L’8 marzo è soprattutto un impegno

Oggi è un giorno speciale. La festa della Donna. Si distribuiscono mimose e voti augurali. Ma non come a un compleanno o a una premiazione. È una giornata in cui la donna si impegna a custodire e tutelare valori che l’uomo non è più in grado di salvare né difendere. La società va a rotoli. La colpa non è della politica che ne è lo specchio. Ma di tutti noi che non consideriamo lo stato un bene comune. Cerchiamo stupidamente di approfittarne. Come dei roditori, ognuno ne ruba ogni giorno un pezzetto. Una volta scomparso, ci fingiamo scandalizzati e ne lamentiamo la mancanza. Soprattutto si mente, credendo di arricchirsi, e si tradisce. Così non può continuare. I giovani sono delusi e sfiduciati, gli adulti incapaci o disonesti. Si uccide per pochi euro e ora addirittura per niente. Per noia e stupidità, neppure per interesse o crudeltà. Solo per provare la sensazione di spegnere una vita. Ogni donna, che, invece, la vita può darla, oggi dovrebbe chiedersi dove stia andando il mondo. Se no, che festa è? Se non reagirete, voi donne, sarete complici degli uomini nella distruzione di una specie, che procreate e che fino a qualche anno fa godeva del privilegio di vivere. Ed era anche felice.

Escalation della macchina del fango 
Quante cose potremmo realizzare se ci volessimo bene! Invece, per attenuare i nostri errori e il comportamento malevolo, vediamo negli altri la parte peggiore. Siamo sempre a caccia di colpe, errori, responsabilità, fallimento. Per sentirsi a tutti i costi più alto, c’è anche chi sale sul covone di immondizia. Che brutta società stiamo legalizzando. Valore e merito ci fanno paura. Preferiamo la mediocrità che livella tutti. Si cerca di omologare la disonestà per giustificare la propria. Ecco perché alle primarie i moralisti considerano corruzione la cessione di un euro. Proprio coloro che non si chinano a raccoglierlo se lo vedono per strada. Per distruggere l’unica iniziativa democratica dei nostri giorni, ne cerchiamo solo i punti deboli. Siccome noi non ne indiciamo, quelle degli altri debbono essere false. Povera Italia guidata da chi chiude gli occhi davanti alla corruzione e biasima un gesto di amicizia e tolleranza! A Torino e Milano un euro non è niente. A Napoli e più giù può essere una risorsa. Qualcuno lo ha accettato e, magari, non è neppure andato a votare. Anche Bassolino protesta. Come se fosse della lega o di 5 Stelle. Ha perso l’ultima occasione per sentirsi napoletano. Non è più un uomo del sud, avendo ora il cuore dalla parte sbagliata.

La farina del diavolo finisce alla Crusca
Petaloso è il nuovo termine con cui un bimbo di otto anni, definisce il fiore, la cui caratteristica per molte specie sono, in effetti, i petali. L’istituto per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana, l’ha subito omologato con enfasi ed entusiasmo. Come se da tempo se ne aspettasse il conio. Adesso è un vocabolo che si può usare correttamente. E vabbé. Si tratta di parola foneticamente gradevole, nasce dalla fantasia di un innocente, possiamo accettarla. Però, solo in omaggio alla purezza di Matteo, in una società marcia e ignorante. Ma perché uno strafalcione come “la chiama”, usata alla Camera e al Senato per le votazioni con appello nominale, deve avere la stessa bonaria approvazione? Molte storture dell’italiano ormai nell’uso quotidiano hanno, stranamente, origine parlamentare. Sono datate 1992/94, in seguito all’immissione di massa di ignoranti che si esprimevano a difficoltà ancora con gesti e mugugni. Così, anche “la quadra”, “badante”, “metri quadri”, le prime parole che riuscirono a pronunciare, entrarono nel linguaggio corrente con l’approvazione della Crusca, che oggi è di manica troppo larga e non filtra più le impurità. Come, del resto, tutti gli altri organi di controllo e le accademie, i cui membri sono scelti, purtroppo, dallo stesso parlamento.

Non si guarda nel piatto degli altri
Un tempo si guardava l’erba del vicino perché era più verde. Oggi, invece, si sbircia sperando di trovarla ingiallita e secca, per poterla criticare e disprezzare. Potremmo voltarci dall’altra parte. Invece, reclamiamo che il prato sia multato o squalificato perché le condizioni sono immorali e fastidiose. È ciò che sta accadendo nel giardino del PD. Le primarie saranno forse condotte male, e proprio per questo non dovremmo guardarle. Non sono affari nostri. Il partito è un’associazione privata e agisce come gli pare. Intanto, loro le fanno. Mentre noi, che vi crediamo più ligi al comportamento civile, facciamo solo un referendum, che consente di confermare ma non di scegliere. Che v’importa se in casa d’altri spariscono schede bianche, se qualcuno a Napoli dà un euro a chi vota, se anziché un vecchio ambizioso si sceglie Valeria Valente, se Salvini fa votare i cinesi, se Bertolaso chiede il consenso degli elettori di sinistra? È un gioco. Non sono elezioni vere e proprie. quindi, non ci sono brogli. Non si può disciplinare per legge Monopoli, Risiko o Mercante in Fiera. Ognuno applica le regole che vuole. Grave, invece, è se chi perde non ci sta e si presenta alle elezioni con una lista propria per danneggiare chi ha vinto alle primarie. Quella è prepotenza, codardìa, arroganza, disonestà….. Mi vengono in mente tanti termini tecnici ma nessuno politically correct

 

Le mie riflessioni sono al di sopra delle ideologie e dei partiti. Se ti piacciono, divulgale, trasmettendole ai tuoi amici. Se, invece, non ti interessano o addirittura ti disturbano, non avere l’imbarazzo di farmelo sapere francamente con una email di risposta.

Più sotto la copertina del mio ultimo libro che ti suggerisco di leggere e, se ti piace, di diffondere. È anche un regalo utile da fare a un amico. In libreria costa 18€. Richiedendolo a www.ibs.it, www.armando.itwww.amazon.com, 15,30€ (spese postali comprese).

o la borsa o la vita

Un caro saluto, Roberto Tumbarello