Juncker, il Pd e il “potere salvifico” della politica

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“Sulla base di quanto farà, noi faremo la nostra valutazione di metà mandato”. E’ questo “l’avvertimento” di Gianni Pittella, capogruppo del PSE in Parlamento Europeo, a Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea. Verrebbe da dire: finalmente! Anche sul piano squisitamente politico. Il discorso di Gianni Pittella al Gruppo Parlamentare del suo Partito, riunito a Brusselex il 13 di gennaio, è anche una sorta di certificato di “esistenza in vita” del PSE, da troppo tempo silente anche su questioni vitali, forse in ossequio ad una esigenza di indistinta unità, nel segno della lotta al terrorismo. Naturalmente, i temi toccati da Pittella, probabilmente concordati con Matteo Renzi, anche nella sua veste di Leader del più forte partito nel campo del Socialismo Europeo, non sono di poco conto e vanno dalla questione dei migranti fino all’interpretazione della cosi detta flessibilità. Il ragionamento di Pittella, dicono le cronache, è stato accolto positivamente dal Gruppo, che si è espresso con ben trenta interventi, tutti favorevoli alla sua impostazione. Staremo a vedere cosa accadrà, ma è certo che, in vista della scadenza della prima metà della legislatura, molte cose dovranno cambiare nella impostazione della strategia e della gestione della Commissione. Se Juncker vorrà avere vita facile per portare a termine il suo mandato! Intanto abbiamo una “deseparcida”, la cui “scomparsa” il presidente Juncker potrebbe denunciare, per dimostrare come l’Italia non porti alcun contributo al lavoro della Commissione. Mi riferisco ad Federica Mogherini, titolare di un dei “dicasteri” di maggiore peso, quello relativo alla Politica Estera, scomparsa letteralmente dalle scene. Non la vediamo più neppure in fotografia! Non una bella figura per Matteo Renzi, che la volle fortemente in quel ruolo delicatissimo.

Primarie saranno nel PD: evviva! Ora si cerca, disperatamente, l’antagonista vero da contrapporre ad Antonio Bassolino, per il quale, mi ripeto, sarà più “facile” essere eletto Sindaco di Napoli che vincere le primarie. So per certo che i big delle preferenze, prevalentemente ex DC, stanno aspettando un cenno di Renzi o almeno, si accontenteranno!, di qualcuno della Segreteria del Nazareno, per indirizzare le loro truppe, che, in omaggio al “nuovo che avanza-va”, non si chiameranno più “cammellate”. Non credo che Renzi in questa storia delle primarie, dopo averne garantito l’effettuazione, ci metterà la faccia: sia per i precedenti, proprio napoletani, sia per la qualità, salvo sempre le dovute eccezioni, del cosi detto gruppo dirigente. Sia, mi verrebbe da dire, per quanto è accaduto a Quarto: l’insidia sulla qualità degli elettori, anche alle primarie, è sempre dietro l’angolo. Anche negli ambienti insospettabili. E mentre la città è attraversata da mille criticità, pare che questo delle primarie del PD sia il problema più importante.

L’idea “salvifica” della Politica, e di qualche Partito “unto” dal signore, rispetto ad una società bacata, ebbe la sua consacrazione al tempo della “diversità”, di berlingueriana memoria. Loro, i comunisti, erano “diversi” e molti diventarono “diversi” con al sola iscrizione al PCI. Poi, terminata la stagione tragica di Tangentopoli, arrivarono nelle stanze del potere ed il velo cadde per molti. E’ cosi, per… pararsi, alla questione morale sostituirono la questione penale: bastava che il comportamento non fosse “penalmente” rilevante per salvare la loro presunta “diversità”. Di più, di fronte a questa… digressione, molti si scoprirono garantisti e quindi “innocenti” fino a condanna definitiva. E dire che, sempre i comunisti, molti dei quali ora “democratici”, pretesero le dimissioni da qualsiasi carica pubblica a fronte di un semplice avviso di garanzia. Cosi va il mondo, fino a… Quarto! Massimo D’Alema, rispetto ai suoi rapporti, veri o presunti, con la Lega delle Cooperative, per i suoi vini ed i suoi libri acquistati, gridò allo scandalo, giustamente (anche se, per casi analoghi, che non lo riguardavano, non si era ribellato!) per la violazione della sua privacy quando furono pubblicate alcune telefonate intercettate. Aveva ragione: niente di penalmente rilevante in quelle telefonate, ma la morale, se non lo stile, se ne era già andata da tempo! Nell’anno della Misericordia, vale tanto più l’imperativo evangelico – “nolite iudicare –! E vale per tutti, a cominciare da me. Ma, per favore, smettiamo di pensare che un partito possa avere un potere “salvifico”!: non c’era bisogno dei fatti di Quarto per saperlo!