L’acqua e il ferro

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La cura del ferro e la cura dell’acqua per rinvigorire l’esangue economia meridionale che presenta, sì, qualche sintomo di conforto ma nel complesso se la passa ancora assai male e sicuramente peggio che nel passato. A prescriverla è il ministro dei Trasporti Graziano Delrio – influenzato dalla sua formazione medica – nel corso della presentazione a Napoli del Programma Operativo Nazionale sulle Infrastrutture e le Reti. Più ferro nei muscoli del nostro Mezzogiorno vuol dire più chilometri di ferrovia e treni più veloci per tenere unito un territorio che a malapena si conosce e riconosce con perdita di opportunità che non è più il caso di consentire. Più acqua per dare elasticità al sistema dei porti che avrebbe tutte le caratteristiche per essere ricco e competitivo e invece conosce un pericoloso arretramento di fronte ai nuovi attori della sponda mediterranea. Il tutto sostenuto da aree logistiche integrate secondo una visione intermodale che dovrebbe garantire almeno il recupero dei 40 miliardi perduti ogni anno a causa delle troppe inefficienze sopportate. Abbiamo dunque la ricetta della ripresa? Il vice presidente di Confindustria Enzo Boccia, che al Sud vive e lavora, invita a “fare i conti con le potenzialità”. Una corrente d’aria fredda che rischia di provocare una ricaduta dell’ammalato. Per quanto convincenti e condivisibili, le tesi del governo si scontrano con l’antico male meridionale: l’attitudine a trasformare in fatti le buone idee che pure hanno attraversato l’area più depressa d’Europa e certamente con il più alto numero di tentativi di guarigione falliti. Non sono mai stati, infatti, i buoni propositi a mancare ma la disposizione delle classi dirigenti a cooperare per potenziare la propria forza competitiva. Anche il commissario europeo Corina Cretu mette il dito sulla piaga quando ammonisce sulla necessità di “rafforzare le capacità amministrative” delle istituzioni chiamate a decidere e agire perché al di là delle belle parole spese alla presentazione di piani e progetti il problema centrale resta quello di far partire gli investimenti. Una pratica per quale sembriamo aver perso l’esercizio anche a causa di complicazioni che andrebbero eliminate.