Klimt 4.0, anche la versione multimendiale ha bisogno dell’interpretazione

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Parigi, Shangai ora anche Napoli. Klimt pervasivo, coinvolgente, Klimt che risucchia nel proprio sentire lo spettatore attraverso la tecnologia. Improvvisamente il mondo diventa Klimt. Pavimenti, pareti, le iridescenze verdine dei mosaici diventano quasi tangibili. I collari, molto sexy, avvolgono il collo delle modelle e provocano emozione più delle collane. Mani che di quadro in quadro diventano più arcigne, quasi artigli, gioielli che corrispondono al decoro. Tanto oro e tanti colori. La donna nelle sue espressioni erotiche più intime. Un tripudio di tecnologia questa mostra digitale che si propone di far immergere il visitatore nelle opere più celebri dell’artista, come l’Albero della Vita, Giuditta e Il Bacio, e la zona interattiva con tavoli touch screen e occhiali Samsung per completare l’esperienza sensoriale. WOW. L’impatto è forte: immagini a tutt’altezza che spuntano dal buio, la visione 3d, la rapidità con la quale cambia la scena mostrando la sensibilità e l’anima dell’artista. Un ottima idea quella della proiezione. La sequenza delle immagini è quella di un racconto che chi ha strumenti e voglia di cogliere può sfruttare al massimo. Chi ha strumenti. Chi invece gli strumenti non li ha, probabilmente, da una mostra strutturata in questo modo può ricavare il giusto divertimento e l’effetto sorpresa di sentirsi parte di un film che potrebbe anche essere un videogioco.
Le immagini sono montate da esperti e la loro sequenza può fornire ad uno spettatore cosiquasipercaso un racconto a tappe guidate che un esposizione tradizionale non può obbligare a seguire. Funzione didattica della mostra. Qualcuno potrà pensare che si tratta di una giostra senza valore in quanto mancano gli originali. Qualcun altro potrà rispondere che volere gli originali ad ogni costo è un feticismo poco condivisibile perché quello che Klimt voleva mostrarci è comunque visibile. Le immagini tecnologiche nelle quali il visitatore è immerso stordiscono, emozionano per colori, enormità dell’immagine, particolarità del luogo, la Basilica dello Spirito Santo di Napoli. Gli occhiali super tecnologici regalano l’effetto d’immersione totale nell’opera. Enorme il valore commerciale dell’uso di questi occhiali che ha trasformato Klimt nel miglior testimonial per un prodotto che non ha avuto il successo commerciale che si attendeva.
Far conoscere meglio l’artista in mostra è l’obbiettivo come da manuale. Lo scopo della tecnologica mise en place: suscitare nel visitatore il desiderio di approfondire, di affidarsi ad una guida (cartacea, digitale o umana) per colmare tutti gli interrogativi che naturalmente nascono a fronte di un opera d’arte. E’ successo? Il visitatore ha davvero sentito il bisogno di fermarsi e prendersi tutto il tempo che serve per ammirare le opere, o travolto dalla stessa esposizione, terminato il momento dello stupore, si è dedicato all’attività più in voga al momento paparazzandole e postandole sui social? “Un cent per la risposta” dicevano in un antico film d’avventura. In questa mostra, che è “..fulgidoesempio..” di uso di moderna tecnologia, manca però un tassello: l’interpretazione dell’anima dell’artista.
I passaggi che hanno portato Klimt ad abbandonare la consonanza accademica, quella della morte di Giulietta e Romeo, per avvicinarsi, passando per Pallade Atena, alla Giuditta restano un mistero. Dimensione delle immagini, colori, sequenza. Un film con effetti speciali. “Lo spettatore su comodi cuscini si rilassa…”. E’ Klimt però, non “Guerre Stellari” e non siamo al cinema. Le farfalle nello stomaco devono essere provocate dai sorrisi obliqui, dalle mani visibili e da quelle nacoste, da Klimt non dalla proiezione del film.
Non si evince perché Cappuccetto Rosso abbia un panierino sotto al braccio o perché Cenerentola scappi dal ballo. Alla fine del percorso espositivo, il commento dei visitatori è rivolto alla spettacolarità, alla grandezza delle immagini, all’emozione di essere immersi totalmente tra le opere, nelle opere. Ottimo, perfetto se lo scopo degli allestitori fosse questo moderno fare barocco volto a stupire, meravigliare.
Usare la tecnologia è indispensabile, ma quando si espone arte, si vuole trasmettere l’emozione che l’ha fatta nascere, la tecnologia non basta: la sollecitazione emotiva ha bisogno anche d’altro. In caso contrario è Disneyland.