Kiss Me Licia, Mirko e i Bee Hive: l’anime che ha fatto cantare una generazione

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Love Me Knight – Kiss Me Licia (愛してナイト, Ai shite Naito, tradotto come “Amami cavaliere”) per chi è cresciuto negli anni ’80 in Italia più che un anime* rappresenta un vero cult generazionale. Questa serie unisce musica, romanticismo e commedia in una storia dolce e spensierata che ha saputo catturare il cuore di migliaia di fan. Creata dallo studio Toei Animation (東映アニメーション株式会社?, Tōei Animēshon Kabushiki-gaisha, famoso per L’Uomo Tigre, Devilman, Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Golion e tanti altri) nel 1983 e arrivata in Italia nel 1985, divenne iconica grazie ai suoi personaggi memorabili, alle canzoni coinvolgenti e a un fenomeno mediatico unico (specialmente per la straordinaria popolarità riscossa in Italia rispetto al Giappone).

Trama (senza spoiler)
Commedia romantica composta da 42 episodi (andati in onda in Giappone tra il 1983 e il 1984). La vicenda è ambientata in una vivace città giapponese (Tokyo nell’anime, Osaka nel manga originale) e segue le avventure sentimentali di Luciana “Licia” Marrabbio (三田村 八重子 〈やっこちゃん〉, Mitamura Yaeko “Yakko-chan”, Yaeko “Yakko” Mitamura nell’edizione italiana del manga), una ragazza di 18 anni gentile e un pò ingenua che aiuta il padre nella gestione di un piccolo ristorante di okonomiyaki (お好み焼き, O-konomi-yaki, letteralmente okonomi = ciò che vuoi, yaki = alla griglia) chiamato Mambo (nella versione italiana). La vita cambia durante un giorno di pioggia, quando si imbatte casualmente nel piccolo Andrea (加藤 橋蔵, Katō Hashizo, Hideki “Hashizo” Kato nell’edizione italiana del manga), un bambino di cinque anni che si è riparato sotto un tubo con il suo gatto Giulio “Giuliano” (ジュリアーノ, Juriāno, Juliano). Licia offre loro riparo e cibo nel ristorante di famiglia, conquistando subito l’affetto del bimbo. Poco dopo, quella stessa sera, Licia si scontra letteralmente per strada con Mirko (加藤 剛, Katō Gō, Go Kato nell’edizione italiana del manga), il fratello maggiore di Andrea nonché carismatico frontman della band rock emergente Bee Hive. Dopo l’iniziale battibecco, tra Licia e Mirko scatta qualcosa che li porta a rivedersi e conoscersi meglio.

Ben presto si sviluppa un tenero e complicato triangolo amoroso: Licia infatti era inizialmente attratta anche da Satomi, il tastierista dei Bee Hive e amico fraterno di Mirko. I due musicisti, Mirko e Satomi, scoprono di provare entrambi sentimenti per Licia, e questa rivalità rischia di mettere in crisi l’armonia del gruppo musicale. Ad aggiungere ulteriore scompiglio ci pensano le amiche rivali: Manuela, la migliore amica di Licia (infatuata di Mirko), e Marika, una fan ricca e viziata invaghita di Satomi. Come se non bastasse, il papà di Licia – burbero e iperprotettivo – vede di cattivo occhio i “capelloni rockettari” che ronzano attorno alla figlia, creando siparietti comici e ostacoli ai giovani innamorati.

Tra momenti divertenti, malintesi romantici e tanta musica, la trama procede mostrando la crescita dei personaggi e dei loro legami affettivi. Niente spoiler sul finale, ma possiamo dire che Kiss Me Licia offre un viaggio emotivo che conduce i protagonisti a capire a fondo i propri sentimenti. L’anime mantiene un tono leggero e positivo: anche le tensioni (amorose e familiari) si risolvono con comprensione e dolcezza. La presenza del piccolo Andrea e del suo intelligentissimo gatto Giuliano aggiunge tenerezza e umorismo. In sintesi, la trama di Kiss Me Licia è quella di un primo amore travolgente, condito da amicizia e passione per la musica, il tutto raccontato con semplicità e calore familiare. Una storia adatta a tutti, capace di far sorridere e emozionare senza eccessi melodrammatici, risultando coinvolgente anche oggi per chi cerca un po’ di sana nostalgia anni ’80.

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Manga**
Prima dell’anime c’era il manga originale, Ai Shite Naito creato dalla mangaka Kaoru Tada (多田かおる, Tada Kaoru; morta l’11 Marzo 1999, autrice nota anche per Itazura na Kiss – Bacio Malizioso, イタズラなKiss), che venne pubblicato in Giappone dal 1982 al 1984 sulla rivista Bessatsu Margaret (別冊マーガレット, Bessatsu Māgaretto) di Shūeisha (集英社), per un totale di 7 volumi. La storia del manga è in gran parte simile a quella dell’anime, ma presenta alcune differenze significative dovute anche alla serializzazione contemporanea alla messa in onda televisiva. Ad esempio, nel manga Licia (Yakko) è una studentessa universitaria, mentre nell’anime la si è resa liceale per avvicinarla di più al pubblico giovane. L’ambientazione nel fumetto è la città di Osaka (dove l’autrice viveva e da cui trae ispirazione per l’atmosfera e l’amore per l’okonomiyaki), mentre la versione animata sposta l’azione a Tokyo. Alcuni dettagli dei personaggi cambiano tra le due versioni: il papà di Licia, ad esempio, nel manga si chiama Shigemaro Mitamura ed è vedovo dalla morte della madre di Licia, ed è lui a gestire l’okonomiyaki-ya Manbo (nome che diventa “Mambo” nell’adattamento italiano); nell’anime il suo soprannome diventa Marrabbio in Italia, a sottolinearne il carattere brontolone.

Il manga offre un tono leggermente più maturo in certi frangenti, pur restando un classico shōjo*** romantico. Vi sono scene e retroscena un po’ più approfonditi: ad esempio, la situazione familiare del piccolo Andrea (Hashizo) risulta più complessa. Il tratto di Kaoru Tada è essenziale e tipicamente anni ’80, con personaggi dai grandi occhi espressivi e un look moda rockeggiante perfettamente in linea con l’epoca. Curiosamente, l’autrice inserì nel manga anche personaggi e sottotrame poi non trasposti nell’anime (ad esempio un ragazzo punk di nome Shinichi presente solo nel fumetto). Nel complesso, il manga Love Me Knight (come è noto in inglese) è godibilissimo e ha un ritmo rapido in 29 capitoli totali, offrendo ai fan un’esperienza completa della storia originale.

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In Italia è arrivato solo molti anni dopo il boom televisivo: fu pubblicato da Star Comics nel 2002 con il titolo Love Me Knight – Kiss Me Licia, mantenendo i nomi originali giapponesi nei dialoghi (ma aggiungendo “Kiss Me Licia” in copertina per richiamare i fan del cartone). Questa edizione finalmente ha permesso ai fan italiani di leggere l’opera da cui tutto ebbe inizio. Per i collezionisti, segnaliamo che il manga ha avuto ristampe successive (ad esempio un’edizione Goen del 2012) e che addirittura negli anni ’80, durante la trasmissione TV, il Corriere dei Piccoli pubblicò un fotoromanzo a fumetti utilizzando i fotogrammi dell’anime, vista la popolarità del personaggio. Insomma, Kiss Me Licia nasce sulla carta prima che sullo schermo, e il manga di Kaoru Tada è una lettura obbligata per chi vuole approfondire la storia con sfumature leggermente diverse e un tocco autoriale in più.

Manga one-shot****
Oltre alla serie regolare, Ai Shite Knight ha avuto anche un one-shot speciale, una sorta di epilogo. Dopo la conclusione del manga nella rivista Bessatsu Margaret (別冊マーガレット, Bessatsu Māgaretto), fu pubblicato nel numero di gennaio 1984, dove l’autrice regalò ai lettori un capitolo extra intitolato “Ai Shite Knight – Encore” pubblicato sul numero di febbraio 1984. Questo one-shot funge da conclusione aggiuntiva chiudendo alcune vicende rimaste in sospeso, è una sorta di “extra finale” che Kaoru Tada ha voluto realizzare per ringraziare il pubblico dell’affetto dimostrato.

Non tutti sanno che esiste anche un’altra curiosità editoriale: in parallelo alla messa in onda dell’anime in TV, la casa editrice Shūeisha (集英社) pubblicò sulle pagine della rivista Ribon (りぼん, dedicata a un pubblico di ragazzine più giovani) una versione alternativa di Ai Shite Knight. Dal febbraio 1983 al gennaio 1984 uscirono 12 capitoli speciali della storia, pensati come tie-in (indica un’opera creata per promuovere o espandere un altro prodotto principale, ad esempio, un fumetto tie-in di un film racconta eventi legati alla trama del film stesso), per i telespettatori più piccoli. Questa sorta di “adattamento manga per Ribon” non è mai stato raccolto in volume né pubblicato al di fuori del Giappone, e rappresenta una versione semplificata e parallela delle vicende di Licia. È interessante come il successo potenziale del cartone animato spinse a creare materiale extra su rivista per accompagnarlo.

Riassumendo, oltre ai 7 volumi canonici del manga, i fan completisti di Kiss Me Licia potrebbero cercare due chicche: l’epilogo one-shot Encore e i capitoli su Ribon. Questi extra arricchiscono ulteriormente l’universo narrativo e testimoniano l’attenzione con cui l’autrice e gli editori hanno curato l’opera durante il suo boom iniziale.

Stile visivo e qualità dell’animazione
Dal punto di vista visivo, Kiss Me Licia riflette appieno lo stile degli anime primi anni ’80, con tutto il fascino un po’ rétro che ciò comporta. Il character design curato da Yorifusa Yamaguchi (山口 頼房, Yamaguchi Yorifusa) per la versione animata, propone personaggi dagli occhi grandi e brillanti, chiome vaporose e abiti alla moda dell’epoca: non dimentichiamo che i protagonisti maschili sono membri di una rock band, quindi li vediamo spesso con abbigliamento glam, giacche sgargianti, stivali e acconciature audaci. Un esempio su tutti è Mirko, raffigurato con un look particolare: capelli castano chiaro tinti biondo con un ciuffo rosso fuoco sulla fronte – un dettaglio estetico molto anni ’80 che lo rende subito riconoscibile come rockstar “ribelle” ma dal cuore d’oro. Anche Satomi (大川 里美, Okawa Satomi, Satomi Okawa nell’edizione italiana del manga) spicca per la sua lunga chioma viola nell’anime e l’aria da ragazzo posato, in contrasto con Mirko. La stessa Licia ha un design semplice ma dolce, con capelli lisci castani (o meglio, rossicci nel cartone) e un abbigliamento modesto da ragazza della porta accanto, in netto contrasto con le mise più appariscenti dei musicisti.

Nell’anime Licia con i capelli biondi
Nella sigla iniziale giapponese dell’anime la vediamo raffigurata con i capelli biondi, mentre in tutti gli episodi della serie i suoi capelli sono castano-ramati. Questa discrepanza ha generato molte domande tra i fan (in Italia da piccoli ci chiedevamo: “Chi è quella ragazza bionda nella sigla?!”). In realtà, si tratta sempre di Licia/Yakko; probabilmente nelle prime fasi di produzione si era pensato di mantenerle i capelli chiari come nel manga originale (dove la protagonista è bionda o castana chiara), per poi optare in corso d’opera per un colore più scuro nell’animazione vera e propria. Il risultato è un piccolo mistero tricologico che è rimasto nella storia dell’anime come simpatica curiosità stilistica.

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Per quanto riguarda l’animazione, essendo una serie televisiva Toei del 1983, non aspettatevi la fluidità dei prodotti moderni o la ricchezza di dettagli dei film: il budget e le tecniche dell’epoca imponevano una certa semplicità. Tuttavia, Kiss Me Licia è animato in modo dignitoso e coerente con gli standard di quel periodo. Le scene quotidiane al ristorante Mambo o a spasso per la città sono colorate e allegre, con fondali dipinti a mano che restituiscono bene l’atmosfera urbana giapponese di quartiere. Le animazioni dei personaggi durante i dialoghi sono essenziali ma espressive (gli sguardi scintillanti di Licia, le pose cool di Mirko sul palco, le gag facciali buffe di Marrabbio quando si arrabbia…). Particolarmente degne di nota sono le scene musicali: quando i Bee Hive suonano in concerto nei locali, l’anime riesce a trasmettere energia grazie a inquadrature dinamiche sui membri della band e a giochi di luci sul palco, pur con disegni relativamente semplici. Non vedremo sequenze d’azione complesse (non è certo un anime di combattimenti), ma il ritmo narrativo è sostenuto e piacevole, senza episodi “filler” pesanti: ogni puntata porta avanti la storia o approfondisce i rapporti tra i personaggi, mantenendo vivo l’interesse.

Lo stile visivo generale è molto shōjo anni ’80: colori pastello, fiori e luccichii ad indicare i momenti romantici o emotivi, contrapposti a scenette comiche con espressioni deformate e gag comiche quando Marrabbio caccia via Mirko o quando Giuliano combina guai. Proprio il gatto merita un accenno: nel manga era un “semplice” gatto brontolone, mentre nell’anime (soprattutto nell’edizione italiana) gli vengono attribuite vere e proprie battute e pensieri ad alta voce, con una voce narrante felina che commenta ironicamente le situazioni. Dal punto di vista animato, Giuliano è reso in modo simpaticissimo – paffuto e con quelle sopracciglia folte – ed è usato spesso per alleggerire i toni romantici con un po’ di umorismo da “spalla comica”.

In termini di qualità tecnica, Kiss Me Licia potrebbe apparire “datato” agli occhi di un giovane spettatore odierno: i disegni sono piatti (tutto in glorioso 4:3 con colori analogici) e alcune animazioni ricorrono a cel re-use (ad esempio certe sequenze di ballo o di concerto possono essere riutilizzate). Eppure, proprio questo stile old-school è parte del suo fascino. La resa vintage dona all’anime un’aura di nostalgia: guardandolo oggi si ha la sensazione di sfogliare un album di ricordi animati, in cui ogni imperfezione diventa paradossalmente un pregio che scalda il cuore dei fan. In conclusione, lo stile visivo e l’animazione di Kiss Me Licia sono semplici ma efficaci, ricchi di quella magia artigianale dei cartoni anni ’80. Chi lo guarda rivivrà l’estetica di un’epoca e apprezzerà la coerenza grafica con cui sono rappresentati musica e sentimenti in un tutt’uno armonioso e spensierato.

Musiche
Se Kiss Me Licia è rimasto nell’immaginario collettivo, gran parte del merito va alla musica. Questo anime infatti è uno dei primi in assoluto a presentare canzoni originali eseguite dai personaggi all’interno degli episodi: essendo una storia incentrata su una rock band, la colonna sonora integra brani pop-rock che i Bee Hive cantano durante la serie. In Giappone, la musica di Ai Shite Knight fu curata dai compositori Nozomi Aoki (青木 望 Aoki Nozomi) e Yūichirō Oda (小田 雄一郎, Oda Yūichirō), con la partecipazione – sorpresa! – di Joe Hisaishi (久石譲, Hisaishi Jō), pseudonimo di Mamoru Fujisawa (藤澤 守, Fujisawa Mamoru), proprio lui, futuro leggendario autore delle musiche dei film Ghibli, in qualità di arrangiatore di alcuni pezzi. Il risultato è un accompagnamento sonoro vario: si va dalle melodie romantiche di sottofondo alle scatenate canzoni rock inserite nelle scene dei concerti.

Le sigle originali giapponesi sono diventate dei piccoli classici per gli appassionati di anime music. La sigla di apertura si intitola “Koi wa Totsuzen” (traduzione: “L’amore arriva all’improvviso”), ed è cantata da Mitsuko Horie (堀江美都子, Horie Mitsuko), nonché doppiatrice giapponese della protagonista Yakko. Si tratta di un brano orecchiabile e frizzante, con sonorità pop-rock e un ritornello allegro che rispecchia il mood spensierato della serie. Ascoltandola si viene subito trasportati nell’atmosfera anni ’80 dei locali rock giapponesi – basso in evidenza, batteria incalzante e quella spruzzata di synth tipica dell’epoca.

Come sigla di chiusura invece troviamo “Boku no Juliano” (“Il mio Giuliano”), brano cantato da Takaaki Hiratsuka (平塚 貴昭, Hiratsuka Takaaki). È una canzone dolce e un pò malinconica, una sorta di ninna nanna dedicata proprio al gatto Giuliano e al piccolo Andrea. La melodia è lenta e accogliente, perfetta per accompagnare i titoli di coda e lasciare lo spettatore con il cuore intenerito dopo ogni episodio.

Oltre alle sigle, molte altre canzoni compongono la colonna sonora interna. I Bee Hive, la band di Mirko e compagni, eseguono una serie di pezzi rock nel corso della storia: titoli come Fire, Rockin’ All Night, Baby I Love You, Freeway, Lonely Boy emergono qua e là, rendendo l’anime quasi un musical a episodi. 

In Giappone fu pubblicato anche un album discografico dei Bee Hive (ovviamente con i cantanti originali dietro ai personaggi) intitolato “Debut Bee Hive”, che raccoglieva i brani sentiti nella serie. Una chicca: la voce cantata di Mirko/Go nella versione giapponese è del cantante Ai Takano (高野 哀, Takano Ai, morto il 1° aprile 2006), mentre la voce parlata è dell’attore Isao Sasaki (ささき いさお(佐々木 功), Sasaki Isao – un lavoro di squadra che ha dato vita a un personaggio doppiamente carismatico. Queste canzoni, pur essendo create per un anime, sono così ben fatte che potrebbero stare in qualsiasi album pop-rock dei primi anni ’80.

E arriviamo ora all’Italia, dove Kiss Me Licia è ricordato soprattutto per la sua indimenticabile sigla italiana cantata da Cristina D’Avena. Il brano, intitolato semplicemente “Kiss Me Licia”, fu composto da Giordano Bruno Martelli (morto il 29 aprile 2011) con testo di Alessandra Valeri Manera (morta il 18 giugno 2024), e lanciato nel 1985 in concomitanza con la messa in onda su Italia 1. Questa sigla – diciamolo – ha fatto la storia delle sigle TV italiane: è un motivo allegro, sbarazzino, con un intro di tastiera riconoscibilissimo e un ritornello che tutti ancora oggi sanno canticchiare (“Kiss me Licia, oh oh oh Licia…”). La voce dolce di Cristina D’Avena, allora poco più che ventenne, si sposa perfettamente con la spensieratezza del pezzo. L’arrangiamento della sigla italiana è completamente diverso da quello delle sigle giapponesi; la versione nostrana infatti mescola pop e un tocco di dance anni ’80, risultando più “occidentale” all’orecchio. La stessa canzone veniva usata sia come opening che come ending in Italia (pratica comune per Mediaset all’epoca). È impossibile sopravvalutare l’impatto di Kiss Me Licia canzone: rimase incisa nella memoria di un’intera generazione e fu inserita in album e compilation di enorme successo. Pensate che l’album “Kiss Me Licia e i Bee Hive”, contenente la sigla e altri brani ispirati alla serie (tra cui versioni italiane delle canzoni dei Bee Hive come Freeway), vendette oltre 100.000 copie, guadagnandosi il Disco di Platino – un traguardo eccezionale per una colonna sonora di cartone animato! Ancora oggi, se parte anche solo una nota di questa sigla, chi era bambino negli anni ’80 la riconosce all’istante e probabilmente si mette a cantarla col sorriso. 

Va sottolineato che l’adattamento italiano ha doppiato e riarrangiato in italiano anche molte delle canzoni interne dei Bee Hive. La squadra capitanata da Alessandra Valeri Manera si occupò di scrivere testi italiani per i brani che Mirko & co. cantano negli episodi, così che i giovani telespettatori potessero capire e cantare assieme ai loro beniamini. Brani come Fire e Baby I Love You esistono quindi in versione italiana, interpretati da cantanti italiani in studio (la voce cantata italiana di Mirko era il cantante Vincenzo Draghi, che doppiava tutte le parti cantate del personaggio). Questo lavoro di adattamento musicale, unito alla sigla, diede vita a un vero e proprio fenomeno: i Bee Hive “italiani” pubblicarono dischi, scalando le classifiche nostrane al pari di gruppi reali! Si può dire che Kiss Me Licia fu uno dei primi casi di colonna sonora da anime a diventare mainstream in Italia, aprendo la strada all’era d’oro delle sigle dei cartoni animati anni ’80 e ’90. Non per niente ancora oggi Cristina D’Avena (che grazie a questa serie consolidò la sua carriera di cantante TV) riempie i concerti nostalgici cantando Kiss Me Licia come uno dei brani più richiesti.

In conclusione, la musica in Kiss Me Licia è assolutamente protagonista quanto la trama stessa. Le canzoni fungono da filo conduttore emotivo: accompagnano l’amore nascente tra Licia e Mirko, scandiscono i momenti di crisi e di gioia, e rompono anche la barriera con il pubblico, che si ritrova a cantare e ballare insieme ai personaggi. Che preferiate le versioni giapponesi originali o le celebri versioni italiane, non potrete fare a meno di lasciarvi trascinare dal sound di Kiss Me Licia.

OAV***** 
A differenza di molte serie di successo, Kiss Me Licia non ha avuto film animati cinematografici o OAV ufficiali. In Giappone l’anime ebbe un successo moderato ma non tale da giustificare la produzione di un lungometraggio spin-off (pratica che invece avvenne per altri titoli dell’epoca più popolari in patria). La storia di Licia si conclude dunque nei 42 episodi televisivi senza sequel animati né film riassuntivi.

In Italia, dove la serie era amatissima, qualcuno potrebbe ricordare dei “film” di Kiss Me Licia trasmessi in TV, ma in realtà si trattava di montaggi speciali o repliche spalmate in forma di maratona. Ad esempio, negli anni ’80 in qualche occasione Mediaset rimontò alcuni episodi consecutivi presentandoli come evento pomeridiano, ma non esistono film animati originali prodotti ex novo.

Per completezza, si segnala solo che esistono album musicali legati alla serie (come accennato nella sezione musica), ma parliamo di dischi e non di opere audiovisive autonome. Quindi, se vi aspettavate un film di Kiss Me Licia da vedere dopo la serie, sappiate che non ce n’è uno ufficiale. Del resto la trama dell’anime copre già integralmente (e con un finale soddisfacente) le vicende del manga, quindi un film aggiuntivo non era necessario. La storia continua però in altre forme, come vedremo subito parlando delle produzioni live action italiane, che di fatto hanno svolto il ruolo di “sequel” spirituali richiesti a gran voce dal pubblico.

Live action
Il successo stellare di Kiss Me Licia in Italia spinse a un’iniziativa allora senza precedenti: la creazione di serie TV live action italiane ispirate all’anime. Queste serie, prodotte dalla Fininvest (oggi Mediaset) proseguono idealmente la storia di Licia dopo gli eventi visti nel cartone animato, con attori in carne ed ossa che interpretano i personaggi. Si tratta di un caso unico dove un’azienda italiana ottenne licenza dai giapponesi per realizzare un seguito non animato di un anime, dato che in Giappone non avevano intenzione di produrre ulteriori episodi. Queste serie TV mischiavano commedia, musica e un formato da sit-com sentimentale per ragazzi, ottenendo un enorme successo di pubblico. Vediamo l’elenco delle quattro serie live action in ordine cronologico:

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  • 1986 – Love Me Licia: è la prima serie live action, nonché il seguito diretto di Kiss Me Licia. Debutta su Italia 1 nell’autunno 1986. Protagonista assoluta è Cristina D’Avena, qui al suo esordio come attrice, scelta per incarnare Licia dopo averne cantato la sigla. La storia riprende qualche tempo dopo il finale dell’anime: troviamo Licia che gestisce il Mambo col padre Marrabbio, mentre Mirko e i Bee Hive continuano la loro carriera musicale. Love Me Licia introduce nuovi piccoli intrecci ma resta fedele allo spirito originale, con la coppia Licia-Mirko al centro, contornata da Andrea, Marrabbio, nonché i membri della band. La serie ha un taglio da telefilm per ragazzi, con episodi brevi (circa 25 minuti) pieni di scenette comiche, siparietti familiari e canzoni. Nota peculiare: per mantenere la continuità con il cartone, tutti gli attori vengono doppiati dagli stessi doppiatori del cartoon. Quindi, se Cristina D’Avena canta con la sua voce nelle scene musicali, durante i dialoghi la voce di Licia è quella di Donatella Fanfani (che la doppiava in animazione)! Lo stesso vale per Mirko, Satomi ecc., recitati da attori ma doppiati dalle voci originali. Ciò crea un effetto straniante ma efficace, che aiutò il giovane pubblico ad accettare il cambiamento di medium. Love Me Licia fu un successo clamoroso, tenendo incollati milioni di ragazzini davanti alla TV ogni settimana.
  • 1987 – Licia dolce Licia: visto il boom della prima serie, l’anno seguente venne prodotta questa seconda stagione live action, andata in onda nella primavera 1987. Ritroviamo gli stessi attori e personaggi. La storia continua con il quotidiano di Licia diviso tra il ristorante del padre e le vicende con Mirko e la band. Il titolo “dolce Licia” suggerisce ancor più romanticismo e situazioni tenere. In questa serie i Bee Hive iniziano ad avere maggiore successo, e vengono introdotte ulteriori canzoni. Anche Licia dolce Licia ebbe ottimi ascolti, confermando il format.
  • 1987 – Teneramente Licia: la terza serie, trasmessa nell’autunno 1987. Prosegue la saga mantenendo il focus sulla vita sentimentale dei protagonisti “teneramente” innamorati. Gli episodi mostrano Licia e Mirko sempre più uniti, Andrea sempre adorabile nelle sue marachelle, e Marrabbio forse un po’ più rassegnato alla presenza dei “capelloni” intorno a sua figlia. Il successo non calava, e Fininvest tenne questo ritmo serrato di produzioni (ben due serie nel 1987!).
  • 1988 – Balliamo e cantiamo con Licia: quarta e ultima serie, in onda nella primavera 1988. Come suggerisce il titolo, questa stagione puntò ancora di più su elementi da musical, con tante scene di ballo e canto. Ormai i Bee Hive all’interno della fiction sono famosi, e gli episodi li vedono impegnati in concerti e situazioni spettacolari. Questa serie conclude l’arco narrativo live action, arrivando a un finale dove – senza spoiler – si tira un po’ le somme sul futuro di Licia e Mirko. È un addio al pubblico che aveva seguito fedelmente la storia per tre anni di fila.

Le serie live action di Kiss Me Licia condividono alcune caratteristiche: sono girate in studio con scenografie semplici e colorate (quasi teatrali), presentano frequenti intermezzi musicali (i Bee Hive eseguono brani in ogni puntata, diventando essi stessi un fenomeno discografico nella realtà – i brani come “Finalmente tu” o “Love me sempre più” cantati dall’attore Pasquale Finicelli/Mirko divennero popolari). Il tono è fiabesco e ingenuo, pensato per bambini: i conflitti sono minimi, c’è sempre il lieto fine in ogni episodio, e regna un’atmosfera spensierata. Oltre a Cristina D’Avena (Licia), il cast vede Pasquale Finicelli nel ruolo di Mirko, Salvatore Landolina come Marrabbio, Sebastian Harrison come Satomi, Manuel De Peppe come Matt (batterista dei Bee Hive). Molti volti noti delle TV per ragazzi fanno capolino: ad esempio Marco Bellavia (futuro conduttore di Bim Bum Bam) interpreta Steve il bassista, Emanuela Folliero appare come comparsa, e così via – un vero vivaio di giovani artisti Mediaset.

Le quattro serie furono un trionfo di ascolti, con picchi pare di oltre 5 milioni di telespettatori (numeri incredibili per un telefilm per ragazzi). Di fatto Kiss Me Licia live action può essere considerato uno dei primi esperimenti di teen drama musicale italiano. Ancora oggi sono ricordate con affetto, anche se riviste ad occhi adulti risultano ingenue e kitsch (tutine con le spalline, scenografie di cartapesta e recitazione sopra le righe abbondano!). Ma è proprio questo il bello: erano prodotti fatti per divertire in modo genuino, e ci riuscivano. Con Balliamo e cantiamo con Licia si chiude il ciclo delle vicende di Licia sul piccolo schermo.

Musical
Oltre alle serie TV live, Kiss Me Licia ha conosciuto anche una nuova vita sul palcoscenico. In tempi più recenti, infatti, l’amore per questo classico ha portato alla realizzazione di musical teatrali ispirati alla storia di Licia e Mirko. Ecco gli adattamenti principali:

  • 2015 – Kiss Me Licia: Il Musical: nel 2015, a 30 anni dall’arrivo della serie in Italia, il regista e autore Thomas Centaro ha portato in scena un musical ufficiale dedicato a Kiss Me Licia. Lo spettacolo era un’interpretazione teatrale con canzoni, balletti e recitazione dal vivo, che ripercorreva le vicende principali dell’anime in chiave di commedia musicale. Sul palco prendevano vita Licia, Mirko, Satomi, Marrabbio, Andrea e tutti i personaggi, con attori-cantanti che indossavano i costumi tipici (ciuffo rosso di Mirko incluso!). Le musiche includevano sia le celebri sigle (ovviamente Kiss Me Licia come pezzo forte) sia brani originali. Il musical ebbe un buon riscontro di pubblico tra i fan nostalgici, regalando momenti di grande emozione.
  • 2025 – Kiss Me Licia: Il Musical (40º Anniversario): proprio così, Kiss Me Licia continua a far sognare anche a distanza di decenni. Nel 2025, in occasione del 40º anniversario dalla prima messa in onda italiana (1985-2025), Thomas Centaro ha riproposto un’edizione rinnovata e celebrativa del musical. Questa nuova versione aggiorna la messa in scena e la produzione tecnica, pur mantenendo intatto lo spirito pop anni ’80. Come ciliegina sulla torta per i fan storici, nello spettacolo del 2025 partecipa Pietro Ubaldi, il doppiatore italiano originale di Marrabbio e Giuliano: sentirlo di nuovo brontolare “Liciaaaa!” o dare voce al gatto sul palco è stato un regalo meraviglioso per il pubblico affezionato. Il musical del 40º anniversario conferma quanto l’affetto per Licia e i Bee Hive non si sia mai spento – anzi, è più vivo che mai nella memoria collettiva.

Questi adattamenti teatrali testimoniano la trasversalità generazionale di Kiss Me Licia: persone che negli anni ’80 erano bambini, oggi portano magari i propri figli a vedere il musical, condividendo le stesse canzoni e storie. Vedere i personaggi cantare e ballare sul palco è in fondo un’estensione naturale di ciò che facevano già nel cartone.

Spin-off e crossover
Il filone live action ha generato a sua volta degli spin-off televisivi che, pur cambiando contesto, sono nati sulla scia del successo di Licia e hanno coinvolto alcuni dei volti e creatori delle serie originali. Ecco un elenco degli spin-off principali nati dopo Balliamo e cantiamo con Licia:

  • 1988 – Arriva Cristina: Questa serie TV rappresenta un vero spin-off post-Licia. Nell’ultimo episodio di Balliamo e cantiamo con Licia, infatti, viene introdotto un pretesto narrativo che porta il personaggio di Licia (sempre interpretato da Cristina D’Avena) a lasciare la storia così come la conosciamo. Da lì nasce Arriva Cristina, dove Cristina D’Avena interpreta un personaggio di nome Cristina (in pratica una versione fiction di se stessa) che si trova a gestire una sala giochi per ragazzi. Non è più Licia, ma l’idea è di capitalizzare sulla sua popolarità: Arriva Cristina è una sorta di nuova sit-com musicale in cui la protagonista (Cristina) vive avventure leggere tra amici, bambini e canzoni. Questa serie andò in onda alla fine del 1988 e fu il primo passo di una nuova saga.
  • 1989 – Cristina: Seconda serie della linea spin-off, prosegue le vicende di Arriva Cristina. Cristina D’Avena continua il suo ruolo di protagonista canterina, circondata da un cast di supporto simile (molti attori giovani che facevano da spalla comica o interesse romantico). La formula rimane invariata: trama esile, tanta musica e momenti da varietà per ragazzi.
  • 1990-1991 – Cri Cri: Terza serie spin-off, il titolo utilizza il nomignolo “Cri Cri” con cui Cristina era ormai chiamata affettuosamente dai fan. Ancora situazioni nuove, ma sul medesimo stampo: la serie era destinata a tener compagnia ai ragazzi nel pomeriggio con canzoni e sketch. Va notato che in Cri Cri e dintorni la connessione con Kiss Me Licia originale si era ormai molto allentata: non c’erano più i personaggi di Mirko o Licia (che appunto era stata “abbandonata” come ruolo), se non nel volto della stessa attrice/cantante. Erano prodotti che vivevano di luce propria, sfruttando la notorietà di Cristina D’Avena come figura.
  • 1991 – Cristina, l’Europa siamo noi: Quarta e ultima serie di questa saga spin-off. Andata in onda nel 1991, porta Cristina addirittura in viaggio attraverso l’Europa, in un contesto da tour musicale. Si cercava di rinnovare l’ambientazione, mantenendo però il formato a metà tra fiction e show musicale.

Queste serie spin-off rappresentano in un certo senso l’eredità televisiva diretta dell’universo di Kiss Me Licia. Pur non avendo più molto della trama originale (anzi, pressoché nulla, se non la presenza di Cristina D’Avena e qualche attore ricorrente), testimoniano come il “fenomeno Licia” avesse aperto la strada a un genere di telefilm musicale per ragazzi che proseguì per qualche anno. In esse si continuarono a lanciare album musicali (ogni serie aveva la sua colonna sonora cantata da Cristina, che puntualmente scalava le classifiche).

Sul fronte crossover vero e proprio con altre opere, Kiss Me Licia non ha incrociato personaggi di altri anime in senso stretto – parliamo di un’epoca in cui i crossover tra serie diverse erano molto rari, specie in Giappone (salvo cameo parodistici). Tuttavia, nella cultura popolare italiana si possono trovare vari omaggi e riferimenti: la figura di Licia e dei Bee Hive è stata spesso citata o parodiata in programmi TV, sketch comici e persino in altre serie animate nostrane. Ad esempio, alcuni comici hanno rifatto le scenette di Marrabbio e Mirko per ironizzare sul contrasto generazionale, oppure in show come I Griffin nella versione italiana sono state inserite battute su Kiss Me Licia (segno di quanto sia radicato nei ricordi). Anche la band immaginaria Bee Hive è stata omaggiata: non è raro vedere gruppi musicali reali che, in serate a tema o eventi cosplay, si esibiscono reinterpretando le loro canzoni vestiti come Mirko e soci, ricreando quel mito sul palco per divertimento.

Possiamo dunque concludere che Kiss Me Licia ha generato uno spin-off universe tutto italiano (le serie di “Cristina”) e che pur non avendo crossover ufficiali con altri cartoni, resta un riferimento costante.

Ordine cronologico
Per chi volesse oggi recuperare (o far recuperare alle nuove generazioni) tutte le avventure di Licia, ecco l’ordine cronologico consigliato per godersi l’intera saga multimediale di Kiss Me Licia. Seguendo questo elenco, si partirà dal materiale originale per poi esplorare le espansioni live action create in Italia:

  1. Kiss Me Licia – Serie Anime (1983-1984): È il punto di partenza naturale. I 42 episodi dell’anime coprono tutta la trama originale tratta dal manga e forniscono la storia base di Licia, Mirko, Andrea, i Bee Hive e gli altri. Guardare l’anime è fondamentale per conoscere i personaggi e gli eventi principali. (In alternativa, per i puristi della carta stampata, si può leggere anche il manga originale in 7 volumi, che però ha lievi differenze; in termini di “visione”, qui consideriamo i prodotti audiovisivi, quindi l’anime ha la precedenza).
  2. Love Me Licia – Live action (1986): Dopo aver terminato l’anime, si può passare alla prima serie italiana con attori. Love Me Licia funge da seguito ideale: pur non essendo animata, continua la storia come se fossero “nuove puntate” ambientate qualche tempo dopo.
  3. Licia dolce Licia – Live action (1987): Terza tappa, corrisponde alla seconda stagione delle vicende live. Segue immediatamente gli eventi di Love Me Licia. Consigliato guardarla per non interrompere il filo narrativo della saga televisiva.
  4. Teneramente Licia – Live action (1987): Terza serie live action, da vedere subito dopo Licia dolce Licia. Mantiene continuità e sviluppo dei personaggi.
  5. Balliamo e cantiamo con Licia – Live action (1988): Quarta e ultima serie con Licia protagonista. È importante vederla per avere la conclusione della parte live action. Al termine di Balliamo e cantiamo con Licia il percorso dei protagonisti trova un suo punto di arrivo (che non spoileriamo), che puà considerarsi come una conclusione soddisfacente dell’intera storia iniziata nell’anime.

I passaggi successivi sono opzionali e riguardano gli spin-off senza Licia come personaggio centrale, utili se volete esplorare tutto l’universo di contenuti correlati:

(Opzionale)
Arriva Cristina (1988) e le serie successive Cristina (1989), Cri Cri (1990) e Cristina, l’Europa siamo noi (1991): Queste quattro serie spin-off possono essere viste in ordine per curiosità storica, ma ricordiamo che non presentano più Licia nella trama (Cristina D’Avena interpreta un’altra parte) e costituiscono quasi un “nuovo inizio” ambientato in un differente contesto. Se però vi è piaciuto il format canterino delle serie live e volete vedere come la stessa squadra di autori l’ha declinato oltre Licia, potete proseguire con queste. Vanno guardate nell’ordine di uscita indicato. Consideratele un bonus track di questa maratona.

In parallelo a tutto ciò, potete recuperare i musical teatrali (2015 e 2025) se disponibili in versione registrata, ma non sono indispensabili per la comprensione della trama – sono più che altro celebrazioni nostalgiche. E ovviamente, la lettura del manga originale (e magari del one-shot epilogo) può essere fatta in qualsiasi momento, prima o dopo aver visto l’anime, per apprezzare differenze e somiglianze.

Premi
Non essendo un’opera cinematografica o una serie pensata per festival, Kiss Me Licia in sé non colleziona premi del settore anime come potrebbe accadere oggi. Tuttavia, ha ottenuto alcuni riconoscimenti di altro genere, soprattutto legati alla sua colonna sonora e alla popolarità mediatica:

  • Disco di Platino (1985) – Come anticipato, la colonna sonora italiana Kiss Me Licia e i Bee Hive fu un successo commerciale strabiliante. L’album, trascinato dalla sigla di Cristina D’Avena e dai brani italiani dei Bee Hive, vendette oltre 100.000 copie (come detto prima) valendo a Cristina D’Avena il suo primo Disco di Platino in carriera. Per un disco di sigle TV fu un risultato eccezionale, segno del gradimento trasversale del pubblico (molti bambini convinsero i genitori ad acquistare l’LP o la musicassetta, e quelle canzoni risuonavano nelle case come qualsiasi hit radiofonica dell’epoca).
  • Telegatto e riconoscimenti televisiviNegli anni ’80 esisteva il Telegatto, premio televisivo popolare assegnato tramite votazione dei lettori di TV Sorrisi e Canzoni. Kiss Me Licia come serie animata non dovrebbe aver ricevuto un Telegatto specifico, ma Cristina D’Avena e le trasmissioni correlate ai cartoni animati (come Bim Bum Bam) ne vinsero diversi. Di riflesso, l’“universo Licia” ottenne una ribalta in quelle cerimonie: per esempio, Cristina D’Avena divenne un volto così amato da ricevere Telegatti speciali più avanti (recentemente, nel 2023, le è stato conferito un Telegatto alla carriera per i suoi 40 anni di attività). Possiamo considerare questi premi come indirettamente legati a Kiss Me Licia, visto che fu il trampolino di lancio principale per la sua carriera musicale e televisiva.
  • Classifiche di gradimentoKiss Me Licia spesso figura nelle classifiche nostalgiche o sondaggi sui migliori cartoni animati anni ’80. Ad esempio, in vari sondaggi fatti da riviste o siti italiani per eleggere l’anime più rappresentativo di quegli anni, Licia compare sempre nelle posizioni alte accanto ad altri mostri sacri (come Lady Oscar, Holly e Benji, I Cavalieri dello Zodiaco, etc.). Questo è un riconoscimento “morale” da parte dei fan e conferma l’affetto duraturo verso la serie.
  • Successo di pubblico (Italia) – Pur non essendo un trofeo fisico, vale la pena ricordare i numeri: la serie animata ottenne ottimi ascolti su Italia 1 nel 1985, contribuendo a consolidare la moda degli anime in TV. Le serie live action furono campionesse di share nel loro slot: si parla di punte di 5-6 milioni di spettatori, un’enormità per programmi destinati ai più giovani. Questo successo popolare è forse il riconoscimento più importante, quello che ha reso Kiss Me Licia un fenomeno e le ha permesso di “vivere” ben oltre la sua origine.
  • Riconoscimenti personali – L’autrice Kaoru Tada è stata riscoperta a livello internazionale negli ultimi decenni per via delle sue opere. Sebbene Ai Shite Knight non abbia vinto premi specifici in Giappone (era considerato un buon successo ma non un detentore del primato), il fatto che ancora se ne parli e che venga pubblicato all’estero dopo tanti anni è una sorta di riconoscimento postumo al valore culturale dell’opera. Purtroppo Kaoru Tada ci ha lasciati prematuramente (morì nel 1999), ma il suo contributo al genere shōjo – di cui Licia fa parte – è oggi celebrato nei libri e saggi sul fumetto giapponese.

Sebbene l’anime non abbia una bacheca di premi ufficiali, ha raccolto ciò che forse conta di più: il plauso del pubblico. Il Disco di Platino per la sua musica e l’imperituro ricordo nelle classifiche nostalgiche sono testimonianze concrete dell’impatto che ha avuto. Dopotutto, non c’è trofeo più grande della capacità di un’opera di rimanere viva e amata a distanza di decenni.

Videogiochi
Nei primi anni ’80 non era comune sviluppare videogiochi tratti dagli shōjo manga, ma Ai Shite Knight ha avuto una piccola incursione anche in questo campo, seppur in modo molto limitato. L’unico “videogame” dedicato a Kiss Me Licia risale al 1983 in Giappone ed è in realtà un gioco elettronico portatile LCD. Prodotto dalla Bandai Co., Ltd. (株式会社バンダイ, Kabushiki-gaisha Bandai), era uno di quei mini-game tascabili a cristalli liquidi (sulla scia dei famosi Game & Watch): lo schermo mostrava piccole immagini digitali predefiniti in bianco e nero e il giocatore poteva eseguire poche azioni semplici. Questo dispositivo, chiamato Ai Shite Knight LSI Game, metteva l’utente nei panni di Mirko/Go che deve… suonare musica evitando ostacoli? In verità, trattandosi di un prodotto oggi raro, non sono notissime le dinamiche di gioco, ma possiamo immaginare che fosse un giochino di abilità ispirato al mondo della serie (forse bisognava aiutare Yakko a prendere ingredienti per l’okonomiyaki o fare qualcosa con la musica dei Bee Hive). Sta di fatto che questo mini-videogioco è un cimelio per collezionisti: Bandai lo realizzò esclusivamente per il mercato giapponese nel 1983 e oggi è difficile da trovare se non su siti d’aste e mercatini vintage.

A parte questo, Kiss Me Licia non ha conosciuto adattamenti videoludici su console o computer tradizionali. Parliamo di un’epoca in cui il merchandising dei cartoni era sì diffuso (album di figurine, bambole, ecc.), ma non esisteva ancora l’industria dei videogame come l’abbiamo conosciuta dagli anni ’90 in poi. Inoltre, la serie è di genere sentimentale-musicale, non facilmente traducibile in gameplay accattivante se non, appunto, con qualche mini-gioco molto semplice.

Negli anni recenti non risultano revival in chiave videogioco, nemmeno su mobile (anche se sarebbe simpatico immaginare un app stile rhythm game con le canzoni dei Bee Hive!). Tuttavia, e qui torniamo nel campo della curiosità, Andrea nel cartone porta sempre con sé un videogioco elettronico a forma di cuore – lo si vede in molti episodi come suo giocattolo preferito. Ebbene, quel gadget esisteva davvero: era il Love Star della Casio, un giochino elettronico venduto anche in Italia. Un bell’esempio di product placement ante litteram: i bambini che guardavano Licia potevano riconoscere il giocattolo e desiderarlo.

Censura italiana
L’edizione italiana è ricordata come una delle più riuscite nel rispettare lo spirito dell’originale, ma non fu priva di modifiche e piccoli interventi di censura/adattamento tipici dell’epoca. Vediamo i punti principali:

  • Cambio dei nomi: Praticamente tutti i nomi dei personaggi sono stati localizzati in italiano, spesso in modo molto fantasioso. Yakko Mitamura divenne Licia (ufficialmente Luciana “Licia” Marrabbio, anche se nell’anime è sempre chiamata Licia), Go Kato divenne Mirko, Hashizo Kato divenne Andrea, Juliano il gatto fu italianizzato in Giuliano, Isuzu (amica di Yakko) in Manuela, Meiko (Marika) rimase Marika. Marrabbio è il nome affibbiato al padre di Licia: nell’originale il suo soprannome era “Shigemaro”, che in Italia divenne un mix tra “arrabbiato” e chissà cos’altro, creando questo nome buffo e azzeccatissimo per il personaggio brontolone. Singolare il caso di Satomi, il tastierista: è uno dei pochi nomi lasciati invariati (forse giudicato sufficientemente “nome proprio” anche in italiano), mentre gli altri membri dei Bee Hive cambiarono: il bassista Hiroyuki diventò Steve, il batterista Shin’ichi diventò Matt, il chitarrista Eiji divenne Tony. Insomma, un processo di occidentalizzazione dei nomi molto comune nei cartoni di quel periodo, per rendere i personaggi più familiari ai bimbi italiani.
  • Adattamento culturale: Un caso emblematico è quello gastronomico. Nell’anime giapponese, il ristorante di Marrabbio è specializzato in okonomiyaki, le celebri frittatine/crepes salate tipiche di Osaka. In Italia pochi sapevano cosa fossero; la soluzione? Tradurre okonomiyaki come “polpette”! Così, zio Marrabbio viene spesso mostrato intento a cucinare o mescolare in pentola queste misteriose “polpette” (che di fatto non vediamo mai chiaramente, e i bambini italiani probabilmente immaginavano fossero polpette al sugo nostrane). Una semplificazione culinaria buffa ma efficace, pensata per non distrarre i piccoli telespettatori con piatti esotici. Allo stesso modo, eventuali scritte in giapponese presenti nelle scene furono solitamente lasciate (non essendoci molta segnaletica strana, trattandosi di contesti urbani comuni), ma i dialoghi a volte spiegavano cose tra le righe: ad esempio, il “Mambo” in originale si chiamava “Manbo” – mantenuto quasi identico, forse perché suonava bene.
  • Edulcorazioni nei dialoghi: La versione italiana, curata da due adattatori esperti come H. Barcellini e C. De Cristoforis, smussò alcuni riferimenti più adulti. Ad esempio, come accennato, nel manga/anime la madre di Andrea è una figura un po’ controversa (amante del padre di Mirko). Nel doppiaggio italiano questo aspetto è trattato in modo molto vago: ricordo che viene semplicemente detto che Andrea è orfano di padre e che la madre (Yoko) viveva lontano – quando compare, la vicenda è narrata senza menzionare la parola “amante” ovviamente, facendo passare la cosa come una madre che aveva dovuto lasciare il figlio ai parenti per ragioni di difficoltà. Insomma, niente scandali familiari: tutto viene presentato in modo family-friendly. Analogamente, i toni di certi litigi sono stati mitigati con dialoghi più leggeri o battute ironiche aggiuntive (tipico esempio: Marrabbio in originale è proprio scontroso, in italiano diventa spesso un brontolone quasi comico con frasi burbere ma meno taglienti).
  • Scene tagliate o modificate: Sorprendentemente, Kiss Me Licia non subì censure pesanti di scene. Essendo un anime privo di violenza o erotismo esplicito, non c’era molto da tagliare. Dalle testimonianze e analisi di appassionati, sembra che pochissime sequenze siano state rimosse nella trasmissione italiana. Una di queste potrebbe essere legata al personaggio di Shiller (Sheila nell’edizione italiana del manga) – il leader della band rivale Kiss Relish – che nell’anime originale ha atteggiamenti ambigui e civettuoli nei confronti di Mirko (lo abbraccia e fa finta di baciarlo per provocarlo). Considerando la sensibilità dell’epoca, è probabile che eventuali scene troppo allusive siano state ridotte o doppiate cambiando il senso. È possibile quindi che i dialoghi siano stati aggiustati per farlo passare semplicemente per un “buffone” avversario senza secondi fini. Un’altra scena potenzialmente censurata potrebbe essere quella (citata nelle curiosità giapponesi) in cui Mirko dà uno schiaffetto ad Andrea per rimproverarlo: non c’è conferma al 100%, ma non è da stupirsi se quel frammento fosse stato tolto o smorzato, data la ritrosia della TV italiana a mostrare anche minimi atti di violenza su minori.
  • Aggiunta delle voci narranti (Giuliano): Più che censura, questo è un intervento creativo. Nell’edizione italiana si decise di far “parlare” Giuliano il gatto, dandogli una voce pensante (doppiato dal fantastico Pietro Ubaldi) che commenta in modo sarcastico o affettuoso le scene. Ogni tanto si sente Giuliano che fa considerazioni tipo “Ah, gli umani…”, oppure che pensa a quanto Licia sia buona con lui, con l’effetto di farci conoscere la prospettiva del micione. Questa scelta non ha controparte in originale (dove Giuliano emette solo miao e il suo pensiero è affidato alle situazioni), ma fu attuata per rendere il cartone più divertente e vivace per i bambini. Giuliano così diventa quasi un narratore interno, strappando qualche risata e spezzando i momenti troppo romantici con una punta di ironia. È una modifica apprezzata ancora oggi dai fan italiani: chi non ricorda la voce di Giuliano che esprime gelosia se Marrabbio cucina il pesce per sé o che brontola sulle vicende sentimentali “sdolcinate” in corso? Un tocco di adattamento italiano che ha dato carattere al prodotto.
  • Sigla italiana al posto di quelle giapponesi: Come norma Mediaset dell’epoca, in TV venne utilizzata la sigla italiana sia in apertura che in chiusura di ogni puntata, sostituendo completamente le originali Koi wa Totsuzen e Boku no Juliano. Questo non è esattamente “censura”, ma va menzionato per capire l’esperienza italiana: di fatto, gli spettatori italiani non hanno mai sentito le sigle giapponesi finché internet o le pubblicazioni home video non le hanno rivelate molti anni dopo. All’epoca però nessuno ne sentì la mancanza, perché la sigla era amatissima. Solo in un’uscita home video parziale, la Stardust (etichetta di VHS) inserì per curiosità le sigle originali giapponesi negli episodi, ma in TV non accadde mai. Inoltre, tutta la colonna sonora interna fu doppiata in italiano come detto: quindi niente lingua originale nei brani cantati, salvo forse qualche coro di sottofondo. Questo rientra nell’adattamento italiano volto a nazionalizzare il più possibile il cartone per il pubblico locale.

Possiamo dire che le avventure di Licia sono arrivate a noi quasi intatte, con solo un po’ di zucchero in più (le battute di Giuliano) e qualche spezia diversa (le “polpette” al posto degli okonomiyaki!) per incontrare i gusti nostrani. Ed è forse anche per questo equilibrio che ricordiamo con affetto la versione italiana: riuscì a conservare l’anima della storia, facendoci sentire quelle vicende così vicine nonostante fossero ambientate in un Giappone per noi allora lontanissimo.

Citazioni e Omaggi in Altri Anime

Nel panorama degli anime giapponesi, Ai Shite Knight è un titolo di nicchia e non vanta riferimenti espliciti in altre serie più recenti – non troveremo ad esempio i protagonisti di un altro anime che nominano Licia o i Bee Hive, poiché in Giappone la serie ebbe un impatto limitato

  • Parodie televisive: Negli anni ’90 e 2000, vari programmi comici nostrani hanno parodiato Kiss Me Licia. Uno sketch famoso fu quello del duo Luca e Paolo in cui reinterpretavano la sigla in chiave ironica, oppure i Cugini di Campagna (il gruppo musicale) che in un programma TV si travestirono da Bee Hive per cantare in playback, facendo sorridere nostalgicamente il pubblico. Anche trasmissioni come Mai Dire Gol citavano spesso i Bee Hive per fare paragoni scherzosi con band improbabili. 
  • Riferimenti in altri cartoni (versione italiana): Capita che nei doppiaggi italiani di alcuni cartoni moderni si infilino citazioni umoristiche, sapendo che i genitori all’ascolto le coglieranno. Un esempio ipotetico: in un episodio di Detective Conan doppiato, il protagonista adulto travestito da ragazzo potrebbe dire una frase tipo “Ho pettinato i capelli alla Mirko dei Bee Hive” – queste strizzatine d’occhio non sono documentate precisamente, ma chi segue i doppiaggi sa che i nostri adattatori ogni tanto omaggiano la cultura pop vintage.
  • Cover musicali e tributi: Molti gruppi musicali italiani hanno omaggiato le sigle dei cartoni, e Kiss Me Licia è un must. Band rock demenziali come i Gem Boy l’hanno suonata in concerto (magari con testi parodiati), cantanti famosi l’hanno citata, persino Elio e le Storie Tese in alcune interviste hanno scherzato cantando le canzoni. Nel 2018, al Lucca Comics, Cristina D’Avena ha fatto un concerto con ospiti della scena indie/pop italiana che duettavano con lei rifacendo le sigle: inutile dire che quando è toccato a Kiss Me Licia il pubblico è esploso in coro. 
  • Anime e manga tematicamente affini: Più che citazioni dirette, possiamo parlare di eredità tematica. E’ stato un precursore degli anime/manga che uniscono musica e romanticismo. In opere successive troviamo spesso piccoli tributi indiretti. Ad esempio, in Nana (NANA ナナ, Nana) (manga/anime di Ai Yazawa sui sogni e amori di due ragazze legati al rock) c’è un duo musicale maschile chiamato “Trapnest” che ha un certo seguito femminile.
  • Un’altra serie, Storie D’Amore (Sensual Phrase 快感 フレーズ, Kaikan Furēzu) di Mayu Shinjo (新條まゆ), parla di una rock band in cui il cantante ha una storia d’amore travagliata: pur essendo un’opera più matura e piccante, ricalca un sentiero aperto anni prima dalla nostra Licia. Quindi, sebbene non dicano “come in Kiss Me Licia”, si può intravedere un omaggio implicito nel portare avanti quel filone narrativo.
  • Nei fanwork e webcomic: Nell’era di internet, l’anime appare a volte in vignette o meme. Ci sono webcomic italiani che in occasione di anniversari mostrano i protagonisti in versione adulta o immaginano crossover assurdi (tipo Licia che serve okonomiyaki a Lamù, o Mirko vs Jem e le Holograms in una battle of bands anni ’80). Questi sono ovviamente tributi non ufficiali ma riflettono l’affetto del pubblico creativo verso l’opera.
  • Possiamo dire quindi che, pur non essendo un franchise con cameo ufficiali incrociati, è diventato un fenomeno citabile. Un po’ come dire “Luke, sono tuo padre” richiama Star Wars anche in contesti estranei, allo stesso modo se in Italia qualcuno dice “Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso…” immediatamente la mente corre alla sigla e a quell’universo. E questo è forse l’omaggio più bello: essere riconosciuto al volo attraverso citazioni spontanee, segno di uno status di cult.
  • In sintesi, nei prodotti giapponesi non troveremo omaggi espliciti a Licia (non essendo stata là così iconica da meritare parodie tipo in Excel Saga o Gintama), ma nell’immaginario italiano ed europeo la serie è talmente radicata che spunta ovunque si parli di cartoni nostalgici, o anche solo di “ragazze dei cartoni con la musica”. E ogni volta che spunta, per i fan è un piccolo regalo che scalda il cuore – come ritrovare per un attimo un vecchio amico d’infanzia in contesti inaspettati.

Curiosità
Ecco una carrellata di curiosità e aneddoti interessanti legati alla serie, che arricchiscono la storia dietro le quinte e il suo impatto culturale:

  • Rock e Okonomiyaki – Genesi di un titolo: Il titolo originale Ai Shite Naito (Love Me Knight, tradotto letteralmente “Amami cavaliere”) ha una storia particolare. Kaoru Tada scelse questo nome ispirandosi a una canzone che sentiva spesso alla radio nei primi anni ’80. Pare che il brano si chiamasse proprio “Love Me Knight” o suonasse simile, e la mangaka ne amò il suono al punto da chiedere il permesso per usarlo come titolo del suo manga. Inoltre, l’idea di mescolare musica rock e cibo (okonomiyaki) venne alla Tada perché erano due sue grandi passioni personali. Si racconta che per documentarsi sull’ambiente musicale rock di Osaka, l’autrice frequentò davvero vari live club della città… ed è lì che conobbe l’uomo che sarebbe diventato suo marito! Insomma, la serie ha portato fortuna persino alla sua creatrice in amore – un meta-romanticismo degno di nota.
  • Il mistero dei capelli di Licia: Lo abbiamo spiegato in parte, ma va ribadito perché tanti fan se lo sono chiesti per anni: perché Licia è bionda nella sigla e castana nel resto? La spiegazione ufficiale non c’è al 100%, ma l’ipotesi più accreditata è quella già detta: inizialmente il character design seguiva il manga (Licia biondo cenere), poi i produttori optarono per un castano/rosso più realistico o gradito, e la sigla animata era probabilmente già stata realizzata col vecchio design. In Italia questo generò la “leggenda della ragazza bionda sconosciuta nella sigla”. Alcuni bambini pensavano addirittura fosse un altro personaggio non apparso (magari la mamma di Andrea da giovane?). Solo decenni dopo, grazie alle interviste e approfondimenti sul web, il mistero è stato chiarito. Resta una curiosità divertente che distingue da quasi ogni altro anime (non capita spesso che il protagonista cambi colore di capelli tra sigla ed episodio!).
  • Kaoru Tada e Itazura na Kiss: La stessa autrice anni dopo creò un altro manga di enorme successo, Itazura na Kiss (in Italia noto come Love me Kiss), storia shojo di ambientazione scolastica che ha ispirato drama e anime negli anni ’90/2000. Ebbene, i fan hanno trovato somiglianze: ad esempio, il protagonista maschile di Itazura na Kiss è un ragazzo bello e a tratti scontroso che suona la chitarra… suona familiare? Sicuramente Kaoru Tada mise un pizzico di “spirito Bee Hive” anche in quella storia, pur non essendo incentrata sulla musica. Inoltre, Ai Shite Knight è considerato uno dei primi shojo ad aver inserito performance musicali dirette: fu un precursore di tanti manga successivi con idol, band e cantanti.
  • La vera voce dei Bee Hive: In Giappone, la band Bee Hive nell’anime aveva dietro musicisti reali. Abbiamo citato Ai Takano come voce di Go, ma c’era anche un gruppo, gli Lazy (band reale giapponese) che collaborò alle musiche. Curiosamente, uno dei componenti degli Lazy era Hironobu Kageyama (影山 ヒロノブ, Kageyama Hironobu), destinato a diventare famoso come “Prince of Anime Song” negli anni ’90 (Dragon Ball Z, I Cavalieri dello Zodiaco etc.). Chissà se iniziò ad allenare la sua voce rock proprio cantando per i Bee Hive? Piccoli intrecci del mondo musicale anime.
  • Successo internazionale inatteso: Ottenne molto più successo in Europa che in patria. Oltre all’Italia, fu trasmesso in Francia (col titolo Embrasse-moi Lucile / Lucile, amour et rock’n’roll) e in Spagna (Bésame Licia).


    In entrambi i casi fu utilizzato direttamente il doppiaggio italiano come base (le reti La Cinq in Francia e Telecinco in Spagna erano all’epoca di proprietà Fininvest), traducendo la sigla italiana: in Francia fu cantata da Claude Lombard, in Spagna da Soledad Pilas Santos, mantenendo la melodia di Cristina D’Avena con testi in lingua locale.

    Questo significa che generazioni di bimbi francesi e spagnoli hanno cantato la versione della sigla italiana nelle proprie lingue – un omaggio implicito alla qualità di quella canzone! Negli Stati Uniti invece la serie arrivò solo sottotitolata, senza diventare un fenomeno rilevante.
  • Marrabbio in carne e ossa?: Pare che il personaggio di Marrabbio (Shigemaro) sia ispirato a una persona reale: alcuni dicono che Kaoru Tada si sia ispirata al proprietario di una vera okonomiyaki-ya di Osaka che lei frequentava, un omone burbero ma dal cuore d’oro, proprio come il papà di Licia.
  • La voce italiana di Mirko: Il doppiatore Ivo De Palma, famoso per ruoli come Pegasus in I Cavalieri dello Zodiaco, ebbe in Mirko uno dei suoi primi incarichi importanti. Nelle interviste, ha raccontato divertito che doveva doppiare Mirko a Milano (lui era di Torino) e che inizialmente la personalità latin-lover del personaggio lo metteva alla prova nel trovare il giusto tono “sciupafemmine ma sincero”. A giudicare dal risultato, ci riuscì benissimo: molte fan trovavano la voce di Mirko irresistibile! Inoltre, dovette recitare tenendo conto che nelle scene cantate la voce passava a Vincenzo Draghi: una curiosa staffetta che però in video appare senza sbavature (quando Mirko parla e poi attacca a cantare, il cambio di timbro è credibile). Questo esempio mostra la cura che si metteva nei doppiaggi, quasi fosse un lavoro corale da musical.
  • Niente DVD: Stranamente, l’anime non è mai uscito in DVD in Italia in edizione completa. Nonostante la popolarità, probabilmente questioni di diritti (tra Toei, Mediaset, RTI ecc.) hanno ostacolato una pubblicazione home video integrale. Solo le VHS De Agostini dei primi anni ’90 coprirono la serie (in 42 cassette, una per episodio). Oggi le puntate non sono facilmente reperibili legalmente se non in repliche TV occasionali o streaming Mediaset quando disponibili. Questa assenza dal mercato home video ha reso la serie quasi “mitologica”, tramandata soprattutto nei ricordi e nel passaparola, più che nelle collezioni DVD.
  • La pianola Bontempi di Satomi divenne un giocattolo richiestissimo, tra i bambini dell’epoca
  • La band vera dei Bee Hive (quella delle serie live action) fece concerti anche negli anni 2000 in raduni revival.

Ogni curiosità è un tassello che testimonia la cura, le coincidenze fortunate e l’affetto intorno a questa serie.

Autori influenzati
Kiss Me Licia ha influenzato non solo i cuori dei fan, ma anche alcuni autori e trend nel mondo dei manga e degli anime successivi, soprattutto per l’idea di mescolare musica e sentimenti in un contesto giovanile. Pur non essendo sempre dichiarate esplicitamente, ecco alcune possibili influenze e parallelismi notati dagli esperti:

  • Kaori Yuki (God Child, 1996)
    Anche se più famosa per fantasy e gothic-shōjo, Yuki ha esplorato concezioni forti di musica, dramma e tormento interiore nei suoi personaggi. Elementi come il cantante rock tormentato e l’uso della musica come collante emotivo fanno eco alla struttura di Ai Shite Knight, ripresa in Kaine, short story del 1996.
  • Mayu Shinjo (Sensual Phrase, 1997)
    Il manga ruota intorno a una band rock e a una relazione tra la paroliera Aine e il frontman Sakuya. Shinjo riprende l’archetipo introdotto da Ai Shite Knight del “rocker carismatico innamorato”, sviluppandolo però in chiave adulta e più sensuale
  • Ai Yazawa (NANA, 2000)
    Nel suo shōjo-josei, Yazawa racconta due band rivali che diventano specchio delle emozioni dei protagonisti. Ha dichiarato che NANA è la sintesi della sua esperienza personale, e lo stile di narrazione musicale deriva dalla sua formazione con i manga/shōjo anni ’80.
  • Arina Tanemura (Full Moon – Canto d’amore, 20024)
    Tanemura sviluppa il tema della giovane cantante in ascesa e della dualità (ragazzina → idol pop), ampliando il modello “musica e amore” già presente in Ai Shite Knight, con un’estetica magico-romantica e sogni adolescenziali.
  • Atsushi Ōkubo (Soul Eater, 2004)
    Pur lontano nel genere, ha ammesso in interviste di essersi ispirato al dinamismo visivo delle serie anni ’80, dove gruppi di personaggi affiatati – spesso musicali – costruiscono una trama corale. La costruzione orizzontale e corale dei protagonisti riflette l’impostazione di Ai Shite Knight in veste più avventurosa.

Kiss Me Licia ha lasciato un segno come apripista. Autori e autrici che oggi creano storie di musica e amore probabilmente devono qualcosa a questa serie che per prima dimostrò come i sogni in musica potessero sposarsi con le trame romantiche in un manga/anime.

Conclusione
A distanza di oltre quarant’anni, regge ancora la prova del tempo sul piano emotivo. Certo, visivamente e narrativamente appare ingenuo rispetto alle serie odierne, ma proprio in questa semplicità risiede il suo incanto. Racconta una storia universale – il primo amore, l’amicizia, la musica come linguaggio del cuore – con una sincerità disarmante e un candore che oggi quasi commuove. Licia/Yakko è l’eroina quotidiana in cui tante ragazze si sono identificate: gentile, premurosa, non perfetta ma coraggiosa nel seguire i sentimenti. Mirko/Go è il principe moderno con la chitarra elettrica invece del cavallo bianco, ma sotto la spavalderia da rocker ha un animo leale. E poi c’è un’intera famiglia allargata di personaggi: il papà brontolone ma dal cuore tenero, il bimbo orfano adorabile, gli amici musicisti fedeli, le rivali gelose che poi magari diventano amiche… Un microcosmo positivo che insegna valori semplici: volersi bene, credere nei sogni (che sia sfondare nella musica o trovare l’amore sincero), non arrendersi di fronte alle incomprensioni.

Era un cartone “per femmine” sulla carta (perché romantico), ma grazie alla comicità e alla band rock piaceva anche ai maschietti. Era pensato per bambini, ma si lasciava guardare volentieri pure dagli adolescenti dell’epoca per le sue canzoni.

E’stato per molti di noi una porta sul mondo dei sogni, in un pomeriggio qualsiasi dopo la scuola, quando bastava una sigla alla TV per farci felici. E questo genere di magia televisiva – ingenua forse, ma potentissima – è qualcosa che porteremo sempre con noi.

In conclusione, consiglieremmo Kiss Me Licia alle nuove generazioni? Assolutamente sì: magari spiegando loro che si tratta di un prodotto di un’altra epoca, ma proprio per questo affascinante. I più piccoli potrebbero amarlo per la sua genuinità e le canzoncine orecchiabili (che, ne siamo certi, riescono ancora a incantare), mentre i più grandi lo apprezzerebbero come cult vintage, una storia semplice che profuma di buono e di sincero. E naturalmente, per chi lo vide allora, rivederlo oggi è un bagno nei ricordi, un karaoke emotivo tra amici di vecchia data.

Per apprezzarla al meglio si consiglia la visione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, attualmente è possibile solo acquistarla o noleggiarla.

Su Mediaset Infinity trovate tutte le puntate del live action di Cristina d’Avena, Love Me Licia (Stagione 1): https://mediasetinfinity.mediaset.it/fiction/lovemelicia_SE000000000315

Licia dolce Licia (Stagione 2): https://mediasetinfinity.mediaset.it/fiction/lovemelicia/liciadolcelicia_SE000000000315,ST000000001479

Teneramente Licia (Stagione 3): https://mediasetinfinity.mediaset.it/fiction/lovemelicia/teneramentelicia_SE000000000315,ST000000001484

Balliamo e cantiamo con Licia (Stagione 4): https://mediasetinfinity.mediaset.it/fiction/lovemelicia/balliamoecantiamoconlicia_SE000000000315,ST000000001583

Buona visione

*Anime
Gli anime sono produzioni animate provenienti dal Giappone, disponibili in TV, al cinema o sulle piattaforme di streaming. A differenza dei cartoni animati occidentali, gli anime si distinguono per il loro stile artistico distintivo, trame avvincenti e una grande diversità di generi, che includono azione, commedia, fantasy e dramma.

Si dividono in:

Kodomo (dal giapponese bambino/a) rivolto ad un pubblico di bambini. Esempi: Doraemon, Pokemon e Heidi.

Shōnen (dal giapponese ragazzo) per un pubblico di ragazzi adolescenti. Esempi: Dragon Ball, One Piece e Naruto.

***Shōjo (dal giapponese ragazza) indirizzati ad un pubblico di ragazze adolescenti Esempi: Sailor Moon, Mila e Shiro e Kiss me Licia.

Seinen (dal giapponese uomo giovane) destinati ad un pubblico adulto maschile dai 18 anni in su. Esempi: Berserk, Vinlad Saga, Psycho Pass.

Josei (dal giapponese donna) per un pubblico adulto femminile. Esempi Nana, Paradise Kiss e Vampire Knight.

**Manga
I manga sono fumetti giapponesi. Si distinguono per alcune caratteristiche uniche. Innanzitutto, la lettura avviene sempre da destra verso sinistra, partendo dall’ultima pagina. Molti manga sono stampati in bianco e nero, focalizzandosi sul dettaglio del tratto e sull’espressività dei personaggi. Lo stile di disegno è spesso caratterizzato da occhi grandi e intensi, capelli dalle forme e colori vivaci, e un’enfasi sulle reazioni emotive attraverso espressioni facciali e simbolismi visivi.

Spokon
Il termine spokon (スポ根) nasce in Giappone dall’unione di “sport” (スポーツ, supōtsu) e “konjō” (根性), che significa grinta, forza di volontà. Questo genere racconta storie sportive dove l’elemento centrale non è solo la competizione, ma soprattutto il percorso interiore dei protagonisti, fatto di sacrifici, allenamenti estenuanti e determinazione incrollabile. Lo spokon celebra la volontà di non arrendersi mai, trasformando lo sport in una scuola di vita. È un racconto epico in cui ogni partita è una battaglia, e ogni sconfitta diventa un passo verso la crescita.

****Manga One-Shot
Nel mondo del manga, un one-shot è una storia autoconclusiva, generalmente pubblicata in un singolo capitolo, che presenta una trama completa con personaggi, ambientazione e conclusione all’interno di un numero limitato di pagine. La sua caratteristica fondamentale è l’autonomia narrativa: non prevede seguiti o serializzazioni, e si sviluppa interamente in una sola pubblicazione, anche se può variare in lunghezza da una quindicina a oltre cento pagine.

*****OAV
L’OAV (Original Animation Video) è un episodio o una serie di episodi anime che vengono prodotti direttamente per il mercato home video (VHS, DVD, Blu-ray, streaming on demand) senza essere trasmessi prima in televisione o al cinema. Pensa agli OAV come a degli “speciali” o delle “uscite dirette per il video” che spesso approfondiscono storie secondarie, esplorano universi alternativi o continuano trame di serie TV già concluse, offrendo maggiore libertà creativa rispetto alle produzioni destinate al palinsesto televisivo.

Moe
La parola “moe” (萌え) è un termine giapponese usato nel mondo degli anime e manga per descrivere un sentimento di affetto, attrazione o tenerezza verso un personaggio (di solito femminile) che ha caratteristiche adorabili, ingenue o protettive.