriali della Campania, Costanzo Jannotti Pecci. 

“In questo momento viviamo un momento di attesa, gli ultimi dati del nostro centro studi registrano nel terzo trimestre di quest’anno un calo della fiducia delle imprese. Sicuramente ci sono delle avvisaglie di ripresa, anche in Campania. Si tratta di macro segnali in linea con quello che sta accadendo a livello generale. Sembrerebbe che questa grande crisi, che è durata diversi anni e che, per la sua complessità, è stata la più dura degli ultimi cento anni, stia, finalmente, allontanandosi.  Questo non significa che abbiamo superato il momento di difficoltà perché occorrerà necessariamente del tempo per recuperare quanto perso in questi anni. Per quanto riguarda la Campania, non vi è dubbio che, sul manifatturiero di alta gamma, i segnali sono più significativi: dall’aviospazio all’automotive. Poi ci sono altri settori che stanno registrando una buona ripresa, uno su tutti l’industria del turismo che, anche grazie a una serie di elementi congiunturali, sta registrando numeri che sono decisamente soddisfacenti” .

A proposito del referendum, il presidente Boccia si è già sbilanciato con chiarezza a favore del Sì. Che importanza avranno le riforme per il Paese?

Da circa 30 anni il nostro Sistema sostiene i percorsi riformatori e referendari. Oggi più che mai siamo della stessa opinione e la riforma in cantiere ci appare importante perché dovrebbe assicurare maggiore governabilità al paese, perché va nella direzione della semplificazione e dell’efficienza della macchina amministrativa, con una notevole riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione. Occorre una politica dell’offerta che metta le imprese in condizione di competere sui mercati internazionali, per questo ritengo che dopo la riforma costituzionale che andremo a votare il 4 dicembre, occorrerà rapidamente passare alle riforme economiche, ponendo la politica industriale al centro dell’agenda del Governo. C’è un ultimo e, a mio avviso, non marginale aspetto. Una delle principali ragioni per cui negli ultimi quarant’anni non si sono prodotte quelle riforme che pure tutti invocavano, è la farraginosità dell’iter costituzionale per la modifica del testo originario. Ebbene, le riforme proposte introducono un iter decisamente più snello e idoneo a garantire un percorso che all’esigenza di attenzione e di prudenza che deve caratterizzare ogni intervento sulla Carta, affianca modalità procedurali che non impediscono, di fatto e come avvenuto sino ad oggi, di procedere nella direzione ritenuta più idonea per dare al Paese regole coerenti con i tempi e i cambiamenti della Società e dell’economia. 

Da Roma giungono segnali importanti per il Mezzogiorno: il Patto per la Campania, l’infrastrutturazione, l’insediamento di aziende importanti come Apple. Come giudica l’operato del governo? Quali, secondo lei, dovrebbero essere le priorità?

Certamente si vedono segnali nuovi verso il Mezzogiorno da parte del Governo. Industria 4.0, per esempio, rappresenta un progetto ricco di opportunità per le imprese che sapranno coglierlo. Registriamo, però, un deficit di coraggio rispetto al Mezzogiorno. Il Mezzogiorno deve essere considerato come una realtà che presenta una serie di particolarità, ma all’interno di un progetto di politica industriale unitario e quindi nazionale.Parafrasando, all’inverso quello che proprio in queste ore ha detto un mio autorevole collega lombardo a proposito di Milano, quello che è buono per il Mezzogiorno e per la Campania è buono per l’Italia. La Campania è la seconda regione dal punto di vista demografico, geograficamente è uno snodo strategico rispetto al Mediterraneo, dobbiamo sfruttare al massimo questo ruolo di hub. La Campania ha un apparato industriale e produttivo di primissimo ordine. Paradossalmente la grande crisi di questi anni, che ha determinato anche una sorta di selezione naturale, ci lascia un sistema più forte e più determinato e che chiede solo di poter fare il proprio lavoro.

Come giudica l’operato della Regione che ha annunciato l’imminente organizzazione a Napoli di un grande convegno sul Mezzogiorno?

 Iniziativa utile e opportuna, dalla quale, però occorre uscire con delle proposte operative concrete e con delle risposte alle varie questioni che sono sul tappeto, in particolare per quanto riguarda gli strumenti attuativi e operativi per un adeguato e tempestivo utilizzo delle risorse che il Patto per la Campania ha a disposizione. 

Il meeting di Capri sarà l’ultimo del mandato del presidente Gay e il primo sotto la presidenza nazionale di Boccia. Cosa si sente di dire ai giovani in un’occasione così importante?

Quando ero giovane, il Movimento rappresentava la coscienza critica del sistema confederale e, non di rado, le “provocazioni” che da incontri come quello di Capri emergevano, erano poi utilmente posti al centro del confronto in tema di politiche economiche e sociali del Paese. Ecco auspicherei che dalla voce di Gay, in chiusura di mandato, e con la determinazione che lo ha caratterizzato, venga forte è chiaro un invito al mondo istituzionale, del quale anche Confindustria fa parte, a maggiore pragmatismo in uno a scelte realmente strategiche.