L’Anac fa luce sugli organismi di attestazione

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Continua serrata l’attività di controllo dell’ANAC sugli organismi di attestazione, che ormai da tempo hanno sostituito la vecchia iscrizione all’Albo Nazionale Costruttori.
Dopo il recente caso di Axsoa – destinataria di recente di identico provvedimento – l’Autorità presieduta da Cantone è intervenuta per fermare un’altra società, la Soa Hi Quality dopo un lungo procedimento di controllo.
Queste società che in virtù della consolidata normativa in ambito di appalti pubblici, rilasciano attestazioni per comprovare la capacità delle imprese di svolgere appalti con importo a base d’asta superiore a € 150.000,00 (sia esso in appalto o in subappalto), rappresentano un punto cardine importante del settore che alla luce di queste evidenze meriterebbe una maggiore attenzione.
Il procedimento dell’autorità, conclusosi con la revoca dell’autorizzazione e con una sanzione di 30 mila euro – a poca distanza di tempo da un altri provvedimenti simili che hanno interessato altre società dello stesso tipo, lascia piuttosto perplessi in ordine alle attività di controllo svolte dalle SOA.
Lo sforzo dell’organismo di controllo che ha avuto modo anche di servirsi del contributo di elementi forniti dalla Guardia di Finanza, è stato molto importante. Alla fine del procedimento alla Soa Hi Quality è stato contestato un sistema di gestione illecito di attestazioni che ha permesso di costruire un vero e proprio mercato parallelo di requisiti, di cui avrebbero fruito varie ditte, per accedere al mercato dei lavori pubblici senza avere i titoli necessari.
Un allarme che, in realtà, era già stato lanciato in seguito al provvedimento di revoca del caso precedente, legato al sistema delle false cessioni di ramo d’azienda. Anche in quel caso il sistema della rete dei promotori, aveva creato non pochi punti oscuri infilandosi nelle falle di un impianto normativo che necessita un maggior rigore.
Un grande rilievo ha avuto sicuramente il palese conflitto di interessi addebitato ad un cospicuo numero consiglieri di amministrazione e soci della Soa destinataria del provvedimento, che sono risultati presenti nel capitale di altre imprese attive nel settore delle costruzioni.
Un dato allarmante che, alla fine della procedura citata, ha imposto al consiglio dell’ANAC la revoca dell’autorizzazione rilasciata dalla vecchia AVCP ben 16 anni or sono e lasciando al destinatario la sola possibilità di ricorrere al TAR.
Resta il dato impressionante delle imprese edili che si erano rivolte a questa società per riceverne l’attestazione: stiamo parlando di numeri che sfiorano il migliaio e che la ponevano tra le top ten del settore. Società che adesso, alla luce della delibera in parola, dovranno affrettarsi a trovare una nuova SOA, anche se le certificazioni non sono soggette a decadenza ma varranno fino alla naturale scadenza.
Un altro numero importante da segnalare è quello delle Società Organismi di Attestazione che restano in 22, un numero quasi dimezzato dalla data di introduzione. E in questo scorcio di 2017 è la terza SOA che viene colpita da interdizione, visto che in precedenza era stata sospesa anche la Milanese Pegaso.
Potrebbe essere questo il giusto segnale per riordinare il comparto che, non dimentichiamolo, è strategico per tutte le aziende che intendono cimentarsi nei lavori pubblici e che comincia a manifestare tutti i limiti di una concezione che va migliorata sia per i requisiti di accesso che per le attività di controllo.