Kimbo, acquisizioni in vista: si guarda all’estero

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Crescita per linee interne ma disponibilità a valutare acquisizioni e un cambio di passo nell’internazionalizzazione, con l’obiettivo di portare la quota di fatturato oltre confine dal 19% del 2016 ad “almeno” il 30 nei prossimi quattro anni. Sono le linee strategiche lungo le quali si muoverà l’azienda napoletana di caffè Kimbo, secondo quanto spiegato in una conferenza stampa dall’a.d Alessandra Rubino e dal direttore generale, Piero Lovisolo. Creata negli anni ’60 dai tre fratelli Rubino partendo da un bar torrefazione di Napoli, Kimbo ha chiuso il 2016 “con fatturato e volumi record”, ha detto Alessandra Rubino, grazie a ricavi per 175 milioni di euro (+3,3% sul 2015, di cui 32 all’estero), un ebitda superiore ai 10 milioni (6,3% dei ricavi) e una posizione finanziaria netta positiva per 10 milioni. Accanto alla crescita organica, “siamo aperti e vagliamo costantemente opportunità di acquisizioni” ha spiegato Rubino. Che però dovranno integrarsi in un’azienda che rivendica di produrre “il vero caffè napoletano” (forte di una quota del 75% nel ‘macinato’ in Campania) e connotata dall’impegno della famiglia proprietaria, giunta alla seconda generazione, nel “non deludere le aspettative dei consumatori su gusto e aroma”, coniugando “storia, tradizione e passione”. “La proprietà mi ha chiesto di lavorare alla internazionalizzazione dell’azienda, già presente in 80 Paesi” ha detto Lovisolo, in carica da un mese dopo aver maturato esperienze in Ferrero, Danone e Palmera. “Bisognerà fare un lavoro in profondità per consolidare il marchio in questi Paesi. E’ un processo che è iniziato e che merita di esser accelerato”. Francia, Belgio, Inghilterra e Grecia sono tra i mercati su cui Kimbo ha già una forte presenza e su cercherà di consolidarsi. “Una volta presidiata bene l’Europa – ha detto Lovisato – ci approcceremo ad altri Paesi come Usa e Sud-Est”.